Francesco Guasti:”Vi racconto il mio Universo” (intervista)

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La 67esima edizione del Festival di Sanremo è ormai vicinissima, e gli artisti sono in pieno fermento. In modo particolare, l’emozione si raddoppia se si parla delle Nuove Proposte, che calcano il palco sanremese per la prima volta. Un caso a parte, però, è Francesco Guasti, noto al pubblico televisivo dei talent grazie a The Voice of Italy, e che pur essendo alla sua prima esperienza all’Ariston, vanta già una lunga carriera fatta di gavetta, locali e tanti concerti. Un ragazzo toscano di 34 anni, vivace e sincero, che si presenta al Festival con il suo brano Universo, che dà anche il titolo al suo primo album in uscita il 10 Febbraio per Universal. Un disco che già dalla copertina racconta l’universo di Francesco attraverso delle immagini  a cui lui si rivolge con in spalla una dolce caricatura, quella del suo cane Maggie che lo ha lasciato un anno fa. Su tutti, Francesco ringrazia la propria famiglia perché “hanno sempre creduto in me”.

Ci siamo fatti raccontare le emozioni che precedono un evento così importante e cosa significa per Francesco fare musica.

Partiamo subito da questa avventura sanremese imminente. Cosa ti ha spinto a partecipare al Festival?non è una scelta così scontata, soprattutto per un cantante come te che di tradizionale non ha nulla.
Io ho sempre seguito il Festival da ragazzino. Con la famiglia ho sempre fatto un gruppo d’ascolto dal divano a guardare Sanremo. In qualche modo ho sempre sognato di salire su quel palco perchè penso che in Italia, al giorno d’oggi, è rimasto uno dei pochi palchi dove portare la propria musica. Ormai tanti purtroppo non ci sono più, e non ci sono più grandi possibilità oltre al Festival. E quindi per me è sempre stato un punto di “arrivo”, un traguardo, che poi in realtà è più un punto di partenza. Però appunto è importante per far conoscere la propria voglia di fare musica.

Oggi farsi conoscere diventa sempre più difficile e bisogna utilizzare ogni canale possibile…
Oggi i canali più facili e diretti sono quelli di internet, però sai internet secondo me è troppo grande. Talmente immenso che non è così facile. All’inizio era abbastanza semplice farsi conoscere se uno aveva un po’ di intuito, un qualcosa di nuovo. Adesso ci sono talmente tante cose e tutti possono essere tutto e fare tutto su internet, quindi sta diventando una cosa un po’ complessa. Quindi da un certo punto di vista il Festival è rimasto una cosa molto importante per noi cantanti, per noi che scriviamo e portiamo la nostra canzone in giro. Tante volte mi chiedono quello che faccio e quando dico che faccio il cantante, “l’artista”, mi dicono Si ma il lavoro vero qual è?Per cui Sanremo ti dà la possibilità di un timbro importante, di farsi un’etichetta di artista. Non è importante vincerlo, è importante esserci che è molto diverso.

Inizi la tua avventura per farti conoscere al grande pubblico partendo da un talent, The voice of Italy.E anche questa non è una scelta semplice, nonostante oggi sia ciò che va per la maggiore, soprattutto perchè davvero in un talent come The voice la prima cosa che viene giudicata è la voce.
In questo caso è stata una scelta casuale, è stato il talent a scegliere me, che mi ha cercato. Io suonavo in un locale con una band e mi hanno chiesto di partecipare ai provini, ma io non sapevo nemmeno cosa fosse The Voice. Ho fatto la prima edizione che non aveva ancora molta pubblicità in Italia. Per me è stato un po’ un buttarmi in una situazione un po’ strana. Io vengo dai live, dai gruppi…da cose diverse dai talent e quindi insomma davvero è stato il talent a cercarmi. Fra l’altro ho partecipato all’età di 30 anni, quindi non giovanissimo, con già un’esperienza di palchi. Molti mi dicono che è una scorciatoia, secondo me è un modo per farsi conoscere. Per me il talent, come dico sempre, è come una fiche da inserire nel bagaglio personale, un modo come un altro per arrivare alla gente. Allora tutti quelli giovani che hanno le pagine seguite da 300mila persone, fanno video di cover degli artisti del momento?per esempio, Justin Bieber…Anche quello è un modo per farsi conoscere in un modo “più veloce”. Ci sono vari modi per farsi conoscere, e uno di quelli può essere il talent, che ripeto, va preso come una palestra, e non come un punto di arrivo come pensano molti, che poi quando le telecamere si spengono si ritrovano un po’ in difficoltà. Io non sono arrivato a Sanremo grazie a The voice, ma per un mio percorso.  E ci sono arrivato dopo diversi anni. The Voice è stato un passaggio. C’è stata una costruzione mia, un modo di migliorarsi sempre, di sperimentare, cosi’ come ho fatto con Universo.

