Mannoia: «Che vinca pure un giovane!»

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Foto: Riccardo Medana

Fiorella Mannoia viene a raccontarsi in sala stampa dopo il plauso universale alla sua canzone “Che sia benedetta” e alla sua performance sul palco del Festival. Ci mise piede per la prima volta nel 1981, suscitando curiosità per la sua attività principale di stunt woman per il cinema. Ne ha fatti quattro di Festival prima di tornarci quest’anno dopo 29 anni di assenza. E la voce le ha tremato:

“Adesso il peggio è passato. Ieri è stata la prima esibizione – dice – che è sempre terrorizzante e si è vista la grande emozione che c’era. Questo palco è stregato. Nonostante canti da 40 anni e ne abbia fatte tante. Io sono contenta di questa canzone. Mi ha portata lei a Sanremo. Il disco “Combattente” era già pronto, avevo già deciso video e singoli, quando è arrivata questa canzone e abbiamo pensato che non si poteva solo metterla nel disco ma meritava di più, così ho fatto uscire il disco com’era e abbiamo certato per questo brano una platea più grande. Ho sentito che dovevo farla, mi dava un’emozione potente a sentirla e ho pensato che probabilmente l’avrebbero provata anche altri”.
Tutti scommettono sulla tua vittoria…
“Quando mi hanno dato per vincente subito, ho pensato: ma ascoltate la canzone prima! Poi quando la stampa l’ha ascoltata e ha continuato a dirlo, be’ allora… Comunque io non ho mai vinto a Sanremo ma le mie canzoni sono rimaste tutte. Speriamo…”
Nella tua carriera sei stata l’interprete privilegiata di autori straordinari che hanno fatto la storia della canzone d’autore italiana. Questa volta invece porti in auge Amara un’autrice giovane e in controtendenza rispetto ai giovani di questo festival che in larga maggioranza cantano la crisi personale e degli amori perduti e abbandonati. C’è necessità di un inno alla vita, o come dice anche Paola Turci, cominciare ad amarsi senza piangersi addosso?
“È così toccante perchè è una canzone necessaria. La vita è un dono che ci è stato dato, e credo che la vita sia perfetta. Se noi ci estinguessimo il pianeta continuerebbe a vivere perchè è perfetto. Siamo noi semmai che lo sporchiamo, con guerre, ingiustizie, ma la vita è perfetta e bisogna rifletterci. È una canzone che ha una sua spiritualità e capisco il cardinale Ravasi che ha tweettato il suo apprezzamento”.
C’è chi critica la futilità di Sanremo in questo momento di catastrofi e drammi sociali.
“È intrattenimento. C’è un tempo e un luogo per tutto e ci vuole anche questo”.

Alla fine la vita è anche tornare sui propri passi, al cinema, a Sanremo?
“È sempre così. La vita ti mette sempre di fronte a scelte, incontri, arricchimento, collaborazioni. Mi piacciono le sfide. Faccio questo lavoro per non rischiare di annoiarmi di me stessa perché la morte di un artista è non cambiare mai”.
E se vincessi, andresti all’Eurovision?
“E perché no? Mi piacerebbe fare un’esperienza che non ho mai fatto. Poi dipende dagli impegni perché non abbiamo fatto programmi. Se sarà ci penseremo”.

Circola voce che avresti accettato di partecipare solo se avessero fatto vincere un giovane.

“Io? Ma quando mai? Ma cosa si inventano? E poi io non sono stata invitata a Sanremo, mi sono proposta. Quindi è tutto senza senso. Certo se vincesse un giovane sarei pure contenta, che vincano loro, tocca a loro”.

Domani l’album “Combattente” uscirà in edizione speciale con anche la canzone di Sanremo. In serata Fiorella proporrà la sua cover di “Sempre e per sempre” di De Gregori, accompagnata al piano da Danilo Rea.

Il tour di “Combattente” ripartirà rivisitato dalla Calabria il 9 aprile e arriverà anche all’Arena di Verona il 17 settembre, forse con ospiti e amici “Magari Loredana Bertè, se venisse sarei ben felice”.

Giò Alajmo

8 febbraio 2017

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Giò Alajmo ha la stessa età del rock’n’roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

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