Michele Bravi: “Il mio percorso di costruzione” (intervista)

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Michele Bravi, in gara nella sezione Big della 67esima edizione del festival di Sanremo con il brano Il diario degli errori, spicca per dolcezza e sincerità. Ha deciso di presentare al Festival un brano in cui raccoglie “tutti gli errori degli ultimi anni”, e di raccontare il suo percorso di costruzione artistica e personale. Appena ventenne, ha l’entusiasmo e la maturità per affrontare una prova così importante come il palco dell’Ariston. Una carriera musicale che va ad affiancarsi a quella di you tuber, la voglia di raccontarsi a 360 gradi senza remore attraverso i social ma soprattutto grazie ad un disco, Anime di carta, in uscita il prossimo 24 febbraio. Un percorso fatto di scelte importanti, la costruzione della propria identità con la calma dovuta, dopo il successo e la vittoria di X Factor tre anni fa. Tutto questo e sicuramente di più è Michele Bravi, che ci ha raccontato di sé e della sua voglia di cantare.

Come hai scelto di presentare al Festival Il diario degli errori?
Mi piaceva l’idea di portare su quel palco tutte le scelte sbagliate. Perché di solito c’è un po’ questo mito della perfezione che uno vuole crearsi intorno. Invece io ho capito che quando canto voglio e devo mettermi completamente a nudo. E quando lo fai, mostri tutti quanti i tuoi limiti . Quindi è venuta fuori l’idea di questo diario degli errori, in cui tutte le scelte sbagliate vengono riassunte. E tutto questo è diventato una canzone, il riassunto esatto degli ultimi tre anni , dal punto di vista professionale e umano. Il racconto che questi tre amici hanno fatto di me. Per me è un pezzo molto importante e io ci credo tanto e spero  che riesca ad intercettare tutta l’emotività che sto cercando di incontrare.

Per la serata delle cover,invece, hai scelto di interpretare La stagione dell’amore di Battiato.
Battiato è uno dei più grandi, anzi, forse il più grande sperimentatore sonoro in Italia, quello che più fra tutti ha indagato il suono e l’elettronica. Poi ha anche il fatto di essere un autore incredibile, quindi lega la parte elettronica la filone più cantautorale. Io poi ho scelto il pezzo potremmo dire più pop di Battiato. Il testo puoi leggerlo in due modi: accogliere la poesia della semplicità del testo stesso, oppure attaccarci sopra la tua vita e scriverci sopra le tue esperienze. La stagione dell’amore ha tante forme, io ovviamente racconto quella che posso raccontare, quella che puoi vivere a 20 anni. Se cantassi quel pezzo fra 10 anni non sarebbe più la stessa cosa. Però la stagione dell’amore, lo dice anche lui, viene e va, quindi è la stagione della vita. A me piaceva un po’ raccontare se vuoi la mia nuova generazione attraverso gli occhi di chi aveva già capito la modernità.

Sei stato molto sincero nel raccontare un percorso non facile, della “pausa” che hai voluto prenderti soprattutto per te stesso dopo X factor. Credi sia stata una scelta giusta ad oggi o cambieresti qualcosa?
No, non cambierei nulla. Sono sincero, non parlerei nemmeno propriamente di pausa , perché comunque io in questi tre anni mi sono fatto in 4 per costruire una mia identità musicale. Più che pausa è stata, se vuoi, una gavetta, per quanto non voglia sembrare irrispettoso per chi la gavetta l’ha fatta davvero. Ovviamente essendo cambiati i tempi ed essendo cambiato il mercato, è cambiata anche la forma di fare gavetta. Però io assolutamente non cambierei niente, nel senso che io in questo momento mi sento di aver trovato la dimensione giusta per poter raccontare le cose esattamente come le voglio raccontare. E io credo che un pezzo così importante non sarebbe mai venuto fuori se non ci fosse stato un certo tipo di lavoro su me stesso, sul mio percorso, sulla mia dimensione musicale, sul mio modo di lavorare. Per cui, per quanto non neghi la difficoltà di questi anni- perché poi è facile guardarli da fuori ma ti dico che vivendoli internamente è stato estremamente difficoltoso affrontare a 20 anni la durissima realtà del mercato discografico- sono talmente tanto contento e soddisfatto in questo momento che dico che forse il gioco vale la candela.

