Sanremo. Un caffè, la passerella davanti all’Ariston e la “nudità” quando sali sul palco

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Ermal Meta
Foto di Luis Condrò

Volete sapere qual è la prima cosa che ho fatto appena arrivato a Sanremo? Un caffè! Ma non di quelli presi al bar: l’ho fatto proprio con la macchinetta. È un gesto dal sapore familiare che accomuna tutti. In una situazione come questa, che per alcuni giorni ti assorbe completamente, è necessario riuscire a ricavare qualche minuto tutto per te. Ti aiuta a non perdere di vista la realtà.

Una delle domande che mi fanno più frequentemente è quale differenza c’è tra partecipare al Festival come “giovane” e come “big”. Nella mia testa non c’è nessuna differenza, perché io voglio fare sempre tutto al meglio: l’impegno che ci metto è sempre uguale, cioè al massimo delle mie capacità. Semmai la diversità è sotto l’aspetto mediatico. E poi come “big” ti fanno fare la passerella davanti all’Ariston, il che – se mi è concessa una battuta – vuol dire che prendi un po’ di freddo in più.

Ieri pomeriggio ci sono state le prove generali. Sotto l’aspetto emotivo sul palco mi sono sentito bene; anche se ad essere onesto non posso certo negare che sento un po’ la pressione della prima serata. Quel che ti aiuta è sapere che sei sostenuto dal suono di un’orchestra composta da grandi professionisti. Tutte persone che già conoscevo e alle quali ogni tanto rompo le balle. Io sostengo da sempre che se fai il musicista non impari né cresci se non sei capace di rubare dagli altri. Ovviamente al verbo “rubare” in questo caso do un senso positivo: quando hai davanti a te qualcuno che sa qualcosa non dico di più, ma di diverso, sarebbe sbagliato non “rubare” (inteso nel senso di “imparare, apprendere”).

Dodici anni fa, ai tempi del mio primo gruppo, gli Ameba 4, ho avuto la fortuna di lavorare con Corrado Rustici, un signor musicista che produsse il nostro album. Fu lui a insegnarmi non dico “cosa” fare, ma “come” fare alcune cose. Io lo osservavo in continuazione, persino come mangiava o come beveva un caffè. Ora, grazie a lui, so qual è il modo giusto per fare alcune cose.

Questa sera sul palco al mio fianco ci sarà Marco Montanari, un chitarrista che collabora con me da circa un anno, cioè da quando lavoro con la Mescal. Col tempo tra noi è nata una grande amicizia, e averlo vicino è un po’ come portare un pezzo di casa sul palco.

Oggi mi hanno fatto notare che tra i 22 pezzi in gara a Sanremo, soltanto tre sono stati scritti da un unico autore. Uno è il mio Vietato morire. Ovviamente mi è capitato di scrivere assieme ad altri autori. Sapete qual è la differenza? È un po’ come giocare una partita a ping pong; oppure come fare un brainstorming. Ovviamente alla base ci vuole sempre quella cosa chiamata “ispirazione”. Però non è semplice spiegare qual è la differenza. La cosa che so di certo è che quando scrivo da solo non ho mai nessun ricordo, se invece lo faccio con altri ricordo tutto lucidamente: è una sorta di translazione del pensiero.
Comunque ci sono cose talmente personali, tipo la canzone che canto a Sanremo, che almeno in fase di scrittura non puoi condividerle con altri: devono essere tue al cento per cento.

Una volta, quando ancora abitavo a Bari, venne a trovarmi un amico. Arrivò proprio mente stavo scrivendo una canzone. Era lì da meno di tre minuti, quando gli chiesi il favore di lasciarmi solo, altrimenti non sarei stato in grado di fissare su un registratore i pensieri che mi stavano affollando la testa: se lui fosse rimasto lì, sarebbe stato come se mi avesse visto nudo. Invece io “nudo” voglio esserlo soltanto sul palco: quando sali su un palco mostri tutti i tuoi lati più intimi, sei indifeso, senza protezioni di sorta. Ma è giusto così, perché è il modo più onesto che ci sia per rapportarsi col pubblico.

Dai, ancora poche ore, poi avrò finalmente avrò una prima risposta su come sarà accolta Vietato morire. Col prossimo post vi racconterò cosa è successo dietro le quinte e nella mia testa. Grazie per avermi seguito fin qui e… che il lupo corra con me.

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Ermal Meta
Nato in Albania, ma residente in Italia da quando aveva 13 anni, è al suo quarto Sanremo: nel 2006 partecipò con gli Ameba 4, nel 2010 con La Fame di Camilla, nel 2016 come solista tra le nuove proposte. Quest'anno è in gara tra i big con "Vietato morire", brano che affronta un tema molto impegnativo come la violenza sulle donne. Oltre che per se stesso, ha scritto decine di canzoni per Patty Pravo, Marco Mengoni, Chiara, Francesco Renga, Emma, Annalisa, Francesca Michielin e altri.