Ex-Otago: «Non ci vergogniamo di essere pop»

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Foto di Carlotta Coppo

Gli Ex-Otago sono un gruppo nato e cresciuto a Genova, tra i maggiori esponenti del panorama indie-pop della nuova generazione italiana. Ad ottobre è uscito il loro quinto album, Marassi, che grazie al suo sound moderno ha avuto fin da subito un ottimo successo radiofonico. Tra “cinghiali incazzati”, giovani che non valgono un cazzo e collaborazioni inedite abbiamo fatto una bella chiacchierata con Maurizio Carucci, cantante e leader degli Ex-Otago.

Marassi è un album che dopo tanto girovagare vi ha riportato tematicamente ed emozionalmente a Genova, come mai questa scelta?
La scelta è stata abbastanza semplice, ci siamo ritrovati a scrivere nella nostra casa, chiamata Casa Otago, che è situata a Marassi, ovvero il quartiere in cui siamo nati e per questo è venuto spontaneo chiamare l’album così. Questo è un quartiere che non è famoso per la sua ricchezza culturale, ma dove la vita si spende in maniera densa e con autenticità. Avevamo una gran voglia di raccontare il presente e di stare dentro al mondo in cui vivevamo e Marassi è un bello spicchio di questo mondo.

Il quartiere di Marassi è famoso per lo stadio di Genova. Siete tifosi del Genoa o della Sampdoria?
Siamo sia del Genoa che della Samp, con una maggioranza di genoani, compreso me! Se ci chiedessero di scrivere l’inno del Genoa penso che accetteremmo volentieri, però non è detto perché schierarsi non è così facile a Genova, poiché rischi di prenderti l’odio dell’altra fazione.

Quanto la scuola cantautoriale genovese ha influenzato la vostra scrittura e il vostro fare musica?
Essendo nati a Genova figure come quelle di Fabrizio De André sono da noi stimate e conosciute bene, però in Marassi soprattutto c’è una grande voglia di andare oltre. De André ha sempre raccontato i vicoli e una certa Genova, noi abbiamo provato a cantare di un’altra Genova, quella di cui non parla nessuno. Gli Otaghi provano a capire se ci può essere una realtà un po’ diversa.

Come mai la scelta di un sound più elettronico per quest’album?
Noi il synth e le tastiere le abbiamo sempre adoperate con una certa importanza, basti pensare che nel primo disco facemmo una cover dei Duran Duran, per cui gli anni ’80 e ’90 li abbiamo sempre masticati molto. In questo disco c’è un certo cambio di intenzione, ma come abbiamo sempre fatto poiché i nostri lavori sono sempre molto diversi l’uno dall’altro. È stato quindi un processo molto naturale, volevamo raccontare il presente e il sintetizzatore è uno strumento che ci ha sicuramente aiutato.

È realmente vero che “i giovani d’oggi non valgono un cazzo”?
I giovani d’oggi è una canzone assolutamente provocatoria. I giovani d’oggi valgono eccome! Noi abbiamo ripreso questa brutta e triste usanza di insultare i giovani, che vengono additati in modo dispregiativo dai più anziani, quando in realtà andrebbero semplicemente lasciati più in pace.

La nostra pelle con il suo stile in prima persona, è una dedica a te stesso?
 È una canzone che mi piace tantissimo e alla quale sono molto legato. Nasce guardandosi allo specchio la mattina, cercando di aprire i cancelli e buttare giù ogni muro culturale per capire cosa c’è dentro di noi provando ad accettarsi e comprendersi un po’ di più.

Come nasce la figura retorica dei cinghiali incazzati?
Noi a Marassi siamo pieni di cinghiali! (ride n.d.r.) I “cinghiali incazzati” non sono solo animali, ma anche un sacco di personaggi che vedi sbucare la mattina in tangenziale, magari con qualche grande SUV, che ti tagliano la strada, ti rispondono male e sono molto scortesi.

Come è nata la collaborazione con Jake La Furia?
L’incontro con Jake è stato estremamente semplice. Lui ci ha mandato un messaggio con scritto: “Cazzo che figata il vostro album, complimenti! Perché non facciamo qualcosa insieme?”. Noi siamo sempre stati amanti della sperimentazione, mischiando le carte e unendo due mondi musicali lontani e quindi abbiamo accettato e crediamo che sia venuta fuori una mezza figata.

È proprio questa voglia di sperimentare che ha permesso un grosso cambiamento musicale negli ultimi anni in Italia?
Non lo so, io credo che siano successe molte cose tutte insieme che hanno fatto sì che gente come noi, come Calcutta, Cosmo o i Thegiornalisti passino in radio. È un momento storico importante per la musica pop in Italia, perché finalmente in radio non si sente solo il vincitore di qualche talent, ma anche gente che fa gavetta per anni e che nella sua cameretta ha scritto bellissime canzoni. Non so se è una questione di sperimentazione, al contrario forse è una presa di coscienza di artisti come noi che non si vergognano più di essere pop.

Cosa devono aspettarsi i vostri fan per il futuro?
Per il futuro non lo so, stiamo vivendo il presente al massimo e questo ci piace. Quello che i fan possono aspettarsi dal tour sono gli Otaghi all’ennesima potenza. Chi ama il nostro linguaggio e la nostra pasta, con questi concerti potrà capirne l’essenza e vedere tutti i nostri lati. Io lo consiglio molto…ovviamente! (ride n.d.r.)

La band sarà in tour dal 10 febbraio nei principali club italiani: sopri tutte le date.

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Vincenzo Cozzolino
Nato nel 1995 nella terra degli Etruschi, ma nel mio sangue scorre il fuoco del Vesuvio. La musica fa parte della mia vita fin da quando, da bambino, mio padre mi fece conoscere Freddie Mercury. Dal 2014 organizzo uno dei festival musicali alternative più famosi del centro Italia. Passo il tempo suonando il basso e guardando le mie serie tv preferite.