Il mito della Rickenbacker 12 corde

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Damn the Torpedoes del 1979

Ci sono strumenti musicali leggendari che sono destinati a creare un suono di tale forza, bellezza e originalità che finiscono poi per influenzare un’epoca. Come i violini di Antonio Stradivari o i pianoforti prodotti da Steinway & Sons. Parlando di musica rock, gli strumenti più famosi sono indubbiamente la Fender Stratocaster e la Gibson Les Paul.

Il primo a usare con successo la chitarra inventata da Leo Fender fu Hank Marvin, leader e chitarra solista del gruppo britannico The Shadows. In seguito la Stratocaster ottenne una grandissima notorietà grazie a Jimi Hendrix che con il suo stile innovativo, ancora ineguagliato, ne ampliò enormemente le potenzialità espressive. Tra i tanti chitarristi legati alla Strato ricordo Jeff Beck, Eric Clapton, Yngwie Malmsteen, Steve Ray Vaughan, Ritchie Blackmore, Mark Knopfler, David Gilmour, Rory Gallagher e Paul Kossoff.

La Gibson Les Paul non è da meno e nelle sue varianti è stata usata, ed è tuttora usata, tra i tanti, da Jimmy Page, Slash, Zakk Wylde, Mike Bloomfield, Gary Moore, Pete Townshend, Duane Allman, Peter Green, Joe Perry, Billy Gibbons, Robert Fripp, Mick Taylor e Joe Walsh.

Ma c’è un’altra chitarra leggendaria, anche se meno conosciuta, che ha contribuito in modo decisivo al successo di canzoni fondamentali oltre che a dare un sound originale a molti gruppi internazionali: la Rickenbacker 12 corde. Il primo a usarla fu George Harrison nel brano I Call Your Name, b-side della più famosa Bad to Me, che i Beatles fecero uscire nel 1963. Lo strumento fu usato dai quattro di Liverpool molte altre volte. Cito ad esempio l’attacco micidiale, voluto da George Martin, in A Hard Day’s Night o il famosissimo riff di Ticket to ride.

È una delle chitarre elettriche dal suono più misterioso e riconoscibile di sempre. Chi non ricorda l’inconfondibile riff della versione di Mr. Tambourine Man di Bob Dylan eseguita dai Byrds? La Rickenbacker 360/12 di Roger McGuinn diventò il marchio di fabbrica del sound di questo supergruppo formato da David Crosby, Chris Hillmann, Michel Clarke, Gene Clark e dallo stesso McGuinn. La loro versione di Mr. Tambourine Man fu registrata il 20 gennaio 1965 ai Columbia Studios di Hollywood, qualche mese prima dell’uscita della versione di Bob Dylan. L’album del più influente singer-songwriter di sempre, Bringing It All Back Home, che contiene il brano originale, uscì nel marzo del 1965, mentre il singolo dei Byrds fu pubblicato nell’aprile dello stesso anno. Grazie a questo brano i Byrds ebbero un successo planetario. Il modo di suonare jingle-jangle di Roger McGuinn ha influenzato moltissimi chitarristi, vedi Johnny Marr degli Smiths.

L’album di Tom Petty and The Heartbreakers Damn the Torpedoes uscito nel 1979 vede addirittura, in copertina, il leader fotografato mentre imbraccia una bellissima Rickenbacker. Sia Mike Campbell, il chitarrista del gruppo, che lo stesso Tom Petty hanno fatto nel tempo un grande uso di diversi modelli di questa chitarra.

Altri musicisti famosi legati in qualche modo alla Rickenbacker sono Tony Hicks degli Hollies, Carl Wilson dei Beach Boys, Brian Jones dei Rolling Stones, Mike Rutherford dei Genesis, Pete Townshend degli Who, Dave Davies dei Kinks, Ed O’Brien dei Radiohead, Mike McCready dei Pearl Jam, John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers, Chris Urbanowics degli Editors, The Edge degli U2, Steve Van Zandt della E Street Band, Paul Kantner dei Jefferson Airplane, Billie Joe Armstrong dei Green Day, Dave Gregory degli XTC, Jeff Buckley, il già citato Johnny Marr degli Smiths e molti altri ancora.

