Il giorno in cui i Beatles vennero scartati dalla Decca

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Ieri vi abbiamo annunciato la scomparsa di Allan Williams, primo manager e agente dei Beatles, venuto a mancare il 30 dicembre all’età di 86 anni. Sempre a proposito della band di Liverpool, oggi vogliamo parlarvi di quello che è stato considerato uno dei più grandi abbagli della storia, ovvero quando la band venne scartata dalla Decca Records perché considerata “fuori moda”.

Ma andiamo con ordine: torniamo al 1962. Al ritorno dall’avventurosa tournée ad Amburgo (all’epoca proprio Allan Williams era il loro agente che li aveva portati in Germania), Liverpool accolse i Fab Four come la grande band che aveva suonato all’estero, nella Germania che 20 anni prima l’aveva bombardata. È da lì che iniziarono le tante richieste: molti locali volevano farli suonare, molti agenti si contendevano il potenziale futuro della band, che sembrava pronta per fare quel balzo decisivo. Più lesto di tutti fu Brian Epstein, che riuscì a diventare manager dei Beatles, sbaragliando la concorrenza.

Epstein, proprietario di un importante negozio di dischi a Liverpool e conoscitore del mercato e del mondo delle etichette discografiche inglesi, riuscì a far ottenere ai Beatles un’audizione per la Decca Records. E così il 1° gennaio del 1962 i Beatles, con la formazione composta da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Pete Best, si recarono presso gli studi della Decca a Londra per il provino ufficiale.

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L’episodio sarebbe poi passato alla storia come una dei più grandi sbagli compiuto da un’industria discografica ma, a onor del vero, con quell’audizione il gruppo non riuscì a esprimere a pieno il suo talento, le sue potenzialità e la sua vera natura (all’epoca piuttosto ribelle). Epstein aveva scelto una lunga serie di brani che spaziavano da un genere all’altro: dall’R&B come Money, Memphis Tennessee, al pop leggero come Take good care of my baby e To know her is to love her, da ballate come Till there was you e September in the rain, a pezzi più sdolcinati come Besame mucho e The sheik of Araby.

Con quest’audizione i Beatles non riuscirono a esprimere la loro natura rock (o skiffle che dir si voglia): sicuramente Epstein, considerato anche l’orientamento più soft (pop per semplificare) dell’etichetta discografica, voleva in qualche modo rendere la band più versatile ed eclettica. La Decca rimase confusa e forse non capì la vera natura dei Beatles. Che musica facevano quei quattro? Tre settimane dopo informò la band di non essere interessata con la seguente motivazione: «I gruppi formati da quattro chitarristi sono ormai fuori moda».

Con gli occhi di oggi, è impossibile non dire che i discografici della Decca presero un colossale abbaglio, ma del resto è facile essere esperti col famoso senno di poi.

Quello che successe dopo consacrò però la band: se è vero che Lennon diede la colpa di questo insuccesso a Epstein che aveva scelto la scaletta, è vero anche che da quel momento in poi il manager iniziò a rendere il gruppo davvero professionale, curando con attenzione maniacale ogni aspetto, dal look alla contabilità, cercando sempre nuove occasioni per farlo esibire. Ed Epstein ebbe ragione: sempre nello stesso anno ottenne un’audizione presso la Parlophone, etichetta del gruppo EMI. E George Martin finalemente incontrò così i Beatles.

Ma questa è un’altra storia.

 

 

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Nasce a Roma nel 1989 pochi mesi prima che cada il muro di Berlino. Studente di Storia, non religioso, beatlesiano convinto. Fino al 2015 ha gestito la webzine Robadarocker.com. Poeta a tempo indeterminato, rockettaro nel cuore, ama scrivere di musica.