Fedez & J-Ax. Musica del cazzo, da Che Guevara a Trump

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Il 20 gennaio esce il nuovo album di J-Ax & Fedez dal titolo Comunisti col Rolex. I due rapper per la prima volta insieme per siglare un unico progetto discografico che sarà seguito da un lungo tour che li vedrà protagonisti all’Arena di Verona e in molte città dove hanno già fatto registrare svariati sold out, per esempio per le date di Milano e Roma. Contenti di come stanno andando le prevendite, i due hanno annunciato durante la conferenza stampa di aver venduto finora 107 mila biglietti. Dal vivo al loro fianco ci sarà anche Paolo Jannacci alla fisarmonica.

Comunisti col Rolex contiene 16 brani inediti, in cui sono presenti molti ospiti chiamati a cantare i ritornelli pop: Alessandra Amoroso, Arisa, Loredana Berté, Alessia Cara, Giusy Ferreri, Nek e Sergio Sylvestre, Stash (The Kolors) e Levante.
J-Ax mette l’accento sul fatto che nell’affrontare i vari brani i due hanno cercato di non seguire alla lettera le regole di una canzone hip hop: «Prendete Assenzio per esempio, un brano che è stato molto premiato dalle visualizzazioni e vendite su internet. Per “standard” si intende che il brano debba durare tre minuti e il ritornello deve tornare almeno tre volte: questo brano è addirittura di cinque minuti con due soli ritornelli. Tentiamo di fare un melting pot dove confluiscono il rap e il punk».
Fedez rafforza il concetto: «Abbiamo scandagliato diversi mondi, abbiamo fatto quello che ci piaceva, magari non avremmo avuto lo stesso coraggio su un nostro album solistico, qui ci dividiamo responsabilità e aspettative».
Un sodalizio, quello di J-Ax e Fedez, che va avanti da qualche anno e, dopo aver fondato un’unica società derivante dalla fusione dalle loro due, hanno pensato bene di esordire come duo, però mantenendo le proprie personalità. «Abbiamo affrontato il lavoro in maniera diversa da come siamo abituati per i nostri dischi solistici» continua J-Ax. «Abbiamo cercato di parlare soprattutto di cose che succedono dentro di noi, è un album molto emotivo». Quello che però fa subito alzare il sopracciglio è il titolo. Un modo di dire, di sfottere, uno slogan? Un modo di dire destinato a qualcuno in particolare, o forse questi comunisti con il Rolex altro non sono che sé stessi? «Stavamo pensando al titolo e leggendo un articolo su di noi abbiamo trovato la risposta. Ci definivano appunto “comunisti con il Rolex”, ma la contraddizione per noi non esiste. È un luogo comune pensare che gli artisti imborghesiti non possono trattare argomenti sociali, ovvero che hanno il cuore a sinistra e il portafoglio a destra. La nostra non è incoerenza, noi siamo la dimostrazione che ci si può arricchire in maniera pulita e senza doverlo nascondere».

Non a caso la conferenza stampa si tiene nel lussuoso appartamento di Fedez in centro a Milano, oggetto di critiche da prima pagina sui quotidiani da parte di Grasso (Corriere della Sera) e Gramellini (La Stampa). Senza peli sulla lingua, Fedez tiene a precisare: «Sono stato attaccato dopo che ho pubblicato una foto. Tutti a rinfacciarmi l’ostentazione del lusso, dicendo che ho pagato l’appartamento due milioni di euro. Qui però non ci sto. Erano molti di più. Mi ha dato fastidio che le stesse considerazioni non sono state fatte per Tiziano Ferro, che ha comprato un appartamento nel palazzo qui a fianco. Ancora sul titolo, quello che per altri è un insulto noi lo abbiamo trasformato in merito. Come nel brano Musica del cazzo dove abbiamo glorificato i riferimenti artistici di quella musica con cui siamo cresciuti».
L’album è stato registrato nei nuovi studi Newtopia di Milano con la produzione di Takagi e Ketra (i Fratelli La Bionda di oggi suggerisce J-Ax) che hanno lavorato al singolo Roma-Bangkok e a Wake up di Rocco Hunt. Brani martellanti, molta elettronica, molto harmonizer per la voce, rap ma anche pop, con citazioni per Salvini, Trump, Boschi, Guzzanti, Battisti, Fidel Castro e Che Guevara.
Bella la voce filtrata di Loredana Berté in Allergia, più standard e scontate le prestazioni di Arisa e Alessandra Amoroso, meglio Giusy Ferreri per Il giorno e la notte, uno dei prossimi singoli. Poi c’è una dedica all’Italia con L’Italia per me, voluta da J-Ax: «Ero in America, e avevo previsto la vittoria di Trump, perché la gente è incazzata e vota quello che ti promette il cambiamento. Io ero favorevole alle promesse di Renzi, ma poi tante cose non si sono realizzate. In ogni caso io sono grato all’Italia, perché andando in giro ti accorgi che magari da altre parti è peggio. E poi se noi siamo arrivati ad avere a disposizione uno studio tutto nostro, agli italiani dobbiamo dire grazie».

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).