Dieci natività (più una)

È nato Gesù. Ecco come l'arte ha raccontato il suo arrivo

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Gerard van Honthorst, Adorazione dei pastori, 1622

Possiamo essere cristiani oppure no, credenti o atei, ma è un dato di fatto che, senza religione, il patrimonio artistico di cui possiamo godere oggi sarebbe decimato miseramente.
In Asia, per esempio, si ritiene che l’arte abbia origine divina e l’artista non sia altro che un tramite, costretto a scomparire dinanzi alla grandezza del disegno divino che comunica attraverso di lui.
Come nella religione ebraica, nella quale è Dio stesso a impartire istruzioni precise affinché l’artista, o l’architetto, realizzino opere degne della sua grandezza.
Superato anche il concetto di idolatria, presente nelle origini ebraiche, anche la religione cristiana si apre alla rappresentazione sacra come aiuto, supporto e illustrazione alla preghiera.
Si potrebbe quasi dire che, come l’artista ha necessità della religione per sopravvivere ed esprimersi, anche (o soprattutto) la religione ha bisogno di artisti quanto più sublimi per perpetuare i suoi riti e incrementare il suo carisma e la sua catechesi.
E allora, cosa meglio della rappresentazione della natività può incarnare un legame così stretto e inscindibile tra arte e religione?
Ecco quindi, come al solito secondo il mio gusto e capriccio, quelle che reputo le più belle natività che l’arte ha saputo regalarci nel corso dei secoli.
Giusto per capirci, devo ricordare quale sia il significato allegorico degli elementi invariabilmente presenti in ogni rappresentazione.
La capanna, la grotta o la stalla, non rappresentano la povertà della sacra famiglia, ma bensì simboleggiano il fallimento del vecchio mondo in rovina, contrapposto al nuovo, rappresentato da Gesù.
Gli angeli, va da sé, segnalano la presenza e la protezione di Dio.
I pastori rappresentano gli umili, gli ultimi che, per primi, comprendono la natura divina del bambino. Mentre gli animali (bue, asino…) simboleggiano la natura nel suo insieme. Ma anche, secondo la patristica, ebrei e pagani.
Il bambino è tale proprio perché Dio si fa veramente uomo. Mentre Maria solitamente non mostra i segni e le fatiche del parto. Solo Caravaggio ha osato mostrare una Maria disfatta dalla fatica e il dolore.
Mentre il povero Giuseppe compare abbastanza spesso come un uomo piuttosto maturo, proprio a dimostrazione della inviolabilità della verginità di Maria.

Giotto, Natività, 1315-20
Giotto, Natività, 1315-20

Giotto, Nascita di Gesù, 1315-20. Basilica inferiore di Assisi.
Una natività piena di pathos, in cui i miti pastori sono intimoriti dalla schiera di angeli sopra e dentro la capanna, costruita con precisione geometrica all’interno di un paesaggio toscano. Giuseppe è stranamente stanco, relegato in un angolo, verrebbe quasi da dire che abbia il magone, al contrario del bue e l’asino, ritratti incredibilmente sorridenti di fronte a una Maria estremamente compresa nella sua funzione di mamma.

Botticelli, Adorazione dei Magi, 1475
Botticelli, Adorazione dei Magi, 1475

Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi, 1475, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Ecco che, con Botticelli, comincia la sfilata di personalità dell’epoca che, a dispetto dell’idea iniziale secondo la quale furono i pastori, gli ultimi, gli esclusi ad essere i primi al cospetto di Gesù, qui ci troviamo davanti alla sfilata delle autorità. A partire dai Magi, rappresentati da Cosimo de’ Medici e i suoi figli Piero (con il mantello rosso) e Giovanni. Dietro anche Lorenzo de’ Medici, figlio di Piero (con l’abito bianco). Il committente dell’opera (il banchiere Gaspare di Zanobi del Lama) è all’estrema destra in abito azzurro e, sempre a destra, con lo sguardo rivolto all’osservatore, un autoritratto di Botticelli. A sinistra – a fianco di un altero cavaliere – che indica il gruppo sacro, Giovanni Pico della Mirandola e altri cortigiani. Sullo sfondo, il solito vecchio e abbacchiato Giuseppe.
Un chiaro caso in cui chi può, chi paga, chi comanda, si appropria di tutto e riscrive la storia.

Leonardo Da Vinci, Adorazione dei Magi, 1481-82
Leonardo Da Vinci, Adorazione dei Magi, 1481-82

Leonardo Da Vinci, Adorazione dei Magi, 1481-82, Galleria degli Uffizi, Firenze.
D’accordo, quest’opera è incompiuta, ma si tratta pur sempre di Leonardo da Vinci e, inoltre, rappresenta un punto di vista – non tanto prospettico – ma compositivo, davvero rivoluzionario. Un istante ben preciso congelato nel tempo, ovvero il momento in cui Gesù rivela attraverso il gesto benedicente, la sua natura divina. Curiosa la rissa fra uomini a cavallo sullo sfondo in alto a destra, probabilmente la rappresentazione della follia di chi non ha ancora ricevuto la grazia. Mentre le architetture in rovina sul lato sinistro, ricordano in qualche modo le grafiche di Cornelis Escher.

