Sanremo svelato: ecco chi vincerà il Festival

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Carlo Conti svela le sue carte alzando il primo velo sulle 22 canzoni in gara al prossimo Festival di Sanremo. Un preascolto veloce, in sequenza a una ristretta platea di giornalisti vincolati a non rivelare più di tanto prima del via, ma sufficiente a farsi un’idea.

Sarà il Festival dell’abbandono, dei rimpianti, degli amori perduti. Questo il tema dominante nelle canzoni, neanche si fossero messi d’accordo. Sono tempi ansiogeni e l’ansia, l’insicurezza, traspaiono dai temi cantati più a mezza voce che a squarciagola dai 22 big.
La vittoria finale è sempre frutto di un’alchimia di vari fattori, molti oscuri, ma la rosa dei candidati sembra piuttosto ristretta.
A naso dovrebbe essere un affare di donne, con Fiorella Mannoia e Giusy Ferreri in pole position, qualche possibile sorpresa (Masini, Ermal Meta) e quel velo imponderabile che può sempre premiare a Sanremo la melodia tradizionale di D’Alessio e Al Bano più che la canzone d’autore di Turci o Ron, con il popolo dei talent che è sempre lì a sostenere i propri beniamini.
Scorriamo le canzoni e le prime impressioni, per capirci meglio.

AL BANO: Di rose e di spine (M. Fabrizio, K. Astarita) – Il cantante pugliese porta una romanza che ricalca linee care a Puccini, Verdi e Mascagni. Ci si potrebbe quasi cantar sopra il Nessun Dorma e non manca il gratuito do di petto finale. Il suo pubblico questo vuole e questo riceve, come le scontate parole d’amore del testo.

ALESSIO BERNABEI: Nel mezzo di un applauso (R. Casalino, D. Faini, V. Casagrande) – Un rapporto difficile fra errori e rimpianti si dipana su tre ritornelli, una strofa e due semistrofe in un mare confuso dove si fatica a trovare capo e coda. “L’universo intero applaude noi”, canta, ma noi non applaudiamo affatto.

BIANCA ATZEI: Ora esisti solo tu (F. Silvestre) – Kekko dei Modà corre in soccorso della compagna di scuderia in una canzone sulla riceca dell’amore giusto dopo le delusioni, che inizia in modo malinconico e poi esplode in un ritmo gioioso. Lei la voce ce l’ha ma sul verso principale “a chi mi ha fatto soffrire voglio solo cancellare” corrono brividi grammaticali.

CHIARA: Nessun posto è casa mia (N. e C. Verrienti) – Altra canzone di abbandoni multipli, di amori che passano si fermano un momento, salutano e se ne vanno. “I posti sono semplicemente persone” canta la padovana Galiazzo con buona voce e un po’ di malinconia in una canzoncina semplice, essenziale e comprensibile.

CLEMENTINO: Ragazzi fuori (Clementino, Marracash, Shablo, Zef) – Storie di ragazzi estremi ed emarginati che devono trovare una loro via entrano in questo rap melodico e salvifico che fotografa gli “scugnizzi dint a sta città” senza infamia né lode.

ELODIE: Tutta colpa mia (Emma Marrone, O. Angiuli, G. Pollex, F. Cianciola) – Canzone sull’abbandono (per cambiare…) in cui lui scappa dopo il sesso però poi ritorna e, fra delusioni e illusioni, passioni e ironia, il rapporto continua. Il testo è un po’ confuso, come tutta la canzone e alla fine, come nel rapporto descritto, i conti non tornano.

ERMAL META: Vietato morire (E. Meta) – Canzone autobiografica dedicata alla madre vittima di violenza domestica e difesa dal figlio bambino. Canzone importante sulla vita da prendere a morsi a dalla necessità di fuggire dalla violenza perché “l’amore non è violenza” e “l’uomo che tu diventerai non sarà mai più grande dell’amore che dai”. Potrebbe andare lontano e candidarsi almeno al premio della critica.

FABRIZIO MORO: Portami via (F.Moro) – Canzone d’autore lenta e d’atmosfera, non è dominata dall’abbandono ma dall’ansia, la difficile ricerca di una via d’uscita dagli errori e dal vuoto, sperando in un amore salvifico che porti lontano.

FIORELLA MANNOIA: Che sia benedetta (Amara, S. Mineo) – Finalmente una grande canzone d’autore, positiva, di Amara, un inno alla vita nonostante tutto, ai suoi piaceri, ai suoi valori, a ricordare che “siamo eterno, siamo passi, siamo storie, siamo figli della nostra verità” e che la vita che abbiamo dobbiamo imparare a tenercela stretta senza lamenti e nonostante gli errori. Da podio.

Francesco Gabbani: Occidentali’s Karma (F.Ilacqua, Francesco Gabbani, L.Chiaravalli, Filippo Gabbani) – Il vincitore fra le nuove proposte 2016 si ispira a Instant Karma di John Lennon per una rilettura ironica e allegra dei falsi miti della società 2.0, oggi che l’intelligenza sembra essere fuori moda e sul web sono tutti tuttologi. Un elenco di luoghi comuni sarcastico e amaro.

