I Pooh a Treviso: la penultima notte insieme (racconto e scaletta)

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© Foto: Riccardo Medana

“Una volta per noi il Palaverde sembrava enorme, oggi con tutta questa roba che ci portiamo dietro rischiavamo di non farci entrare il palco. Forse invece che guadagnare qualcosa stasera ce ne dovremo mettere noi, ma abbiamo suonato a casa di ognuno di noi, a Bologna, a Roma e a Bergamo, quindi ho voluto a tutti i costi che suonassimo anche a Treviso”.
Con queste parole un Red Canzian visibilmente emozionato e lungamente acclamato dai suoi concittadini ha salutato il pubblico che da mesi aveva fatto registrare il sold out nel palasport trevigiano e che ha atteso per lungo tempo il concerto dei Pooh, l’ultimo nel capoluogo veneto e il penultimo in assoluto della loro cinquantennale carriera.
Essendo il “padrone di casa”, è stato proprio il bassista ad intrattenere maggiormente la platea nelle brevi pause tra un pezzo e l’altro, ringraziando il pubblico per l’affetto dimostrato in tutti questi anni, ringraziando il Sindaco Giovanni Manildo e la sua giunta, che in mattinata aveva consegnato alla band le chiavi della città, e ricordando che sono tante le cose che legano i Pooh a Treviso, una tra tutte il logo del gruppo, nato proprio qui nel 1978.

Gli anni di ogni singolo membro sono lì, davanti a tutti, ma è solo un’apparenza fisica, perchè musicalmente e vocalmente non c’è traccia del mezzo secolo passato: Dodi Battaglia dà la solita prova di maestria alla chitarra, è uno che non sfigurerebbe in nessuna band al mondo ed inoltre ha una voce pazzesca e, per chi scrive, il miglior vibrato che ci sia in Italia; Roby Facchinetti, nonostante le sue 72 primavere, sprigiona ancora una potenza vocale da far invidia a gran parte del panorama musicale italiano, oltre a destreggiarsi come se nulla fosse tra un mare di tastiere; Red Canzian è il più “giovane” del gruppo, con i suoi 65 anni, e c’è ben poco da aggiungere per chi ha innovato e rivoluzionato l’uso del basso in Italia (suo il primo assolo di basso in assoluto nella discografia italiana e sempre suo il primo basso fretless mai suonato in un disco italiano); Stefano D’Orazio, nonostante una batteria pesantemente triggerata, si dimostra preciso e affidabile come sempre, sia dietro tamburi e percussioni che al canto; Riccardo Fogli, unico sul palco ad avere i capelli bianchi, a tratti è protagonista della scena e a volte sembra un semplice “ospite” che si aggira per il palco, ma rimane pur sempre uno dei membri fondatori della band, e si destreggia tra voci e chitarra acustica, più una piccola parentesi al basso.

Il concerto, come abbiamo già raccontato nelle precedenti tappe, è una dimostrazione di classe e di maestria musicale, di 50 anni di carrierra passati tra tanti alti e qualche basso, ma sfidiamo chiunque ad attraversare cinque decadi senza qualche cedimento e nonostante tutto avere un riscontro così forte da parte del pubblico dopo una carriera così lunga.
Se proprio vogliamo trovare un (piccolo) difetto è che per voler celebrare degnamente la ricorrenza e insieme l’addio alle scene, ripercorrendo un po’ tutte le tappe della propria storia in ben 49 canzoni e quasi tre ore di live senza nessuna pausa, il compromesso da adottare è che quasi tutti i brani siano eseguiti in versione abbreviata, lasciando quindi al pubblico appena il tempo di lasciarsi trasportare dalle emozioni e dai ricordi legati ad una determinata canzone, che già è ora di cambiare, di raccontare un altro pezzo di storia e un’altra emozione.
Particolarmente toccanti gli ultimi ringraziamenti di Red Canzian: “abbiamo passato la maggior parte della nostra vita su questo palco, ed abbiamo portato la nave in porto dopo 50 anni. Non è facile però portarla in porto a luci accese dopo tutto questo tempo e ci vuole molto coraggio a lasciarla proprio adesso”.
E proprio “coraggio” è forse la parola più adatta per descrivere questo ultimo tour: il coraggio di rimettersi in gioco, di richiamare per l’ultima volta Stefano D’Orazio e per la prima volta dopo ben 43 anni Riccardo Fogli, di suonare ancora negli stadi e fare poi un lunghissimo tour nei palazzetti di tutta Italia per un ultimo, lungo abbraccio e trovare, ancora una volta come sempre, il proprio pubblico pronto ad accoglierli in ogni città e a tributare loro la standing ovation che meritano perchè, nonostante questi siano gli ultimi giorni della band, come ha ben detto Roby “le nostre canzoni vivranno ancora, dopo di noi, attraverso voi”.

E, parafrasando l’ultimo brano in scaletta, c’è spazio per Ancora una canzone, per ancora un concerto, stavolta davvero l’ultimo, venerdì 30 dicembre all’Unipol Arena di Bologna e trasmesso in diretta in contemporanea in oltre 200 cinema in Italia.

Questa è la scaletta del concerto:
1. Giorni infiniti
2. Rotolando respirando
3. Dammi solo un minuto
4. Banda nel vento
5. Vieni fuori
6. In silenzio
7. Piccola Katy
8. Nascerò con te
9. Io e te per altri giorni
10. Se c’è un posto nel tuo cuore
11. Amici per sempre
12. L’altra donna
13. Stai con me
14. Se sai, se puoi, se vuoi
15. La gabbia
16. L’aquila e il falco
17. Il ragazzo del cielo (Lindbergh)
18. Risveglio
19. Ultima notte di caccia
20. Viva
21. Pierre
22. In diretta nel vento
23. Stare senza di te
24. 50 primavere
25. Alessandra
26. Uomini soli
27. Quando una lei va via
28. Notte a sorpresa
29. Nel buio
30. Domani
31. Parsifal
32. Parsifal (part II)
33. Per te qualcosa ancora
34. Dove sto domani
35. Cercando di te
36. La ragazza con gli occhi di sole
37. Ci penserò domani
38. Pronto, buongiorno è la sveglia
39. La donna del mio amico
40. Canterò per te
41. Dimmi di sì
42. Noi due nel mondo e nell’anima
43. Tanta voglia di lei
44. Il cielo è blu sopra le nuvole
45. Io sono vivo
46. Non siamo in pericolo
47. Chi fermerà la musica
48. Pensiero
49. Ancora una canzone

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".