7 Febbraio 1964. I Beatles invadono gli Stati Uniti

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È il 7 Febbraio 1964, le 13.20 oppure, per dirla secondo gli standard americani l’1.20 PM. Il volo Panam 101 in arrivo da Londra è appena atterrato al JFK di New York, aeroporto fresco fresco di nuovo nome, dopo l’assassinio del Presidente degli Stati Uniti il 22 Novembre 1963. Sulle gradinate dell’aeroporto ci sono migliaia di ragazzine americane urlanti, mentre dalla scaletta dell’aereo scendono quattro giovani ragazzi che, sorridenti ed un po’ imbarazzati, salutano le fan scatenate. Quei quattro ragazzi, da lì a poco, avrebbero conquistato un’intera nazione: erano i Beatles.

Ogni anno, il 7 Febbraio, si celebra l’inizio della cosiddetta “British Invansion”. Da lì a poco tutti i più importanti artisti britannici iniziarono a scalare le classifiche americane, fino ad allora di puro dominio a stelle e strisce. Ma tutto ebbe inizio quando quei giovani ragazzi di Liverpool, per la prima volta, toccarono il suolo americano. Quello tra i Fab4 e gli Stati Uniti fu amore a prima vista, tanto che tutti e quattro, in momenti diversi ed per periodi diversi, vissero negli States.

Il loro arrivo fu preceduto dal lancio di “I Wanna Hold Your Hand”, il loro primo grande successo in terra americana, che vendette la cifra record di un milione e mezzo di copie in poco più di tre settimane. I Beatles, che in quel momento erano a Parigi, per una serie di concerti all’Olympia Theatre, ricevettero un telegramma dalla Capitol Records, la label che li stava distribuendo oltreoceano, che li invitava a partire al più presto per gli States per un tour promozionale che avrebbe toccato le principali città americane. Giusto il tempo di fare i bagagli e via alla scoperta di un nuovo mondo.

Il momento di maggior impatto sulla cultura americana avvenne due sere dopo, il 9 Febbraio, quando parteciparono per la prima volta all’Ed Sullivan Show, lo stesso programma che lanciò Elvis 8 anni prima. Quella sera 73 milioni di americani rimasero incollati davanti alla tv a guardare quattro ragazzi inglesi con dei capelli che suscitavano scandalo ed indignazione. Leggenda narra che a New York, durante la loro esibizione, i crimini si azzerarono, tanto che George Harrison anni dopo disse «Persino i criminali si sono presi dieci minuti di pausa in occasione dello show dei Beatles».

I Beatles rimasero fino al 22 Febbraio negli Stati Uniti, suonando a New York, Washington e Miami, ma sarebbero ritornati, a distanza di pochi mesi con un tour che, in 32 giorni, avrebbe toccato 26 città diverse tra Stati Uniti e Canada, consacrandoli definitivamente.

Quel giorno è probabilmente uno dei momenti chiave della storia della musica pop-rock, uno di quelli che ha maggiormente influenzato le generazione a venire. Tutti i grandi artisti americani hanno un ricordo riguardante quella sera. Lo ricorda bene Bruce Springsteen che nella sua autobiografia scrive “Gli dei fecero ritorno dal mare, appena in tempo. A casa erano tempi duri. Mentre l’acne mi devastava il volto, quel vecchio bastardo di Ed Sullivan, ormai trasformatosi in eroe nazionale, me la fece di nuovo. Che la battaglia abbia inizio. ‘Ladies and gentleman, dall’Inghilterra… The Beatles!’”.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.