Tu appunto hai alle spalle una gavetta importante fatta di live e tanti anni di scrittura, quindi non è stato un qualcosa di automatic ma delle fasi ben precise. Quanto ha contato proprio la gavetta per arrivare a Sanremo e l’esperienza accumulata?
Sicuramente molto, più che altro per affrontare un palco così importante. Avessi avuto 18 anni, fatto un talent e la settimana dopo o l’anno dopo mi ritrovavo a Sanremo, sicuramente gestire tutta questa situazione sarebbe stato più complesso, sia da un punto di vista artistico che emotivo. Probabilmente questa cosa mi dò un po’ più di forza, di serenità. Devo cercare di immaginare l’Ariston come un palchettino di quando ho iniziato che ero veramente piccolo, davanti a 10 persone e dove in giuria c’era anche il mio babbo. Non sarà così facile, però ci devo riuscire.

Come hai scelto di presentare a Sanremo proprio Universo?
Universo racconta un po’ anche della porta in faccia dello scorso anno. Quando l’ho ascoltata per la prima volta al provino, ho subito detto “Questo è quello per il prossimo Sanremo”. L’avevo proprio sentita come la canzone giusta, per me e per affrontare questa avventura. Parla di me non soltanto di me, ma della mia generazione, quella dei trentenni, che troppe volte anche nel mondo del lavoro si sentono dire di essere un po’ vecchi per sognare, per crearsi una famiglia, che va in banca e il mutuo non te lo danno. Diventa tutto molto complesso.Si è adulti ma giovani. Io dico sempre che si è giovani con esperienza. Poi però la cosa assurda è che andiamo in pensione a 70 anni. A 34 anni non mi sento assolutamente vecchio, però appunto sicuramente giovane con esperienza. Ho voluto raccontare un po’ della mia generazione. Bisogna essere pronti, avere scarpe comode per correre verso il proprio presente, sperando che possa diventare il nostro futuro.

Una canzone che comunque non rientra nei canoni sanremesi.
Soprattutto nella costruzione della canzone, per esempio, il ritornello non esplode entro il minuto come di solito accade. Non rientra nello schema AbAb poi c’è lo special e finisce di nuovo con B. Abbiamo cercato di fare qualcosa di diverso. La seconda strofa cambia totalmente mood musicale, quindi la canzone è strutturata non proprio a livello sanremese, ma sono dell’idea che comunque non c’è più questo stereotipo di portare le canzoni per forza sanremesi. Penso per esempio lo scorso anno ha vinto Gabbani con una canzone totalmente non sanremese, e questo è successo soprattutto grazie a Conti.

Qual è il tuo training per questa settimana così impegnativa?
Il training è quello di fare dei grandi respiri (ride n.d.r). La mattina mi sveglio e corro, che penso sia la cosa più pesante del mondo. Insomma, cerco di tenermi in forma e di stare il più sereno possibile. Per fortuna ho tanti impegni, un insieme di tante belle cose che porterò poi con me per un bel po’ di tempo. Vivi tante cose nuove, fai tante interviste, son cose che comunque ti fanno veramente piacere e che hai sognato per tanto tempo. Avere uno spazio così importante con una tua canzone è davvero gratificante.

Cosa dobbiamo aspettarci invece dal tuo disco, Universo?
Ho cercato di spiegare in queste 9 tracce il mio universo, quello che mi circonda. Perché poi ognuno di noi ha il proprio, ognuno ha le proprie amicizie, inimicizie, l’amore, tutte le cose che ci circondano. Ho cercato un po’ di raccontare il mio mondo, la mia società. Ci sarà la canzone d’amore, ci sarà la canzone che parla del social, ci sarà una canzone che parla anche un po’ di Sanremo. Ascolterete tutto presto.

Hai deciso di esporti a 360gradi ed è molto bello affinché anche chi non ti conosce possa vedere parti di te nuove.
Si,farsi conoscere è fondamentale, per far in modo che le persone possano anche rivedersi nel tuo raccontarti e affezionarsi. Non serve costruire barriere, io sono così, un bischero, come si dice in toscana, tranquillo, che riesce a fare il lavoro che ama tanto e spera di farlo al meglio possibile.

Hai qualche rimpianto?
Sicuramente sì, ho avuto tante occasioni che a volte non ho utilizzato perché probabilmente ero legato a determinate persone che in qualche modo mi frenavano. Alcuni iniziano a fare musica per hobby, io invece ho sempre visto la musica come una cosa molto più seria, come un lavoro. A volte anche mi son fidato di persone che non mi hanno valorizzato. Questi sono errori che poi ti danno la possibilità di migliorarti. Secondo me poi, nel mondo della musica si dovrebbe avere più la voglia di collaborare con gli altri, e mettere da parte gelosie e antipatie.

 

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.