Ascolta senza pregiudizi

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… Don’t you keep me waiting for that day … squilla il cellulare -“Devi dire a quella checca che ci dia in fretta il nuovo disco”- Nell’auto il telefono era in viva voce e, a fianco del guidatore, ad ascoltare c’era George Michael, in sottofondo il demo di uno dei brani del disco in questione.

Sembrerebbe sia andata così, o forse no,  certamente George decise di consegnare in fretta “Listen without prejudice ” e chiudere il contratto. Offeso dal volgare insulto, stabilì che quello sarebbe stato l’ultimo album con la sua casa discografica. O forse no. Infatti, poi, volente o nolente, ne pubblicò ancora altri con la stessa.

con Andrew Ridgeley
con Andrew Ridgeley

Facciamo un passo indietro. Arrivai alla CBS quando il duo degli Wham! decise di porre termine alla breve ma fortunatissima carriera, lasciando spazio al solo George Michael. Quindi non lavorai mai con loro insieme, ma mi trovai a promuovere sia le hit di George che il tentativo solista di Andrew Ridgeley, il quale fece un unico album “Son of Albert” (90), peraltro discreto, e lo portai anche a Bari per lo show televisivo “Azzurro” di Salvetti. Fu l’unico episodio musicale in mezzo ad un’attività di insuccessi nell’automobilismo. Va ricordato che anche l’altro grande “patron”, Gianni Ravera, organizzatore del festival di Sanremo,  avrebbe voluto gli Wham! come ospiti e, storpiandone il nome, chiedeva in continuazione: “Quando mi portate i “Wash?”

Mi resi conto dell’enorme popolarità di George Michael organizzando il lancio del suo primo album solista “Faith” (’87). Presentai l’artista di fronte ad oltre duecento giornalisti della carta stampata, delle radio e delle televisioni. Fu un successo clamoroso. Gli consegnai il disco d’oro conquistato ancor prima dell’uscita dell’album, sulla base delle prenotazioni avvenute. Successivamente l’album arrivò a guadagnarsi il multiplatino.

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Lo stesso anno George Michael arrivò in Italia con il “Faith Tour”. A Roma sorse un “piccolo” problema. Proprio nello stesso periodo nel nostro Paese giungeva in concerto anche Michael Jackson, forte del successo planetario di “Thriller” e del più recente “Bad”. L’anteprima mondiale del “Bad tour” avveniva proprio a Roma. Manifesti e striscioni annunciavano “Welcome Michael” e, in un primo momento, George, eccitato,  pensò che fossero per lui. Non ci impiegò molto a capire che quel Micheal era un nome e non un cognome. Era un affronto. Entrambe le star appartenevano alla stessa casa discografica e l’ex Wham! trovò l’accoglienza di diverso spessore e ne restò molto amareggiato.

Non posso dimenticare che all’Arena di Milano, in una serata umida e fresca, mentre George Michael si esibiva, mi si avvicinò un uomo nascosto sotto il cappuccio di un’abbondante felpa . Mi chiese gentilmente di accendergli la sigaretta (è una mania: qualche anno prima la stessa richiesta me la fece anche Freddie Mercury). Alla luce della fiamma vidi illuminarsi il volto di Bob Dylan. Restammo a seguire il concerto appoggiati alla transenna, uno di fianco all’altro.

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Tornando alla pop star George Michael, lo spettacolo era stato molto bello, raffinato, senza effetti speciali, di pura qualità vocale. Ho sempre ascoltato la musica senza pregiudizi. Pur essendo un fan dei Rolling Stones, dei Rage Against the Machine e dei Pearl Jam, non ho mai disdegnato il pop di qualità come quello di Michael Jackson, Freddie Mercury e, appunto, George Michael artisti di straordinario livello, tutti con delle venature interpretative soul e rythm’n blues, sempre prodotti con estremo gusto e capaci di emozionare. E’ necessario non racchiudersi in categorie e non avere amori e odi categorici: non sono mai stato fanatico del metal, del punk o del prog, sono sempre stato fanatico della musica, di tutta la musica o almeno di tutta quella musica che provoca emozioni. Beh, anche George Michael è stato capace di regalare profonde emozioni, con molti brani di splendida fattura o, come quella volta a Vancouver, in occasione del mio compleanno, quando si è messo a cantare “happy birthday” in coro con Cyndi Lauper e Gloria Estefan. Ma questa è un’altra storia.

con George Michael
con George Michael

Poi accadde tutto il resto. La tradizionale correttezza britannica aveva ceduto il passo alla stupida volgarità. Una telefonata sbagliata in vivavoce con le persone sbagliate nel luogo sbagliato, e la pubblicazione di “Listen Without Prejudice”, l’album giusto nel momento giusto, ma privo di promozione per volontà e cause diverse.

Il numero magico di George è  stato sicuramente il “25”: “Twenty Five” è il titolo della sua ultima raccolta, realizzata per celebrare 25 anni di carriera, “25 Live”  il titolo del conseguente tour e del disco dal vivo. Sono trascorsi esattamente 25 anni da “Listen Without Prejudice”. George Michael è nato il 25 giugno 1963 ed è scomparso il 25 dicembre del 2016.

Se avete voglia di ascoltare dell’ottima musica, ben arrangiata e ben interpretata, ascoltate senza pregiudizi la musica di questo splendido artista la cui voce è stata protagonista di un periodo lungo almeno 25 anni.

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.