Bruce Springsteen e la “new American resistance”

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Il Summer ’17 Tour – in Australia e Nuova Zelanda (per ora) è partito col botto: Bruce Springsteen ha aperto il primo concerto a Perth con una dichiarazione d’intenti che più chiara di così non poteva essere: “La E Street Band è felice di essere qui in Australia, siamo molto lontani da casa ma i nostri cuori e le nostre anime sono con le centinaia di migliaia di donne e di uomini che hanno marciato ieri (sabato 21 gennaio, nda) in tutte le città d’America e a Melbourne per manifestare contro l’odio e le divisioni e sostenere la tolleranza, l’integrazione, i diritti sulla riproduzione e sulla fecondazione assistita, i diritti civili, i diritti della comunità LGBTQ, l’ambiente, l’uguaglianza di stipendi tra  uomini e donne, l’uguaglianza di genere, l’assistenza sanitaria e i diritti degli immigrati. Siamo con voi. Siamo la nuova resistenza Americana!.

Springsteen è andato giù pesante, esattamente come aveva fatto nel corso della campagna elettorale (definendo Trump un moron, un deficiente), mentre Patti – rimasta a casa – e sua madre Vivian organizzavano la marcia ad Asbury Park. Bruce non ha usato mezzi termini nemmeno nell’incontro con la stampa australiana dove ha ribadito il concetto: “La E Street Band è parte della nuova resistenza, noi siamo qui per osservare e testimoniare, questo è il lavoro fondamentale della E Street Band: facciamo un resoconto di quello che vediamo, osserviamo e raccontiamo. Springsteen ha continuato, parlando anche degli elettori del nuovo Presidente USA: “Tanta brava gente ha votato per Donald Trump sulla base di ciò che io ho scritto negli ultimi trent’anni, ovvero la de-industrializzazione degli Stati Uniti, la globalizzazione, la rivoluzione tecnologica che hanno colpito davvero molto duramente tante persone. E qualcosa della ripresa che c’è stata negli Stati Uniti in realtà non ha toccato questa gente”.

Queste le premesse dunque del nuovo Tour, o meglio del segmento Australiano del River Tour che dopo l’esordio a Perth (dove suonerà anche il 25 e il 27 gennaio) proseguirà ad Adelaide (30), Melbourne (2 e 4 febbraio), Sydney (7 e 9), Mount Macedon (11), Brisbane (14 e 16), Hunter Valley (18), Christ Church (21)  e Auckland (25).

Per la cronaca il primo concerto autraliano si è aperto con “New York City Serenade”, provata anche nel soundcheck e divenuta ormai un classico di questo tour, come a voler riprendere il discorso interrotto l’estate scorsa. Springsteen è apparso in grande forma (poteva essere diversamente?) suonando 30 brani tra cui spiccano la sequenza iniziale formata da “Lonesome Day”, “Darkness On The Edge Of Town” e “No Surrender” (un messaggio abbastanza chiaro, no?), e “Blood Brothers” eseguita al primo bis. Bruce ha di nuovo preso la parola, così come aveva fatto nel 2001 all’indomani dell’ 11 settembre realizzando “The Rising”. Oggi lo scenario è diverso, ma è sempre molto inquietante, forse anche più di prima. La nuova resistenza Americana parte da qui.

La scaletta del concerto: 1. NYCS 2. Lonesome Day 3. Darkness On The Edge Of Town 4. No Surrender 5. Out In The Street 6. Land Of Hopes And Dreams 7. Does This Bus Stop At 82nd Street? 8. Growin’ Up 9. Spirit In The Night 10. Lost In The Flood 11. Kitty’s Back 12. Incident On 57th Street 13. Rosalita 14. The Ties That Bind 15. Darlingtron County 16. Working On The Highway 17.The Promised Land 18. American Skin (41 Shots) 19. My Hometown 20. Candy’s Room 21. She’s The One 22. Because The Night 23. The Rising 24. Badlands 25. Blood Brothers 26. Born To Run 27. Dancing In The Dark 28.Tenth avenue Freeze-Out 29. Shou 30. Bobby Jean

La foto in evidenza è di Duncan Barnes ed è presa dal sito ufficiale di Bruce Springsteen

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.