La La Land e i muscoli spompi dell’America autoreferenziale

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Pazientemente e inesorabilmente, in una domenica piovosa e fredda, mi sono recato al cinema Astra di Modena a vedere la corazzata che è rappresentata da La La Land, candidato a 14 premi Oscar.

Mentre i prodigi dei dollari spesi nella produzione della pellicola scorrevano abbondanti, fin dalla prima scena, mi sono reso conto che il film mi provocava un’inedia totale. Nessuna emozione passava dallo schermo al cuore, solo delle domande. Neppure l’incazzatura.
Che cosa avrebbe pensato Woody Allen vedendo il film? Cosa avrebbe detto il genio occhialuto vedendo sullo schermo il regista di La La Land seguire una sorta di fascinazione che lui ha ampiamente e continuativamente utilizzato che prevede un certo tipo di musica e una narrazione di questo tipo?
Ecco, questo mi piacerebbe molto sapere.

Altra curiosità è legata alla difficoltà che il regista Chazelle ha incontrato rispetto alla partenza del progetto, il cosiddetto musical è davvero un genere che chiunque snobba in partenza e, aggiungo io, ne ha ben donde.
L’idea di quei film ove ogni tanto, senza alcun senso, qualcuno passa dalla recitazione al cantare e alla danza. Ho negativamente i brividi solo al pensiero.

Eppure qualcuno è riuscito a piegare queste convenzioni: penso a Dancer in the Dark di Lars Von Trier e ad altri.

Vi ricordo, inoltre, che potete veder su YouTube Dancer in the Dark integrale. Ne vale la pena.

Il successo di Whiplash, film dal contenuto fortemente fascistoide, anche se imperniato su una storia che è il tipico romanzo di formazione a tinte romantiche e forti, ha fluidificato la strada verso la produzione di questo lavoro tutto sommato inutile.

Prove attoriali che banalmente ci fanno pensare al professionismo tipico del cinema capitalistico americano, senza una reale necessità interiore a muovere nulla, né un muscolo facciale o un neurone che trasmetta qualcosa di diverso del potere del dollaro: il potere della pecunia olezzante di far sì che si finisca impigliati in una manovra che, infine, ci porta a dare una possibilità al film.

Mi è venuto in mente un regista che ha giocato con il musical sapendo come saltarci fuori, è Francis Ford Coppola e il film è Un Sogno Lungo Un Giorno,  impossibile racconto di un’esperienza romantica, portato a termine usando degli ingredienti musicali leggermente diversi: parlo di un certo Tom Waits e un racconto che usa i toni emotivi giusti.

Certamente La La Land è un film in linea con l’attuale momento culturale mondiale, caratterizzato da una poca necessità intellettuale di raccontare una cosa, ma una forte, fortissima, inequivocabile necessità di far girare l’economia che sottende alla produzione.
Dedicato ai sognatori?
Dedicato agli avvocati e commercialisti, forse.
Autoreferenziale verso un’America che non è inizio e fine di tutto, ma uno dei posti dove puoi decidere di tentare di seguire i tuoi sogni, senza dimenticare che i sogni non ce li hanno solo quelli di Boulder City o Boston, ma ce li hanno anche loro insieme a quelli di Lamezia Terme, Baghdad e Vladivostok, just to say.

Sicuramente La La Land sbancherà al botteghino, lo sta già facendo e sicuramente le statuette saranno tante, ma il risultato non cambia.

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!
  • Luca Brasi

    una delle più brutte recensioni mai lette in vita mia.