Greg Lake, o dell’eleganza

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Organizziamo una piccola ricerca del tempo perduto e spostiamoci a ritroso di oltre quarant’anni, frugando tra i 33 giri dalla nostra preziosa collezione. Tralasciamo per un attimo la musica e soffermiamoci sulle copertine, su quel robusto cartone di trenta cm per trenta che contiene il vinile. Poniamo che il disco presceltosia Trilogy di Emerson, Lake & Pamer. Si vedono tre profili disegnati uno accanto all’altro, le spalle nude. Chi non sa nulla li potrebbe scambiare facilmente, un volto vale l’altro. Quasi anonimi con quel look stereotipato per l’epoca, oltremodo rimarcato dalla grafica dei celebri studi Hipgnosis. Ma chi si ciba della musica di quei tre sa perfettamente riconoscere l’espressione spiritata e genialoide di Keith, quella pensosa e meditativa di Greg, quella ancora fanciullesca di Carl.
fullsizerender-2Allora andavano di moda i supergruppi. Celebre oltreoceano quello di Crosby, Stills, Nash e Young, il cui carattere “aperto” peraltro non impediva ai componenti di proseguire le rispettive carriere solistiche. In Inghilterra EL&P fu qualcos’altro. Obiettivi diversi, ambizioni diverse, altra musica. Una vera band, dalla struttura rigida e forse anche vincolante per i tre. Formula limitativa? Può darsi. Eppure per qualche tempo ne fece la fortuna. Altri supergruppi si formavano, ma si liquefacevano dopo uno o due dischi al massimo e senza lasciare traccia.
Emerson e soci ci credevano davvero e misero in gioco tre diverse personalità musicali per dar vita a un amalgama che si rivelò unico nel suo genere.
Ma non siamo qui per rifare la storia del gruppo. Siamo qui perché un mese fa uno di quei tre “gemelli”, anzi un altro di loro, ci ha lasciato. Nove mesi dopo Keith Emerson, se n’è andato Greg Lake. Di Emerson e della patologia progressiva alle dita della mano destra che gli aveva reso insopportabile un’esistenza in cui non avrebbe più potuto fare ciò che gli dava più gioia, cioè suonare come voleva lui, sbalordendo e strabiliando, abbiamo già scritto su queste pagine. Greg Lake invece è morto di cancro. Probabilmente anche nella semplicità del morire c’è qualcosa che si ricollega al vivere. Sul palco la presenza di Lake era importante ma non ingombrante; a fronte dell’istrionismo emersoniano, essa appariva sobria e discreta, un contrappeso salutare a certi eccessi provenienti dal reparto tastiere.
Si potrebbe dire, generalizzando, musiche di Emerson e testi di Lake (con qualche saltuario apporto del fido Peter Sinfield). C’è del vero, se il riferimento è la proverbiale torrenzialità delle architetture sonore del gruppo, il suo marchio di fabbrica, dove la voce e il basso di Greg assicurano comunque un apporto robusto, solido, assai pertinente. Ma come ignorare altresì certe ballate confezionate dalla sua chitarra, quell’arpeggiare magistrale, quella voce là così potente e qui capace di scivolare su movenze morbide e delicate? Vengono in mente a tal proposito piccole perle come la cruda From the beginning, la squisita Still… You turn me on, l’intensa I believe in Father Christmas o il forte grido contro la guerra di Lucky man, a conclusione del primo disco.
Ma Greg Lake non fu solo questo. Era stato prima e sarebbe stato dopo. Si pensi alla sua band di provenienza, i prodigiosi King Crimson, più un laboratorio musicale che un gruppo in senso stretto, dove aveva suonato il basso e cantato nei primi due dischi (mi rimarranno sempre impresse la dolcezza disincantata di I talk to the wind o le struggenti note di In the wake of Poseidon). Più problematico tracciare un profilo degli anni successivi alla prima metà dei ’70, tra il declino dell’avventura con EL&P e le incertezze di una carriera da solista mai veramente decollata.
Intanto, mentre scrivevo, le note di Trilogy sono volate via sul giradischi e, nel silenzio assordante del “dopo”, prima di riporre quel cimelio nella “preziosa collezione”, do un ultimo sguardo alla copertina, all’interno stavolta, quella aperta a mo’ di album. I tre vi compaiono “moltiplicati” sullo sfondo della foresta di Epping, nei pressi di Londra, e la visione dell’esile figura di Greg rende impietoso il confronto con quel “formato palla” degli ultimi anni, alimentando la malinconia di tutti questi anni passati troppo in fretta.
fullsizerenderNo, risparmiamoci questo affronto del tempo e rimettiamo il vinile sul piatto e via di nuovo ad ascoltare The endless enigma, From the beginning, The sheriff, Hoedown, Trilogy, Living sin, Abaddon’s bolero e ancora The endless enigma, From the beginning…

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Mi occupo di musica, cinema e filosofia.

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