Riccardo Fogli. Un’autobiografia con cuore in mano

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Riccardo Fogli
© Foto: Riccardo Medana

È appena arrivata in libreria un’autobiografia intitolata Un uomo che ha vissuto, con un sottotitolo scontato, o se preferite obbligato, Storie di tutti i miei giorni, che ricalca quello del suo più grosso successo da solista, la canzone con cui trionfò a Sanremo nel 1982, nove anni dopo aver fatto la più grande cazzata, professionalmente parlando, della sua vita: aver lasciato i Pooh, dei quali era stato il bassista-cantante dal 1966 al 1973. Ormai l’avete capito che sto parlando di Riccardo Fogli, quello che lo scorso anno è stato “ripescato” dai sui “fratelli” Pooh per il tour del cinquantenario, il tour col quale hanno messo la parola “fine” a una carriera semplicemente straordinaria.

In questo libro, edito da Sperling & Kupfer (192 pagine, 17,90 €), Fogli si racconta col cuore in mano. Non dice proprio tutto, ma quel che racconta lo fa senza reticenza. Per esempio, è bello scoprire che alla non più tenera età di 62 anni ha deciso di tornare a scuola per prendere un diploma da ragioniere, quello che sua mamma tanto aveva desiderato per lui. Racconta dei problemi di bullismo subiti da ragazzino quando (per un breve periodo) lavorò come operaio alla Piaggio di Pontedera. E narra di come diventò padre per la prima volta a 46 anni: era convinto di essere sterile, ma si sbagliava.

Naturalmente ci sono successi e insuccessi, sia negli anni iniziali con i Pooh, sia come solista. E riflessioni talvolta piuttosto amare, ma mai deprimenti. Una delle pagine più significative, a mio avviso, è la numero 132, dove sostanzialmente fa un bilancio della sua vita: «Questa è la mia esistenza oggi, il mio mondo meraviglioso, la mia dimensione semplice e verace. Perché questo in fondo è ciò che sono: il cantante della gente comune, il ragazzino che lavorava alla Piaggio, che vulcanizzava le gomme, che faceva il chierichetto e abitava nella ex bottega di un barbiere. Sono il cantante della vita reale, so scrivere solo di quello. Posso ritrovarmi su un palco in Alaska, cantare in uno stadio in Ucraina, eppure resto sempre il figlio di un operaio che votava DC, che un giorno ha appeso la tuta blu per indossare lo smoking e cantare tra i fiori del palco di Sanremo. Ero il gommista di Piombino che con gli Slenders tentava di sfondare, che aveva trovato il successo con i Pooh e che ha avuto il coraggio di cercare una propria voce e crearsi una propria strada. E da qualche parte sono lo stesso ragazzo che oggi accompagnava Michelle di quattro anni alla lezione di danza».

Oggi, racconta qualche pagina più in là, «se non rispondo al telefono è perché sono impegnato, ma non al mixer, piuttosto con la manutenzione delle motoseghe o del trattore. Certo, nella testa ronza sempre la musica, l’idea delle canzoni. Ma è un sottofondo alla mia vita, non l’unica ragione di vita».

La sua autobiografia Riccardo aveva iniziato a scriverla a quattro mani con Tommaso Labranca, scomparso all’improvviso lo scorso agosto. Così ha ultimato il lavoro assieme a uno dei più stretti collaboratori di quel lucido intellettuale, Luca Rossi. In ogni caso la lettura corre via agile.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".