Già precedentemente hai detto che hai trovato una tua identità musicale, hai aperto un canale you tube, hai azzerato tutto ed è come ti fossi ricostruito. Un esempio forte per chi vorrebbe arrivare ad avere tutto in un secondo.
Ti correggo solo su una cosa, perché non si parla tanto di ricostruzione. A me il talent ha soltanto dato la possibilità di potermi far conoscere. Quella che ho fatto io è stata la costruzione. Io di base non avevo un’identità. Affrontando il percorso musicale a 17 anni , ovviamente avevo bisogno di capire bene quale poteva essere la mia dimensione. Non ho perso nulla, anche se può sembrare una concezione totalmente opposta a quella del post talent. Tanti mi parlano di questa perdita di notorietà, io in realtà quella cosa non l’ho mai vissuta. Non voglio essere un personaggio famoso per la sua immagine, io voglio cantare. La mia grossa problematica interiore è sempre stata trovare la giusta dimensione per la mia creatività. Quindi ci tengo a sottolineare che davvero per me è stato un percorso in costruzione. Io parlo sempre di questo viaggio in costruzione, perché davvero credo che i giovani- per quanto io mi senta un po’ vecchio dentro (ride- ndr)- debbano riscoprire questa dimensione del costruire, prima del presentarsi.

A fronte della presunzione che spesso si riscontra, questo è un discorso molto lucido e maturo.
Ti ringrazio. Io mi preoccupo un po’ poco di quello che fanno gli altri, sbaglio già abbastanza da solo mettila così (ride- ndr). Sono contento che tu abbia questa sensazione, mi fa molto piacere.

Hai raccontato che ti ha stupito che Carlo Conti abbia puntato su di te. Come mai?
Ho una grossa consapevolezza di quelli che sono i limiti del mio progetto. Mi rendo conto che avendo motivato tutta la realtà dei nuovi media, i vecchi media storcono un po’ il naso ma semplicemente perché di base non c’è mai stata una mia presentazione nitida rispetto al mondo della televisione. Quindi, tu hai una rosa di 22 posti per descrivere la musica italiana e di aprire un po’ le porte del web, questo presuppone un grande intuito e una grande modernità di analisi. Quindi devo fare da un parte un applauso, e poi dall’altra una grazie a Conti perché veramente mi ha dato, anzi, mi sento di parlare a nome un po’ di tutto il web, ci ha dato la parola rispetto a quelli che fino ad adesso hanno visto sempre il connubio web-media come inaccettabile e quasi impossibile.

Parlano di media, social e you tube, ti senti quindi a tuo agio ad usare questo tipo di comunicazione?hai mai pensato che non fosse giusto per te?
Essendo autogestiti, se avessi la minima tensione negativa eviterei di farlo. A me piace tanto condividere il mio percorso, perché credo che le cose belle si facciano sempre insieme. Me la vivo bene, per fortuna ho delle persone che sanno rispettare esattamente quella che è la mia sfera privata e quello che è invece approfondire la mia costruzione lavorativa, quindi su quello sono molto sereno.

Anche la tua partecipazione a Sanremo hai deciso di annunciarla immediatamente sui social, in modo spontaneo, esternando la tua gioia.
Se stabilisco che voglio essere nudo quando canto, non ha senso volersi per forza costruire un personaggio quando racconto quello che canto. Quindi è un bisogno di mostrare questa spontaneità, con tutti i limiti che presuppone, perché mi rendo conto che mostro molte volte quel mio lato superficiale che tutti hanno ma che si solito si tiene nascosto. Io invece ho imparato ad accettare tutti i miei lati: il momento paranoico, quello leggero, quello più ironico, drammatico. Mi interessa che chi mi ascolta possa avere l’accesso alla mia personalità a 360 gradi, perché quando canti devi raccontare un immaginario, e l’unico immaginario che posso raccontare di me è quello reale. Ci tengo che le cose rimangano trasparenti.

Intento che immagino tu voglia raggiungere anche con il tuo ultimo disco, Anime di carta.
Sono canzoni che ho sofferto molto. Con questo disco racconto un po’ un storia musicale, che è la mia storia. Ho tolto qualsiasi tipo di filtro potesse esserci fra me e l’ascoltatore. Sono ritornato ad usare la lingua in cui penso., quindi c’è una selezione di vocabolario che mi ha permesso di dare tutte le sfumature esatte di significato che io volevo dare, e quindi questa volta mi sento di poter raccontare esattamente quello che ho vissuto. Non ho difese in questo momento, nel senso che essendo così nudo sono pronto a qualsiasi cosa. Però è anche questa la cosa bella, mi sento pronto a mettermi nudo davanti a tante persone per poter raccontare esattamente quello che è. Sono riuscito a trovare esattamente quello che è in questo momento il modo per dire le cose come le voglio dire. C’è una corrispondenza esatta fra come sono le canzoni e come erano le mie idee delle canzoni.

Quindi la scrittura è stata anche in qualche modo utile?
La musica di base mi fa sempre bene, è la ragione per cui sento il bisogno di cantare. Dico sempre che se non cantassi avrei veramente bisogni di psicofarmaci pesantissimi dalla mattina alla sera (ride. ndr). Io quando canto mi sento completo.

 

 

 

 

 

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.