Domenico Ghirlandaio, L'Adorazione dei pastori, 1585
Domenico Ghirlandaio, L’Adorazione dei pastori, 1585

Domenico Ghirlandaio, Adorazione dei pastori, 1585 Basilica di Santa Trinita, Firenze
Evidentissima in questa natività l’allegoria secondo la quale il cristianesimo nasce sulle rovine delle vecchie confessioni. Ma più che questi riferimenti dotti riguardo al passato, è l’attenzione a ogni singolo dettaglio, di cui l’opera è traboccante, che colpisce maggiormente. Il prato fiorito sul quale è inginocchiata una giovanissima Maria – in contrapposizione al più che attempato e sempre assalito da mille dubbi Giuseppe – le città sullo sfondo, le vesti coloratissime della folla in arrivo e il pastore che indica Gesù, un autoritratto dello stesso Ghirlandaio.

Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni, 1503-1504
Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni, 1503-1504

Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni, 1503-1504, Galleria degli Uffizi, Firenze
Questa di Michelangelo non è una vera e propria natività, ma piuttosto una rappresentazione della sacra famiglia, commissionata da Agnolo Doni. Qui scompare tutta l’allegoria a cui eravamo abituati. Niente capanna, né bue e asinello e tanto meno pastori o magi. L’unica allegoria rimasta è quella di Giuseppe canuto, che questa volta però si fa protagonista, sorreggendo e passando (donando) Gesù a Maria che si torce come in una statua.

Giorgione, Adorazione dei pastori, 1500-1505
Giorgione, Adorazione dei pastori, 1500-1505

Giorgione, Adorazione dei pastori, 1500-05, National Gallery, Washington
Giorgione mi piace un sacco. Quei cieli lividi, sempre sull’orlo della tempesta, la tranquilla familiarità della sacra famiglia, i pastori poveri e stracciati, il paesaggio semideserto e quasi alieno, quella luce misteriosa che sembra provenire da più parti contemporaneamente… La madonna è poco più che una bambina dalla pelle candida e Giuseppe un vecchietto che, più che pregare, pare stia compulsando un immaginario smartphone. Gli angioletti, vagamente minacciosi, ricordano dei teschi.

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi, 1600-1609
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, 1600-1609

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, 1600-1609, rubato.
Purtroppo non avremo più la possibilità di ammirare dal vero questo quadro, rubato a Palermo nel 1969 e mai più ricomparso. Come sempre Caravaggio è più vero del vero, con una Maria sfiancata dal parto, donna comune che volge lo sguardo stanco e malinconico verso Gesù, e un misterioso Giuseppe – dall’aspetto molto più giovane di quanto l’iconografia solitamente lo rappresenti – che si torce all’indietro in un gesto di estrema naturalezza.

El Greco, Adorazione dei pastori, 1612
El Greco, Adorazione dei pastori, 1612

El Greco, Adorazione dei pastori, 1612, Museo del Prado, Madrid
Per me El Greco è un grande, affascinante mistero. Un espressionista prestato al Rinascimento, una nota dissonante strillata senza vergogna. In questa Adorazione dei pastori tutto si fa dramma, quasi corrida, con quel bue con le corna da toro, lo stupore, la meraviglia, l’estasi, le carni pulsanti degli angeli dallo sguardo attonito. Giuseppe che finalmente diventa sposo di Maria e non più il simpatico vecchietto un po’ rincoglionito. E quei colori così intensi, dissonanti, cangianti, le figure sproporzionate, immerse fra luce e tenebra fra cielo e terra.

Paul Gauguin, Te tamari no atua, 1896
Paul Gauguin, Te tamari no atua, 1896

Paul Gauguin, Te tamari no atua (Il figlio di Dio), 1896, Neue Pinakothek, Monaco di Baviera
Ora che l’arte non è più soggetta alla committenza religiosa, la natività creata da Gauguin torna alle radici più profonde. Non la fede, nemmeno la religione in senso stretto, ma l’amore. Un amore poco ortodosso per la cristianità: una madonna nera, abbandonata sul letto dopo aver partorito. Una scena familiare che, se non fosse per il bue e l’asino sullo sfondo e l’aureola del bambino, potrebbe essere un’immagine comunissima di maternità. Forse proprio quella che in origine doveva essere anche nell’accezione cristiana.

Marc Chagall, Natività, 1941
Marc Chagall, Natività, 1941

Marc Chagall, Natività, 1941
Come ultima immagine ho scelto la Natività di Chagall, artista di origini ebraiche. Un modo per chiudere il cerchio tra religiosità cristiana ed ebraica, che Chagall mescola attraverso una serie di allegorie oniriche tipiche della sua produzione. Una madonna che allatta, forse un San Giuseppe volante, un asinello rosso, orologi, candelabri e, sulla sinistra, il Cristo crocefisso.

Sebastian Bergne, Colour Nativity
Sebastian Bergne, Colour Nativity

Sebastian Bergne, Colour Nativity
Fuori concorso, ma degno di essere quanto meno citato, Sebastian Bergne è un designer che collabora da oltre vent’anni con produttori come De Beers, Driade, Moulinex, MUJI eccetera.
La sua natività – inizialmente edita in 6 pezzi – sarebbe piaciuta a Piet Mondrian, visto che si basa esclusivamente su forma e colore. Una specie di puzzle colorato che si ripone in un unico rettangolo di legno. Ci sono tutti: i tre re magi, Maria, Giuseppe, Gesù e un pastore. Peccato solo che manchino il bue e l’asinello.
Si può trovare sul suo sito sebastianbergne.com a 90 sterline.

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...