GIGI D’ALESSIO: La prima stella (G.D’Alessio) – La mamma perduta, il ricordo, gli affetti, echi di cose già sentite che si mescolano in un brano melodico e nella tradizione, tra violini sviolinanti e immagini teneramente strappalacrime. Il D’Alessio che il suo pubblico ama qui c’è tutto, pregi e difetti.

GIUSY FERRERI: Fa talmente male (R.Casalino, Takagi, Ketra, P.Catalano) – È forse l’ultimo treno per Giusy, l’ultima occasione di tornare in sella al successo trovato e poi perso in passato e l’ex cassiera del supermercato dalla voce ruvida non lo perde. Anche qui si racconta la fine di un amore, con la speranza di chiudere senza farsi troppo male, sena cadere nel banale. È una canzone ben scritta e ben interpretata, che funziona e che dovrebbe portarla lontano.

LODOVICA COMELLO: Il cielo non mi basta (F.Abbate, A.Di Martino, D.Faini, F.Ferraguzzi) – La voce c’è e si sente tutta, ma come il cielo del titolo forse non basta per nobilitare una canzoncina tutto sommato innocua di una ragazza che vorrebbe molto di più del cielo. Da rivedere dal vivo.

MARCO MASINI: Spostato di un secondo (M.Masini, D.Calvetti, Zibba) – Supportato da Zibba, il cantante toscano non manca l’obiettivo dando buona vita a una canzone sul superamento del rimpianto da abbandono e sull’accettazione dell’addio, sui dolori fisici e morali, sognando di poter spostare il tempo per cambiare il destino, e pronto a ricominciare.

MICHELE BRAVI: Il diario degli errori (Cheope, F.Abbate, G.Anastasi) – Voce molto leggera per una canzone che potrebbe essere importante, su un rapporto difficile tra errori e rimpianti e il tentativo di non coinvolgere nei danni la persona cara. Non convince ma almeno non urla come si fa ai talent.

MICHELE ZARRILLO: Mani nelle mani (M.Zarrillo, G.Artegiani) – Ancora una canzone di rimpianti e abbandono per Zarrillo con la firma di Giampiero Artegiani, appena uscito da una sgradevole controversia con il fisco. “Adesso dimmi se rimani o se sei convinta di volere andare via” è la conclusione di un brano dignitoso ma non così esaltante.

NESLI E ALICE PABA: Do retta a te (F.Tarducci Nesli, O.Grillo) – Duetto musicaliero, tanto per cambiare sull’abbandono, con lui che accetta la fuga di lei pregandola di non tornare per non fargli ancora male. Non è tra le cose migliori di questo festival e l’amalgama fra le due voci al primo ascolto non pare poi così felice.

RAIGE E GIULIA LUZI: Togliamoci la voglia (A.A.Vella, Zibba, A.Iammarino, L.Chiaravalli) – Anche questo duetto lascia molti dubbi. Ritmato, pulsante, con inserti rap, una dobro a dare un certo sapore di rock sudista, questo inno al tutto subito e all’amore immediato e gaudente (“togliamoci i vestiti, ci vuole un gran coraggio ad essere felici”) è ballabile e radiofonico, ma dà una sensazione di gran confusione.

RON: L’ottava meraviglia (Ron, M.Del Forno, E.Mangia, F. Caprara) – Rosalino Cellamare difficilmente delude e qui artiva con una lenta canzone d’amore su una lunga strada da percorrere insieme “perché l’ottava meraviglia siamo io e te”. Brano piacevole, ben interpretato, dovrebbe piacere.

PAOLA TURCI: Fatti bella per te (P.Turci, G.Anania, D.Simonetta, L.Chiaravalle) – Paola sorprende in positivo con una canzone cantautorale ma vivace, pop, dedicata al voler bene a se stessi, a ignorare i condizionamenti esterni e dedicarsi a essere se stessi, a vedersi belli, a farsi del bene e a farsi bella perché prima che aglialtri dobbiamo piacere a noi stessi. Potrebbe essere una sorpresa.

SAMUEL: Vedrai (S.Romano, R.Onori, Ch.Rigano) – Torna a Sanremo senza i Subsonica Samuel con una canzone positiva, di ricostruzione (scritta con Onori e Rigano, ora con Jovanotti) che svela la sua vena pop di qualità: “Vedrai che riusciremo a dare ancora un nome a tutte le paure che ci fan tremare”.

SERGIO SYLVESTRE: Con te (Giorgia, S.Sylvestre, S.Maiuolo) – Calda voce soul che si appoggia sul suono del pianoforte per una ennesima canzone di abbandono e rimpianto per “lei” che ormai è con un altro. Il punto debole è nel testo che fatica a correre sulla melodia e non sembra una delle migliori invenzioni di Giorgia.

Si comincia il 7 febbraio, e Carlo Conti ha annunciato la presenza quotidiana di Maurizio Crozza con la sua “copertina” e la festa per i 60 anni dello Zecchino d’oro con l’arrivo del Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano il giovedì dedicato alle cover. Confermati i superospiti delle varie serate, Tiziano Ferro e Ricky Martin martedì, Giorgia mercoledì, Mika giovedì, Zucchero sabato.

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Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.