Vessicchio a Sanremo, ma niente canzoni

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Come potrebbe esserci un Sanremo senza Peppe Vessicchio? Eppure il popolare direttore d’orchestra napoletano così somigliante a Giuseppe Verdi e famosa vittima paziente di Luciana Littizzetto che arrivò a tagliargli in diretta un ciuffo di barba, questa volta non sarà – per la prima volta in 28 anni – a dirigere neanche una delle canzoni in gara al Festival.

E’ strano. Eravamo così abituati ad averlo bacchetta in mano sul podio, e soprattutto a ironizzare e commentare su tutto a sipario chiuso, che non vederlo quest’anno dà come un senso di contrappasso in un’edizione che schiera Maria De Filippi al fianco di Carlo Conti.

“Ma una capatina la faccio lo stesso, mi sa – dice – anche solo per promozionare il mio libro e il mio nuovo cd di musica da camera”.

Dopo aver lavorato in tanti Festival per gli altri, dal 1990 in poi, dirigendo, consigliando, scrivendo arrangiamenti, Vessicchio, 61 anni a marzo, ha deciso per una volta di spendere un Sanremo per se stesso, raccontandosi e mostrando un lato di sé, quello del compositore, finalmente libero dai vincoli della musica per cantanti pop.

Giudice, insegnante di musica e direttore d’orchestra di “Amici”, Vessicchio ha portato alla vittoria quattro canzoni al Festival (con Avion Travel, Alexia, Scanu e Vecchioni). Al Festival non sarà sul podio, ma mi sa che lo si vedrà comunque da qualche parte.

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Giò Alajmo ha la stessa età del rock’n’roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

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