Nebbia in agosto. Esperimenti di razza eletta

Come la Germania nazista avviò il programma di eutanasia

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Nebbia in agosto
di Kai Wessel. Con Ivo Pietzcker, Sebastian Koch, Thomas Schubert, Fritzi Haberlandt, Henriette Confurius
Voto 6/7

La storia è vera e decisamente indigeribile. Nella Germania del Sud, negli anni 40, il bambino “difficile” Ernst Lossa, orfano, di etnia nomade, poiché vive senza fissa dimora ed è considerato “ineducabile”, viene messo in un ospedale che accoglie malati, pazzi, disfunzionali. Lossa è, rispetto ai suoi compagni di sorte, solo un po’ ribelle, quindi viene utilizzato per aiutare gli infermieri e ha modo di capire che nello strano ospedale si muovono sotto la supervisione del dottor Veithausen tre Germanie: quella politica, che ha varato il programma di eutanasia dei più deboli della società, l’Aktion T4, perché deciso nella riunione di Tiergartenstrasse 4, quella religiosa, che assiste un po’ indecisa, e quella militante che manda infermiere specializzate addestrate nei primi campi di sterminio. Insomma, nell’ospedale è iniziata la campagna di purificazione della nazione e si somministrano zuppe ipocaloriche che uccidono per fame e cocktail di barbiturici nei succhi di frutta per chiudere in fretta. E benché il risultato sia storicamente risaputo, l’avventura di Lossa è quasi un thriller. Il tono del film è anomalo rispetto a quelli tradizionali sul nazismo e i campi di sterminio: benché più sostenibile alla vista, risulta persino più inaccettabile.

 

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori