48 anni fa l’ultimo grande concerto dei Beatles

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Londra d’inverno è fredda. Non nevica spesso, ma c’è un vento gelato che arriva dal Tamigi che ti taglia il viso quando ti colpisce in faccia. Il 30 gennaio di 48 anni fa faceva molto freddo. Nonostante ciò su un tetto sopra gli uffici della Apple a Savile Row quattro personaggi leggendari (più uno), hanno sfidato il gelo londinese per un concerto a sorpresa, l’ultimo della loro carriera: erano i Bealtes. Un set di 42 minuti, prima che la polizia intervenisse impedendogli di continuare e che si concluse con una frase di Lennon che passò alla storia «Vorrei ringraziarvi, a nome del gruppo, e spero che siamo riusciti a superare l’audizione!».

Ideato per chiudere il film “Let it be”, il Rooftop Concert è diventato negli anni uno dei momenti cult della storia della band. I Beatles stavano pensando da diverso tempo di tornare a fare un grande concerto, principalmente sotto l’insistenza di Paul McCartney a cui pesava la scelta del gruppo di aver concluso, ormai da tre anni, l’attività dal vivo. Le idee sul dove realizzarlo erano le più disparate: il Sahara, il Colosseo, su una nave da crociera. Alla fine, un po’ per pigrizia, un po’ per mettere d’accordo tutti i componenti del gruppo, si decise di farlo sul tetto degli uffici della Apple Corporation, di proprietà dei Fab4. Ringo Starr successivamente disse «Avevamo in programma di fare un concerto da qualche parte. Stavamo immaginando dove potevamo andare – “Oh andiamo al Palladium! Oh andiamo nel Sahara!”. Ma avremmo dovuto portare tutte le nostre cose laggiù, perciò decidemmo “Andiamo sul tetto!”».

Da questi pensieri nacque questo concerto, di cui 20 minuti finirono alla fine del film “Let it be”, documentario nato con l’idea di riprendere il processo creativo del gruppo, ma che finì per essere il testimone della rottura interna della più grande band della storia. In particolare fu immortalata una discussione tra George Harrison e Paul McCartney, intenti a scrivere la struttura di uno dei più bei brani del gruppo, “Hey Jude”: Paul non voleva nella parte iniziale del brano troppi fraseggi di chitarra ed Harrison, esasperato, arrivò a dirgli «Suonerò tutto quello che vuoi, o non suonerò niente se non lo vuoi, Non è importante, dimmi cosa vuoi che faccia per farti piacere!».

Nonostante tutti questi segnali di rottura la band riuscì, a distanza di pochi mesi, a tornare in studio e di realizzare uno degli album più belli di sempre. Secondo il sottoscritto il migliore dei Beatles: “Abbey Road”.

La scaletta di quel concerto fu la seguente:
1.Get Back
2.Don’t Let Me Down
3.I’ve Got a Feeling
4.One After 909
5.Dig a Pony
6.God Save The Queen
7.I’ve Got a Feeling
8.A Pretty Girl Is Like a Melody
9.Don’t Let Me Down
10.Get Back

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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