Passengers. Ricomincio da te

“Non è bene che l'uomo sia solo” (Genesi). Neanche in un viaggio interstellare...

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Passengers
di Morten Tyldum
con Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Michael Sheen, Laurence Fishburne, Inder Kumar
Voto 7

Bell’idea. Sei Chris Pratt, sei un ingegnere, dormi ibernato su una nave stellare sontuosa che porta terrestri verso una colonia così distante che il viaggio dura 120 anni. Al tuo risveglio cominceresti una nuova vita. Succede qualcosa, ti svegli e scopri che mancano 90 anni all’arrivo, che sei sveglio solo tu e che l’unica creatura con cui potrai parlare per il resto della tua vita è un androide che serve cocktail e ricorda il barista che vedeva solo Nicholson nell’Overlook Hotel di Shining. E non puoi tornare a dormire. Hai una nave da crociera sontuosa tutta per te con cui giocare. Un Paradiso. Presto diventa un Inferno di solitudine. Sei come Adamo a cui manca Eva. Che fai, se ne trovi una che dorme attraente come Jennifer Lawrence? Giochi a fare Dio? La svegli per avere una compagna? Attento: tu sei un ingegnere squattrinato, lei una giornalista che dorme in prima classe con l’ambizione di scrivere il bestseller nel futuro. Sarebbe un amore con differenze di classe come in Titanic
Il regista di The Imitation Game e lo sceneggiatore John Spaits, figlio di ingegnere elettronico e di una programmatrice (!) e sceneggiatore di Prometheus, Dr Strange e dell’imminente reboot della Mummia, adorano giocare coi computer che mettono i bastoni tra le ruote, coi film e coi simboli. L’uomo-dio, il peccato originale che mette in moto tutto, l’amore che parte da una necessità e diventa scelta, la disobbedienza alle norme che crea mondi nuovi. Detto tutto questo è un film d’amore interstellare con due interpreti due e Laurence Fishburne che serve ad aggiustare, da bravo ingegnere con i codici giusti, qualche improbabilità di sceneggiatura. E poi profuma ancora di Matrix

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori