Billy Lynn. La guerra è in casa

Se Eastwood ha fatto “Le bandiere dei nostri padri”, Ang Lee ha fatto “I video dei nostri figli”

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Billy Lynn – Un giorno da eroe
di Ang Lee
con Joe Alwyn, Kristen Stewart, Chris Tucker, Garrett Hedlund, Makenzie Leigh.
Voto 7

La cinepresa abbandonata da un operatore in un angolo polveroso dell’Iraq ha rivelato che il soldato Billy Lynn della squadra Bravo è corso da eroe a salvare il suo sergente sotto il fuoco nemico e ha affrontato in corpo a corpo un avversario. Quindi il soldato Billy Lynn è un eroe della guerra in Iraq e gira l’America accompagnato dai membri della squadra Bravo e da un sergente caustico che fa da tampone tra i ragazzi e l’organizzazione di propaganda (l’altro sergente non è sopravvissuto). Ora affrontano l’altro nemico: gli americani che usano i reduci, quelli che si aggrappano all’eroismo, quelli che lo deridono, i parenti. Il soldato Billy Lynn sta per andare fuori di testa in diretta nazionale il giorno del Superbowl in pieno Texas. Questa è la cronaca di un suo giorno di guerra “in casa”, prima di decidere se diventare il divo di un film fantomatico o ripartire per il fronte. Ang Lee, autore che sembra non appartenere a nessuna cultura e le usa tutte (La tigre e il dragone, Brokeback Mountain, Vita di P), stavolta “usa” un romanzo di Ben Fountain (Billy Lynn – Un giorno da eroe) per comporre una variante del tema di Flags of our Fathers di Eastwood (i soldatini della famosa foto di Iwo Jima portati in tour di propaganda): la variante, visto che tutto parte da una ripresa fortuita, è tecnologica: la versione che Ang Lee ha voluto per esprimere il caos della testa di Billy (ma che vedremo così in poche sale) è a 120 fotogrammi al secondo in 4K: ovvero, il massimo possibile della definizione per rappresentare la follia del circus mediatico che abbraccia i reduci e quella dei reduci ossessionati dai flashback. Probabilmente al cinema vedrete la versione “standard”: la giornata di un ragazzo qualunque in divisa, assediato dai fantasmi di tutti quelli che vogliono ricavare qualcosa da lui e dal ricordo del sergente (mistico e insieme molto concreto) che lo trattava come Krishna incarnato trattava l’eroe perplesso del Bhaghavadgita di fronte alla battaglia. Nella battaglia della vita (lo “Yoga dell’azione”) non ci sono vincitori o vinti, nonostante i dialoghi a volte incandescenti o comici, e non ci sono attori principali. Cioè non ci sono eroi, neanche nel male. Figurarsi nel bene. Certo che farlo dire al muscolare Vin Diesel poteva venire in mente solo ad Ang Lee…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori