Serenata (rock) da New York in 50 scatti

Il fotografo Ciro Frank Schiappa e il giornalista Michele Primi propongono un bel libro di immagini dedicate a numerosi luoghi-simbolo della musica rock nella Grande Mela.

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L'intersezione tra Lexington Avenue e la 125th Street ispirò Lou Reed per “I’m Waiting For The Man”

New York Serenade è dedicato alla Grande Mela, ha un testo scritto in inglese di rapide didascalie (del giornalista Michele Primi) che illustrano il perché della scelta delle location da fotografare, si ispira a protagonisti newyorchesi, nativi o immigrati, che nella città hanno disegnato la storia del rock. Non solo, è un libro fotografico che, a metà tra street photography e architectural photography, offre l’immagine odierna di luoghi simbolo dell’evoluzione della musica giovanile in una metropoli che ne è stata e ne è tuttora una delle capitali.

Hoboken, New Jersey, sede del club Maxwell vissuto e cantato dai Yo La Tengo
Hoboken, New Jersey, sede del club Maxwell vissuto e cantato dai Yo La Tengo

Ed è soprattutto un libro pensato, voluto, finanziato e realizzato (Skira editore) da italiani. “Questa è la nostra città, la nostra storia: fate delle belle foto. Oppure ma ti pare che debbano venire due italiani con questa macchina enorme per raccontarci la nostra storia? Così ci dicevano i passanti quando vedevano la vecchia Deardroff 8×10 pollici in legno che ingombrava il marciapiede”, ricorda Ciro Frank Schiappa, l’autore delle foto. “Una macchina pesante, difficile, che richiede “lentezza”, ma che per questo ci ha consentito di ritrovare, attraverso il recupero di storie e memorie, l’anima dei luoghi.”
Un genius loci volubile, mutato, a volte inafferrabile (“la prima casa dello squattrinato leader dei Sonic Youth non l’abbiamo potuta fotografare perché si trova in una via troppo stretta”), altre addirittura sparito (“che lì ci fosse un celebre club del punk ce ne siamo accorti solo da un paio di passaggi pedonali”). Un genius loci che nelle rovine moderne e neppure invecchiate di New York fa intravvedere un racconto di antropologia urbana, dettato dalle “storie di artisti dei 70, dei 90, dei 2000, che però sono già diventati memoria”, così come gli edifici sono appunto “rovine”.

Gli LCD Soundsystem chiudono i loro concerti con “New York I Love You But You’re Bringing Me Down”
Gli LCD Soundsystem chiudono i loro concerti con “New York I Love You But You’re Bringing Me Down”

Dalla boutique dove Jimi Hendrix perdeva i suoi pomeriggi al club dove lo ascoltarono per la prima volta i Rolling Stones, dall’appartamento di Iggy Pop in un ex centro di accoglienza per poveri alla strada che percorrevano ogni sera i protagonisti della canzone di Bruce Springsteen del ‘73 che dà il titolo al volume (24×30 cm, 124 pagine, cartonato, € 32); dalla prima casa di Patty Smith insieme al fotografo Robert Mapplethorpe al 315 di Bowery Street, sede un tempo del mitico club CBGB; dal ponte di Queensboro, cantato da Paul Simon in “59th Street Bridge Song”, agli appartamenti Marcy Houses, in cui il dodicenne Jay-Z (oggi il secondo cantante più ricco del mondo con un patrimonio di oltre 500 milioni di dollari: primo Paul McCartney, terza Madonna e sesta sua moglie Beyoncé) sparò al fratello tossico Eric, che gli aveva rubato degli anelli. E così via per 48 scatti, tra cui alcuni di interni – il bar dove sostava Suzanne Vega, la casa di Dave Van Ronk… – e dei ritratti di “sconosciuti fermati per strada, che rappresentano l’atmosfera di una canzone non più ritrovata nei luoghi”.

Il 2 luglio 1966 i Rolling Stones vanno all' Ondine, un club sulla East 59th Street ad ascoltare uno sconosciuto chitarrista: Jimi Hendrix
Il 2 luglio 1966 i Rolling Stones vanno all’Ondine, un club sulla East 59th Street, ad ascoltare uno sconosciuto chitarrista: Jimi Hendrix

Due anni e mezzo di lavoro, anche per la scelta del mezzo con banco ottico e lastre che diventano dei pezzi unici, per un percorso del cuore, senza vincoli, appena ritmato dai volti, che propone una visione di New York molto particolare, che assume valore più che per quello che ci appare per quanto ci fa immaginare e ci narra.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente… Con quella punta di modestia, che non guasta mai.