Caro 2016 ti scrivo

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Caro 2016,

Fattelo dire, non sei stato un anno facile. Dovevamo capirlo fin da subito, quando quel maledetto 8 Gennaio hai lasciato che David Bowie raggiungesse Ziggy Stardust lassù. E poi Glenn Frey, Prince, Leonard Cohen, solo per citare alcuni dei grandi artisti che ci hanno lasciato durante il tuo corso. Ma è stato il giorno di Natale che hai raggiunto il tuo apice: da grande manovratore quale sei, hai deciso di darci il colpo di grazia con la scomparsa di George Michael proprio quando tutto il mondo stava ascoltando la sua Last Christmas. Devo ammettere che l’ironia non ti è proprio mancata.

Ma non voglio prendermela con te, in fondo non è colpa tua, morire è solo l’ultimo degli step che fanno parte del ciclo della vita. Anzi, se devo essere sincero, ho il timore che il tuo successore possa essere in grado di fare danni ben peggiori dei tuoi. Io, però, sono un inguaribile ottimista, e voglio vedere tutte le cose belle che sono capitate in questi mesi. E partirei da Bruce Springsteen. Il Boss ha regalato all’Italia tre concerti stratosferici, ha fatto esplodere San Siro per la sesta e settima volta ed ha reso Roma ancora più bella con il suo show al Circo Massimo.

Grazie per il Desert Trip dello scorso Settembre. Vedere sul palco gli Stones, gli Who, Neil Young, Bob Dylan e McCartney non ha prezzo. In particolare vorrei ringraziarti per Paul McCartney, questo assoluto genio della musica che pur avendo compiuto 74 anni continua a girare il mondo in tour. Il mondo ha bisogno di lui, della sua energia, del suo umorismo, ma soprattutto delle sue canzoni.

E poi? E poi naturalmente Bob Dylan. Finalmente un Nobel per la Letteratura assegnato ad un songwriter. Nessuno lo meritava più di lui, e credo che sia meraviglioso che alla musica venga riconosciuto lo stesso valore riservato alla letteratura, anche perché non esiste al mondo nessun’altra arte in grado di emozionare un numero così vasto di persone.

A livello nazionale invece vorrei ringraziarti per i Pooh e no, non perché si ritirano! Grazie perché in mezzo a tanti a fenomeni che nascono all’alba e muoiono al tramonto, qualcuno che ci ricordi che si possono fare 50 anni di carriera senza scendere a compromessi può aiutarci ad essere più forti.

Grazie a Luciano Ligabue per aver avuto il coraggio di cantare Made in Italy e di aver dimostrato a tutti che anche se da 25 anni hai dei grandissimi privilegi, non hai perso la sensibilità di guardare il paese in cui vivi con gli occhi giusti, e di avere il coraggio di dire quello che è, con le sue bellezze ed i suoi limiti (tanti, troppi).

Infine grazie a Claudio Trotta. Perché la sua lotta contro il secondary ticketing ha raggiunto la visibilità che merita, e grazie alle Iene per aver reso il nostro Claudione meno solo in questa battaglia.

Ora attendo con ansia il tuo successore. Lo attendo perchè mi aspetta un anno ricco di live, di musica e di grandi novità. Lo aspetto perché hai fatto il tuo corso ed è giusto andare avanti. Lo aspetto perché sarà tutto da vivere.

P.S.
Una piccola nota personale: aver iniziato a collaborare con questo meraviglioso Magazine ha sicuramente reso sicuramente questo anno più bello.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.