Ecco come è nata “Piccola Katy” dei Pooh

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Pooh, Piccola Katy, 1968
Foto tratta dal sito iPooh.it

Ci sono canzoni che nascono così per caso, magari nemmeno chi li pubblica pensa che possano diventare un successo, invece diventano una sorta di “marchio di fabbrica”. È il caso di Piccola Katy dei Pooh, incisa nel 1968 con una formazione che vedeva Roby Facchinetti alle tastiere, Riccardo Fogli al basso e voce, Valerio Negrini (autore del testo) alla batteria e Mario Goretti alle chitarre. Il riff iniziale di chitarra elettrica è chiaramente ispirato a Got to get you into my life dei Beatles.

Racconta Roby: «Questo pezzo è nato un po’ per caso. Valerio aveva scritto una poesia e aveva lasciato quel foglietto sul lunotto del furgoncino che usavamo in quel periodo. Io lessi questa poesia, mi piaceva. Tornato a casa, l’appoggiai sul pianoforte. Una notte, rientrando nella mia casa di Astino dopo aver festeggiato un addio al celibato, eravamo un po’ alticci e ci mettemmo a cantare in coro. Non ricordavo le parole, così mi misi a dire “Oh oh oh Piccola Katy” in modo che gli altri potessero seguirmi. Io leggevo e gli altri ripetevano cantando. C’era il registratore acceso: quando cantavamo poi volevamo riascoltarci così, tanto per ridere. Finimmo alle quattro di mattina. Il pomeriggio del giorno dopo dovevo andare in sala d’incisione. Mangiai qualcosa a casa di mia madre tenendo il registratore acceso. Così riascoltai Piccola Katy: mi sembrava un pezzo davvero carino, così portai il registratore in sala con me per farlo ascoltare anche agli altri. Lo incidemmo quello stesso pomeriggio. Però la canzone durava meno di due minuti, era un po’ corta, bisognava inventare qualcosa. Lasciammo uno spazio vuoto, ma a nessuno venne un’idea decente, così dopo vari esperimenti Valerio propose di inserire un parlato. Lo scrisse sul momento e Riccardo, dopo un paio d’ore spese a cercare la giusta intonazione, lo recitò con una cadenza da finto inglese che contribuì a rendere il pezzo ancora più interessante».

«Comunque», continua Roby, «Piccola Katy uscì come lato “B” del 45 giri. Sul lato “A” c’era In silenzio, che musicalmente è decisamente superiore, è più emozionante. Ma appena fu pubblicato il 45 giri fu subito chiaro che la gente preferiva Piccola Katy: piacque a tal punto che diventò un grande successo. Un giorno mi ritrovai i Tv a cantarla a Settevoci, programma presentato da Pippo Baudo, però non invitarono tutto il complesso: c’eravamo soltanto Riccardo Fogli e il sottoscritto. Alla Rai i gruppi non erano ben visti. Riccardo era tutto vestito di viola e cantò rigorosamente in playback».

Piccola Katy è l’ultima registrazione dei Pooh prima dell’arrivo di Dodi Battaglia, che subentra a Mario Goretti alla fine dell’estate del 1968. Ricorda Dodi: «È stato il primo disco dei Pooh che ho comprato. E anche la prima canzone del loro repertorio che ho imparato a suonare».

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".