Emanuele Dabbono. Dal no alla Sony al sodalizio con Tiziano Ferro (Intervista)

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Cantautore, autore, scrittore, poeta. Un terzo posto a X Factor nel 2008 e il “no” a un contratto con la Sony. E poi uno stabile sodalizio con Tiziano Ferro, per cui ha scritto tre pezzi nel suo recente album Il mestiere della vita. Nel mezzo, 1.592 canzoni (avete capito bene!), e scusate se è poco per un artista che è appena approdato nel “magico mondo degli ‘anta“.
Emanuele Dabbono ha la voce e l’entusiasmo di un ragazzino. Parla velocemente, usa le parole come fossero uno scherzo, non finge indifferenza quando gli si fa notare che domani Tiziano Ferro presenterà nuovamente sul palco dell’Ariston un pezzo che porta la sua firma, come già avvenuto due anni fa. Emozione e divertimento sembrano le due parole chiave del suo modo di scrivere (e di vivere, che poi forse si sovrappongono). Ecco la nostra intervista.

Mi puoi parlare di quando hai iniziato a scrivere canzoni?
La mia è una storia un po’ da favola. Mio padre lavorava come operaio in una tipografia in cui stampavano libri di Asterix e spesso, quando tornava a casa, ci portava dei libri “sbagliati”: libri rilegati benissimo, ma in cui c’erano delle pagine bianche a causa di alcuni errori di sistema. E allora, ancor prima di imparare a scrivere il mio nome, quando avevo appena 5 anni già riempivo queste pagine con parole, disegni e qualsiasi altra cosa mi venisse in mente. Poi sono iniziati i racconti, le poesie… e adesso siamo alla canzone numero 1.592! Insomma, la mia è una passione nata in maniera molto naturale, come se fosse “caduta dal cielo”.

Infatti tu scrivi sia canzoni che poesie. Quando decidi se un testo sarà accompagnato da una musica o rimarrà così?
Molte volte sono proprio le parole a deciderlo al posto tuo.
Dopo tanti anni da “amanuense”, ora ho scoperto il magico mondo delle note sul cellulare. Il telefonino lo portiamo sempre con noi e quindi tramite le note posso segnare ogni mio pensiero in qualsiasi momento: mentre aspetto in coda, quando sono dal medico… Appena mi viene un’idea, la annoto subito! E tante volte sono proprio le parole a decidere se si tratta di una canzone o di una poesia. Ormai scrivo quasi sempre utilizzando delle assonanze, servendomi di suoni che somigliano sempre più alla forma cantata. Quando invece mi capita di scrivere delle parole che non hanno dei “rimbalzi”, allora so già che sarà qualcos’altro.

Nel 2008 ti sei classificato terzo a X Factor e hai rifiutato un contratto discografico con la Sony. È stata una decisione che hai preso sul momento o che avevi preso sin dall’inizio? Te ne sei mai pentito?
Non me ne sono mai pentito e, senza voler peccare di snobismo, i fatti poi mi hanno dato ragione. Io non sapevo niente di X Factor, avendo partecipato alla sua prima edizione. Mi sono iscritto semplicemente perché la pubblicità diceva che in palio c’era un contratto discografico con la Sony. Io già all’epoca avevo scritto centinaia di canzoni: magari erano brutte, ma comunque erano mie, e quindi ho pensato che quella fosse la mia ultima occasione e mi sono iscritto. Poi, quando sono entrato nel programma e ho capito che mi sarei dovuto cimentare con le cover, sono rimasto un po’ deluso. E arrivato in finale, quando la Sony mi ha proposto un contratto per incidere un ep di cover, non ho avuto il minimo dubbio e ho rifiutato. Mi è stato detto che ero pazzo, e in effetti si è trattato di un episodio rimasto isolato nella storia del talent. Però credo che sia stato giusto così: sarebbe stato poco dignitoso, per me, accettare, dato che il mio obiettivo era proprio quello di far conoscere la mia musica.

Sei sia cantautore che autore per altri interpreti. Quando c’è il momento del “distacco” dalla tua canzone quali sono le tue sensazioni? C’è un po’ di dispiacere?
Da tre anni, da quando sono a contratto con Tiziano Ferro, ho scoperto la bellezza infinita dell’essere autore per altri artisti. Io mi considero un privilegiato nel panorama autorale italiano, perché il fatto di essere davvero solo “io e lui”, “lui ed io” mi permettere di non dover cercare di “cucire addosso” a qualcuno una canzone. Le linee guida che abbiamo, infatti, sono “Scrivi una bella canzone, che duri, che possa essere importante e che possa avere una storia lunga”. Di conseguenza, appena scrivo una canzone spero sempre di aver fatto centro, che possa arrivare nel quotidiano della vita delle persone e spero che a cantarla sia una voce come quella di Tiziano, artista da un carisma eccezionale. Questo è successo con Incanto e sta succedendo con Il conforto: sono delle gioie a cui io da solo, con le mie gambe, non potrei mai arrivare. Io continuo a vivere orgogliosamente nella mia provincia, nella west coast ligure, ma di tutto questo sono infinitamente grato.

