Pooh, l’ultima notte a Milano (photogallery)

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© Foto: Riccardo Medana

Tutto finisce da dove tutto era iniziato (o quasi). Milano, esterno notte, interno caotico e felice.
La prima volta che sono entrata al Forum di Assago era l’aprile del 2006 ed ero in mezzo ad altre 10.000 persone. Confondevo Dodi con Roby, mi univo con parole a caso a ciò che gridava la gente intorno a me, non vedevo molto perché ero alta un metro e un citofono e nel 2006, ai concerti dei Pooh, potevi ancora comprare il biglietto parterre in piedi. Me ne stavo quindi lì, nella confusione, euforica non tanto per i Pooh, ma per la nuova situazione, mai vissuta fino ad allora.
Mia madre, cuore di mamma che non ha mai sopportato coloro che da quella sera sarebbero diventati la sua ossessione, mi racconta che dobbiamo partire per andare ad una festa con tante persone, mentre incarta i panini. Io ci credo, mi interrogo su che tipo di festa può essere, ma provo uno strano nodo allo stomaco, sapendo che di certo una festa normale non sarà.

Inutile sottolineare che galeotto fu quel concerto e quante volte mia madre si sia poi pentita di aver avuto quella brillante idea che l’ha portata in giro per il Nord Italia con sole, pioggia, freddo o nebbia, per accontentare una figlia che non desiderava null’altro se non un concerto/libro/partecipare al firmacopie/andare alla radio, per i Pooh. Così quando ha capito che non c’era proprio verso di farmi cambiare idea (e non ci è voluto molto tempo), si è rassegnata, lasciandomi vagare liberamente per l’Italia dietro a quei quattro scapestrati. Perché io diventassi fan è bastato un attimo: un cd in macchina e quel concerto.
«Da oggi sarò fan dei Pooh!».

Dal 2006 tutto è cambiato, anche se nulla è cambiato. Sono cambiata io (indubbiamente ora sono alta un metro e, almeno, tre citofoni), sono cambiate le amicizie del “giro Pooh”, la gente intorno a me ai concerti, sono cambiati loro sul palco, più e più volte. Ho viaggiato sulle linee delle loro parabole, assistendo a periodi alti, ma anche bassi. Sono stata in locali da 2.000 persone dispersi nella pianura, e allo Stadio San Siro, pieno per due serate. Ebbene sì, nessuno ci avrebbe mai scommesso, e invece anche i Pooh hanno lasciato un segno nel tempio della musica italiana, dimostrando che dopo cinquant’anni possono ancora dare del filo da torcere a pseudo star pop dal successo effimero. Li ho seguiti in lungo e in largo; nulla mi galvanizzava più di un concerto.

Dal 2006 i Pooh sono andati avanti come treni, quaranta non bastava. Molti ostacoli si sono interposti nel loro cammino: l’abbandono di D’Orazio, la perdita di Negrini, scelte opinabili da parte dello staff che non hanno reso giustizia alla band. Ma quel numero è rimasto sempre bene impresso nella loro testa, insieme a dedizione al lavoro e per il pubblico, e proprio il rispetto per il pubblico li ha portati a dire stop. A parte il fatto che senza Negrini, di colpi da sparare ne rimanevano ben pochi.
Così nulla è cambiato. Ci sono sempre stati Dodi con le sue camicie in fantasia e la grande tecnica, Roby, con gli acuti e le emozioni che mai trattiene per sé e Red, che celebra la vita su e giù dal palco. Anche ieri sera erano lì, più carichi che mai, al Forum di Assago, per l’ultimo concerto milanese della loro storia, che è un po’ come se fosse l’ultimo del tour, perché se Bologna ha dato i natali alla band, alla città di Milano devono tutta la successiva carriera. Con il terz’ultimo concerto inseriscono nell’infinita lista dei live l’ennesimo show appagante e divertente, come è già stato raccontato molte volte. Qui per esempio, o qui. Quest’ultima tournèe è stata tra le più belle che abbia visto, equilibrata nella scaletta, sobria ma funzionale in scenografie e grafiche, “gira” che è una meraviglia.

Lasciare il Forum pensando che non ci rientrerò mai più per vedere la mia band, che bene o male, è stata parte integrante della mia adolescenza, suscita in me malinconia. E no, non sperateci, era davvero l’ultimo Forum. Ricordarsi però che la fiamma sotto la pentola è già nuovamente accesa, e che forse, qualcosa sta addirittura per essere servito, suscita in me entusiasmo. Basta poco, in fondo.

Raccontare tutto quello che è capitato in questi dieci anni è impossibile, dire grazie è indubbiamente riduttivo.
E’ stata una ficata pazzesca.

Ad maiora.

Le foto dell’ultimo concerto a Milano

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Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.