Dario Brunori, un lupo della Sila in Piazza Duomo

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A casa tutto bene
di Brunori Sas
Warner Music Italia

La mia mattinata, ieri, è iniziata così:

Apro gli occhi alle 8,47 e la prima cosa che penso è: oggi esce il nuovo album di Brunori Sas. Questo ritorno lo aspettavo da un po’ e tutto ciò che ho letto prima dell’ascolto non ha fatto che aumentare le mie aspettative: l’album della maturità l’hanno definito (in effetti Dario quest’anno ne compie 40), l’album delle novità, di una persona che si fa tante domande e cerca le risposte nella realtà di tutti i giorni riuscendo però a non farsi risucchiare troppo dal mondo, restando tutelato e protetto sotto la sua campana di vetro.

Non posso definirmi proprio una fan della prima ora ma il percorso di Dario Brunori l’ho seguito con attenzione sin dal nostro primo “incontro” avvenuto per caso. Calabrese, ha trascorso l’infanzia prima a Joggi –frazione di Santa Caterina Albanese- e poi a Guardia Piemontese ed ora si divide tra San Fili, paesino della Presila, e Milano. Viene da una famiglia di costruttori, “mattonari” li ha definiti in qualche intervista per motivare la sua apparente pesantezza…ma lui ai mattoni ha sempre preferito le canzoni. Ha seguito il suo sogno di diventare cantautore invece di entrare nell’azienda di famiglia a cui, però, ha rubato il nome: Brunori Sas se l’è stampato sul volto e sulla copertina del primo album come pseudonimo, forse per portarsi un po’ di casa sempre in tasca.

L’ho scoperto ad una grigliata estiva in campagna, quelle in cui qualcuno -mentre la carne scoppietta sulla brace- imbraccia la chitarra ed inizia a cantare…la canzone era Guardia ’82, che riesce perfettamente a raccontare le mie estati fatte di falò, castelli di sabbia, timidi amori, palloni sgonfiati e lattine riportate in superficie dalle onde; forse proprio perché chi l’ha scritta conosce bene il mare e le spiagge di casa mia e le torride estati calabresi le ha vissute prima di me.

Scorro sulle App e cerco Spotify, digito “A casa tutto bene” ed eccolo lì: c’è tutto. Lo salvo ed inizio ad ascoltarlo mentre metto i piedi a terra, porto il cellulare con me mentre mi dirigo in cucina e verso nella tazza il caffè che mia madre ha lasciato pronto nella macchinetta prima di uscire. Mi siedo a fare colazione e mentre inizio la mia giornata in sottofondo scorrono tanti piccoli capolavori, uno dopo l’altro, senza sosta. Lo ascolto tutto ad un fiato…e mi piace. Un album “accogliente”, riflessivo, intimista, a tratti addirittura ironico e forse un po’ disincantato; un album reale che parla delle piccole verità di tutti i giorni con il tipico fare scanzonato di Dario Brunori.

Mi innamoro subito di Secondo me, un sarcastico mea culpa su pregiudizi e preconcetti, un invito per tutti a prendersi meno sul serio con la certezza che ognuno ha una differente visione della vita. Sarà che sono abituata al Brunori sentimentale ma mi viene da sorridere quando penso che il suo romanticismo e la sua visione dell’amore pulito, senza schermi e finzioni si fa largo anche qui quando canta che “se c’è una cosa innaturale è doversi dare un bacio davanti ad un pubblico ufficiale”.

E poi avanti con Colpo di pistola, il brano che racconta del femminicidio con un’immensa delicatezza; L’uomo nero, sicuramente il pezzo più politico dell’album, sebbene il racconto “sociale” si ritrova anche in Lamezia-Milano, che rivelando che “c’è un lupo della Sila tra i piccioni in piazza Duomo” forse farà sentire un po’ più a casa tutti i miei amici che per inseguire un sogno si sono trasferiti al nord. Bellissime La Verità, il primo singolo (nel videoclip il protagonista è il nipotino del cantautore che, per questa prestazione da attore, ha chiesto allo zio un calendario della Juve, un gelato alla nocciola, 12 pacchetti di figurine, il Risiko grande, una maschera da sub e 55 euro per un fantomatico viaggio in Brasile), La vita liquida e Canzone contro la paura, un inno sulla bellezza delle cose piccole, quelle veramente importanti.

Dolore e Paura sono parole ricorrenti nei testi, ma forse proprio la capacità di scriverne, di non nasconderli a se stesso e al pubblico, riesce ad esorcizzarli al punto tale da rendere questo album sereno e scorrevole, un racconto di vita quotidiana che riporta al calore di casa, perciò…tutto bene!

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Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Diplomata al Classico, oggi sono una studentessa di Giurisprudenza presso l'Università di Salerno che spera, un giorno, di far diventare l'amore per la penna il suo mestiere. Amo il mare - soprattutto quello di casa mia - e vivo spesso con la valigia tra le mani perché mi piace viaggiare e scoprire posti nuovi. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!