Com’è nata la collaborazione con Tiziano?
In realtà, il nostro primo incontro risale al 1998, quando fummo scartati in finale dall’Accademia di Sanremo. Però, Alberto Salerno ci mise comunque sotto contratto e ci fece lavorare con Michele Canova. Poi Tiziano ha intrapreso il percorso che tutti conosciamo, diventando meritatamente una super star mondiale. Io invece ho fatto un cammino diverso, più distante dai riflettori: ho pubblicato due dischi in italiano, uno in inglese, due libri, sono andato a suonare negli Stati Uniti. Insomma, esperienze completamente diverse che poco hanno avuto a che fare con il successo. Finché non ho rincontrato Tiziano proprio alla finale di X Factor: lui, infatti, aveva composto con Roberto Casalino Non ti scordar mai di me (cantata da Giusy Ferreri, ndr.), e quella fu l’occasione per rivedersi a distanza di tanto tempo. Lui mi disse: «Ti terrò d’occhio» e fu di parola, dato che 5 anni dopo mi fece firmare per lui!

Tra pochi giorni Tiziano tornerà a Sanremo per la seconda volta con un tuo pezzo. La prima volta ti aveva citato dal palco dell’Ariston. Quali sono le tue sensazioni oggi?
Mi sembra di vivere su un ottovolante! Questa volta sarò in platea e me la voglio godere: un po’ come quando vai al cinema per vedere il sequel di un film che stai aspettando da anni, curioso di sapere come andrà a finire. Ho una gioia nel cuore talmente grande che spero proprio di “godermela”. E poco importa se farà o meno il mio nome, ci saranno le nostre parole a parlare di noi.

C’è un aneddoto che ci vuoi raccontare sulla vostra collaborazione?
C’è un episodio che non ho mai raccontato a nessuno e che risale a ben 17 anni fa. Prima che uscisse Rosso relativo, visto che sia io che Tiziano avevamo lo stesso produttore e andavamo a registrare i nostri provini da Michele Canova e visto che lui già apprezzava il mio modo di scrivere, mi chiese di comporre qualcosa con lui. E in effetti scrivemmo due canzoni insieme, anche se poi non se ne fece nulla. Però è un ricordo bellissimo che mi fa sorridere ogni volta in cui ci ripenso. Ricordo che all’epoca pensavo che un domani avrei potuto dire di aver lavorato con Tiziano agli albori della sua carriera, prima che diventasse la super star internazionale che è oggi. Ed è stato proprio così. È una storia che secondo me ha del magico!

Tornando ai pezzi che hai scritto con Tiziano e parlando di Valore assoluto, è stato difficile per te affidare una canzone dal testo così intimo e importante a un’altra persona?
Intanto, posso dirti che non vedo l’ora che esca come singolo, perché tra le tre canzoni alle quali ho partecipato in questo disco è quella che sento più vicina a me e al mio mondo, e credo che dal vivo si rivelerà una vera bomba. Ogni volta che arriva il ritornello, provo sempre quella sensazione da “Wow ce l’abbiamo fatta, qui succede qualcosa veramente!”. Insomma, spero che la gente la abbraccerà come ha fatto con Il conforto.

Parafrasando proprio Il conforto, cos’è che a te dà conforto?
Soprattutto le persone. Però anche quegli attimi trascurabili per molti, ma che a me regalano felicità e che considero importantissimi. Magari i piccoli momenti in cui sono da solo con le mie figlie. O in cui faccio qualcosa che amo, come scrivere una canzone, che per me è un’urgenza, una passione, un’estensione di me. Qualcosa che ho sempre fatto e che continuerei a fare anche se non fosse il mio lavoro, anche se non avessi firmato nessun contratto. E probabilmente se non sapessi suonare uno strumento, comunque mi inventerei il modo per imparare qualcosa. Però sempre scrivendo delle parole: è più forte di me!

Sei cantautore, autore, scrivi libri, poesie. Cosa ti inventeresti di nuovo?
I sogni sono il privilegio delle persone libere e quindi mi do la possibilità di sognare anche cose che magari non realizzerò mai. In fin dei conti, è la stessa cosa che succedeva quando, da bambino, dicevo di voler scrivere e cantare canzoni. Ecco, le stesse persone che sentendo quelle parole mi ridevano in faccia ora dicono di essermi amiche.
Comunque, mi piacerebbe fare il doppiatore, mi accontenterei anche di una piccola esperienza. E poi ho scritto un soggetto per un cartone animato e… chi lo sa, non si può mai sapere cosa ci riserva il futuro!

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.