Roberto Cacciapaglia. Tra inediti e un omaggio a David Bowie

"Atlas" nuovo doppio album di Roberto Cacciapaglia con due inediti e un omaggio a David Bowie. Da gennaio riparte la tournée italiana con tappe in Russia.

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Un nuovo album che documenta un’intensa attività nel campo della musica. Roberto Cacciapaglia pubblica il doppio album Atlas, con molta musica del passato, quella degli esordi e quelle che lo hanno visto protagonista all’Expo a Milano. Ne era scaturito l’album Tree of Life, uscito solo un anno fa, dove alcune musiche sviluppate negli anni addietro sono state rilavorate per renderle ancor più attuali. Interessante notare, ascoltando le 28 tracce che compongono Atlas, come il percorso artistico di Cacciapaglia sia stato sempre guidato da una innata curiosità per la ricerca sonora che in qualche modo corrisponde a una ricerca interiore e spirituale. Due gli inediti, Reverse e Mirabilis, oltre a un omaggio a David Bowie con la strumentale Starman.

Roberto, un omaggio che potrebbe finire in un prossimo capitolo discografico come replica di Angelus Rock, l’album che hai pubblicato nel 1992?
In effetti sto ricevendo più di qualche sollecitazione. In quell’album avevo reso omaggio a artisti come Presley, Jim Morrison, Brian Jones, Bob Marley, Hendrix, Joplin e perfino Sid Vicious dei Sex Pistols. Purtroppo da allora ne sono scomparsi ancora di angeli del rock, più recentemente Leonard Cohen, Keith Emerson e Greg Lake. In effetti un capitolo due potrebbe essere messo in cantiere, per ora ho voluto proporre una versione strumentale di Starman, una delle canzoni di Bowie che più mi hanno conquistato negli anni ’70.
Già, anni ’70, quando anche tu hai iniziato il percorso nella musica. Di quel periodo hai inserito qualcosa in Atlas?
Ci sono tracce di Sonanze, il mio primo album uscito in una collana dove venivano pubblicati anche i cosiddetti «corrieri cosmici» tedeschi come Popol Vuh e Ash Ra Temple. E’ stato il primo album italiano pubblicato in quadrifonia, dove con un certo coraggio ho creato un ponte tra musica classica e elettronica. Erano anni di grandi sperimentazioni, frequentavo il Conservatorio ma ero attratto dalla musica Pop e Rock.
Oggi la musica si ascolta soprattutto attraverso il web, qual’è il tuo rapporto con la rete?
Non è possibile farne a meno, anzi oggi le migliori soddisfazioni arrivano da lì, non più nelle vendite dei dischi. Tante richieste di concerti arrivano attraverso la conoscenza che ognuno può fare collegandosi in internet. Ho ottimi riscontri in Russia e Turchia, recentemente anche la Spagna ha mostrato interesse, mentre su Spotify ho raggiunto il massimo degli ascolti dagli Stati Uniti e Canadà. A Mosca e San Pietroburgo ci tornerò nei primi mesi del prossimo anno per alcuni concerti.
In Italia, a confine tra la musica classica e Pop, insieme a te si esprimono più artisti che hanno affinità stilistiche, come Einaudi e Stalteri. Chi è il pubblico interessato?
E’ un pubblico di ogni età, una volta ho notato una signora di 80 anni che accompagnava una bambina. E’ una questione di magnetismo, per una musica che non è solo intrattenimento. Le nuove generazioni ne sono attratte, sia per esprimerla che ascoltarla. A fine concerto vengono a salutarmi e osservo sguardi di luce, aperti. Attraverso il suono si ricevono buone vibrazioni che aiutano a sentirsi liberi. La musica è un’arte non verbale, non dà indicazione, ci lascia liberi, ognuno la riceve in maniera differente, ci mette quello che sente…
Dopo tanti anni di lavoro in prima linea, con concerti e dischi, hai aperto un’accademia, di che si tratta?
Ho fondato l’Educational Music Accademy quattro anni fa, frequentata da giovani studenti di Conservatorio, ma anche autodidatti. Abbiamo una pagina facebook, ci sono giovani artisti che stanno avendo riconoscimenti importanti. Tra questi Rita Ciancio che recentemente ha ottenuto un Premio Siae. E’ una via di mezzo tra scuola, composizione e produzione artistica. A gennaio apriamo il discorso delle pubblicazioni con un album della veneziana Fiamma Velo. E’ come aver creato un ponte tra il desiderio dei giovani musicisti e il mondo della comunicazione musicale. Parliamo di musicisti che hanno dai 16 ai 40 anni, una scuola non gerarchica, un’accademia non accademica. Il ritrovo è presso il mio studio di registrazione Glance a Milano. Con questi artisti abbiamo partecipato a tre edizioni di Piano City. Stiamo pensando a un festival dove poter creare spazio per questi giovani e per un pubblico che non hanno solo una visione commerciale ma dalla musica cercano anche nutrimento.
A proposito di Festival, quello chiamato della Via Francigena dove hai fatto da direzione artistica avrà un seguito?
E’ un Festival che ha accolto vari artisti, da Vecchioni a Stalteri e Uto Ughi, segue un percorso come quello di Santiago di Compostela. Penso che si ripeterà, dopo quattro anni di concerti in varie parti che attraversano varie zona, l’anno scorso ha seguito il tracciato tra Santa Croce, Massa, Certaldo, San Gimignano, Camaiore, Montalcino, Castelfranco di Sotto, Monteriggioni, San Miniato, Siena, Castelfiorentino, Lucca e Pontremoli.

Prossimi concerti:
11 Gennaio – Ivrea – Teatro Giacosa
12 Gennaio – Biella – Teatro Sociale Villani
11 Febbraio – Mosca – Gnesin Concert Hall
24 Fabbraio – Savona – Teatro Chiabrera
30 Marzo – Follonica – Teatro Fonderia Leopolda
02 Aprile – Potenza – Teatro Don Bosco

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).