Arrival. Alieni e ideogrammi.

L'incontro ravvicinato è fantascienza spettacolare e intimista

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Arrival
di Denis Villeneuve
con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma
Voto 8

Sono arrivati. Gli alieni hanno i tentacoli, come nei pulp di fantascienza anni Cinquanta, e galleggiano in una loro personalissima atmosfera: sono intelligentissimi, volano su astronavi che si presentano come sculture di Kapoor, scendono in 12 luoghi della Terra e stanno in attesa. Hanno per la prima volta un confronto con militari terrestri. Quelli americani prima della forza si sforzano di usare l’esperta linguista Amy Adams: lei capisce come parlare con loro attraverso quei curiosi ideogrammi che dipingono con “un solo colpo di pennello” (di tentacolo) sul cristallo di energia che separa le due razze. E infatti, forse per questo motivo (il gesto calligrafico: la parola che ne contiene tante altre) i cinesi impensieriscono tutti gli altri. Il modo in cui la nostra linguista arriva a comunicare con loro riesce a dare i brividi: intellettuali, certo, ma anche viscerali. Arrival è un film di Denis Villeneuve (La donna che canta, Prisoners e Sicario, per intenderci, e prossimamente Blade Runner 2049). L’azione c’è, ma è stilizzata fino al surgelamento (a modo suo, alla lontana, un po’ come in Sfera, il film di Levinson da Crichton). Le emozioni e le sorprese di questo film sono tutte tra le lavagne a pennarello e il muro di energia su cui come fumo si formano gli ideogrammi da un altro spazio e forse da un altro tempo, capaci di aprire la memoria fino a un dono che non possiamo  raccontare. Abbiamo già detto troppo. Chi invece ha letto Storie della tua vita di Ted Chiang lo sa già, il tempo può essere circolare…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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