Gabbani: «A Sanremo con un pezzo accattivante che fa riflettere» (Intervista)

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L’anno scorso, con Amen, aveva conquistato tutti, piazzandosi al primo posto della classifica e aggiudicandosi la vittoria di Sanremo Nuove proposte. Prova subito il colpaccio, Francesco Gabbani, questa volta tra i big, portando sul palco dell’Ariston Occidentali’s karma, brano che anticipa il suo nuovo album, in uscita nei prossimi mesi.
La nostra intervista:

Secondo anno consecutivo a Sanremo, ma questa volta tra i big. Quali sono le tue sensazioni a pochi giorni dall’inizio?
Sono molto emozionato e, allo stesso tempo, felice, perché pensare di tornare su quel palco che mi ha regalato tante emozioni e a distanza di appena un anno per me è una grande gioia. Non era scontato che ci fossi anche quest’anno e quindi devo ringraziare Carlo Conti, che mi ha scelto nuovamente. Credo che sia un’altra grandissima opportunità per me: l’anno scorso ho avuto modo di scoprire che Sanremo è una bellissima vetrina per chi fa musica, grazie alla quale ho avuto delle belle risposte dalle persone che hanno iniziato a conoscermi in quella settimana. Quest’anno spero di ricevere delle conferme e, allo stesso tempo, di farmi conoscere a un pubblico ancora più vasto.

Il pezzo che presenterai, Occidentali’s karma, porta la tua firma. Ce ne parli?
Sono molto contento di questo brano perché, un po’ come Amen, rappresenta una formula con cui mi piace fare musica, vale a dire un connubio tra l’essere accattivante dal punto di vista melodico e del ritmo, trattandosi di un brano in grado di far ballare, con una melodia orecchiabile, e il far riflettere con un testo che, ironicamente, può essere spunto per una riflessione sul modo di vivere di noi occidentali. La canzone parla infatti del tentativo degli occidentali che, oppressi da un modo di vivere votato all’apparire, cercano un po’ di serenità nella pratica di discipline tipicamente orientali, come lo zen o lo yoga… con risultati spesso molto goffi! E questo ci fa capire il nostro essere “turisti” delle culture altrui.

Il pezzo anticipa il disco che uscirà nei prossimi mesi. C’è un tema che accomuna le tracce dell’album?
In realtà le tematiche del disco sono piuttosto trasversali: a me piace analizzare la nostra esistenza in tutte le sue sfaccettature. Il collegamento è la ricerca del senso di se stessi e della vita, il tutto visto da diverse prospettive. Nel fare musica, io cerco di esprimere quello che sono e come mi approccio alla vita, nella mia esasperante ricerca di un senso.

Una ricerca piuttosto complessa…
Certo, però credo che alla fine, anche se su vari livelli, tutti siamo spinti da questa motivazione, tutti cerchiamo di capire quale sia il senso della vita. Certo, non sono vicino a una risposta e forse non lo sarò mai, ma credo che il senso sia insito nella ricerca dello stesso: il senso della vita consiste nella sua ricerca!

Tu sei uno dei pochi giovani arrivati al successo senza essere passati da un talent show. Qual è stata la tua gavetta?
La mia gavetta è stata piuttosto lunga, visto che faccio musica da quando ero piccolo: ho iniziato a scrivere canzoni quando avevo appena 11-12 anni! È una passione che mi sono portato dietro fino ad oggi, iniziando con il gruppetto del liceo, poi suonando le cover nei vari locali e, intorno ai 20 anni, facendo le prime esperienze discografiche, che sono state formative anche se logicameente non mi hanno portato al successo. Insomma, ho vissuto step dopo step il percorso canonico per un cantautore.
Non ho mai partecipato a un talent show, ma non perché rifiuti il concetto di talent, trattandosi oggi di un modo innegabile per “diventare artisti”. Ma credo che il talent sia un percorso dedicato a chi è interprete. Io invece sono un cantautore, canto le mie canzoni, e quindi non ho mai considerato la possibilità di intraprendere questa strada per farmi conoscere.

Visto che ci sei passato lo scorso anno, cosa consiglieresti oggi ai ragazzi di Sanremo in gara tra le Nuove proposte?
A quei ragazzi consiglierei di vivere Sanremo come una bella esperienza di vita, senza crearsi troppi problemi su come sarà e come potrà andare. Io l’ho vissuto così, come un’avventura. Viverselo spontaneamente, perché credo che la spontaneità sia il valore più bello per chi fa musica: un artista che ha qualcosa da dire deve dirlo essendo se stesso al 100%, quindi essendo spontaneo.

L’anno scorso hai vinto. Obiettivi per quest’anno?
Beh, intanto partecipare! Anche il semplice fatto dell’essere nel cast la considero una vittoria, perché il condividere il palco con artisti che, come Fiorella Mannoia, sono stati un esempio per me e le cui canzoni sono state la colonna sonora della mia crescita è un grande motivo d’orgoglio. Poi ovviamente mi auguro di arrivare quantomeno in finale, ma non mi creo troppe illusioni.

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe ’93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all’Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.

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