Sing. Un animal-factor

Quando si dice un talent show bestiale

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Sing
di Garth Jennings
Voto 7

Sapete come fa un koala a lavare il cristallo di una macchina aiutato da una pecora che l’asciuga? In Sing il koala è un manager teatrale alla rovina (aiutato da una segretaria camaleonte con un occhio di vetro) che, come ultimo disperato tentativo, ci prova con un talent show di sconosciuti richiamati da un concorso. Lo stampalato spettacolo rivela al mondo i talenti di una porcella leggiadra madre di 25 lattonzoli metropolitani che fa coppia canora con maialone gangnam-style, un’istrice (ragazza) post punk, un’elefantessa dall’ugola poliedrica, un gorilla malinconico e un topo crooner che sa cantare Sinatra e al contempo volare. In questo film turbinoso si citano a piene mani i film indipendenti, le career story delle ragazze sovrappeso, i sogni della casalinghe, i film della Hollywood degli slum, i musical anni Cinquanta, le band giapponesi e persino temi da Viale del tramonto. Ed è una compilation di canzoni famosissime in un cartone animato prodotto dal Meledandri di Cattivissimo me (invenzioni a catena su sceneggiature tradizionali ma folli come ottovolanti) con la regia di Garth Jennings, apprezzatissimo per i videoclip di pop e rock, ma anche l’unico che abbia osato mettere in film Guida galattica per gli autostoppisti.  Tradizionale, essenziale, e se vuole, demenziale.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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