In mezzo a tante celebrità mi ci infilo umilmente anch’io. Nel 1982, qualche tempo dopo aver acquistato una Rickenbacker 620/12 come quella che Tom Petty imbraccia nella copertina di Damn the Torpedoes, scrissi un giro armonico e un riff che nelle mani di Vasco Rossi sarebbero poi diventati Bollicine. Nell’omonimo full-length  suonai io stesso quello strumento. Sentire il suono della mia chitarra quando Vasco vinse il Festivalbar mi diede una fortissima emozione e dentro di me ringraziai i Byrds, George Harrison e Tom Petty and The Heartbreakers per avermi ispirato.

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Guido Elmi
Dalla fine degli anni cinquanta ascolta musica internazionale. Dalla fine degli anni settanta lavora in sala di incisione. A volte scrive canzoni. Collabora con Vasco Rossi da oltre 30 anni. Ha lavorato per Stadio, Skiantos, Gaznevada, Edoardo Bennato, Alberto Fortis, Marco Conidi, Steve Rogers Band, Clara & Blackcars e altri. Non è un talent scout. Non è un manager o un impresario. Negli U.S.A. e nel Regno Unito si direbbe producer. Deve tutto a Elvis, ai Rolling Stones, a Dylan, agli Steely Dan, ai Black Sabbath e a Phil Spector. Il 22 gennaio 2016 esce il suo primo album da solista: La mia legge.
  • glezos

    Grazie Guido, il ricordo vola all’Equipe 84 e alla mitologica Rickenbacker 12 di Maurizio Vandelli vista in millanta passaggi tv da bambini…che impressione imbracciarla e suonarla in studio trent’anni dopo: me stava a venì ‘no sturbo, come dice Maurizio Viola. E quell’inversione della doppia corda: al contrario delle classiche 12 acustiche la corda grossa era quella sopra, ecco perchè l’attacco sulla nota suonava così diverso.

    • Guido Elmi

      Grazie a te di avermi ricordato l’Equipe 84… Quanti ricordi…

  • Giuseppe Lo Franco (G.Ranco)

    Letto…molto affascinante come strumento (purtroppo oggi meno usato di un tempo)….l’articolo scorre molto piacevole ed interessante…si parte dalle storiche e famosissime strato/paul fino ad arrivare alla “meno” famosa,ma sicuramente più particolare rickenbacker 12 corde…con tanto di brani di riferimento…dai beatles a vasco….Molto interessante anche perchi’ non è un musicista,ma per la cultura musicale stessa…Grande Maestro Guido…Unico veramente…

  • glezos

    Grazie Guido! La mente vola alla celebre Rickenbacker 12 di Maurizio Vandelli nell’Equipe 84 vista in millanta passaggi tv da bambini…che impressione imbracciarla in studio quasi 30 anni dopo. E quelle doppie corde invertite rispetto alle 12 acustiche tipo Eko & Ibanez, con la più grossa messa sopra, e l’attacco sulla corda era così diverso…

  • Paolo Morellini

    A quanto ricordo, è l’unica 12 corde che monta la corda “grave” sopra a quella “acuta” (mi, la, re e sol) , tutti gli altri fanno l’opposto. Anche questo ne rende ben riconoscibile il suono perlomeno quando viene “plettrata” lentamente …

    http://i232.photobucket.com/albums/ee273/xpitt/Gear/100_1033.jpg

  • Giorgia

    Non conoscevo la
    Rickenbacher. Bell’articolo. Signor Elmi, se lo vede, faccia i miei complimenti
    a Solieri per il suo libro “Questa sera rock’n’roll”. Un libro informativo. A
    proposito di libri scritti da chi fa musica voglio segnalare “Racconti di
    periferia” del cantautore Mimmo Parisi. Link: http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/259432/racconti-di-periferia/

    Ciao, un saluto.

    Giorgia