A Sanremo si dorme poco, si corre tanto e si cazzeggia dietro le quinte

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Ermal Meta, Sanremo

Questa notte ho dormito pochissimo. Ieri sono rimasto sveglio fino a tardi perché dovevo scaricare la troppa adrenalina accumulata e stamattina avevo un collegamento in diretta con Fiorello. Con lui ci si diverte sempre come pazzi, il problema è che va in onda alle 7 quindi ti costringe a delle alzatacce. Ma va bene così, mica mi sto lamentando. A Sanremo si va sempre di corsa, qui in una settimana si fa la “promozione” che altrimenti faresti in 7 mesi. Fa parte del gioco.

Sono abbastanza soddisfatto della mia esibizione di ieri sera, anche se per ironia del destino sono uscito subito dopo Ricky Martin e la sua trascinante allegria cantando un brano che va nella direzione opposta.

Quando mi hanno detto che sarei stato l’ultimo ad esibirmi ero un po’ preoccupato. Queste cose ti mettono addosso una discreta tensione, quindi prima la scarichi e meglio è. Però devo dire che in realtà quella lunga attesa mi ha lasciato il tempo per metabolizzare al meglio tutta la situazione. Me la sono presa comoda, sono arrivato dietro le quinte quaranta minuti prima di salire sul palco e ho scaricato la tensione cazzeggiando con Clementino, che è un gran caciarone, una bomba di energia, uno che ti fa spaccare dalle risate.

Comunque l’applauso che ho ricevuto alla fine è stato molto bello e mi ha fatto capire che tutto era andato bene. La percezione esatta di come è andato il “passaggio” non ce l’hai durante l’esibizione. In quel momento sei troppo concentrato per pensare ad altro. Te ne rendi conto dopo, grazie ai feedback della gente. Però facendo la tara alle reazioni dei fan: loro ti vogliono bene e sono fantastici, quindi per loro va sempre tutto alla grande. Grazie, ragazzi!

Quando mi domandano se c’è qualcosa che mi dà fastidio in tutto questo carrozzone, dico che la cosa che mi lascia più perplesso è questa forma di trollaggine gratuita che riguarda il Festival, il dover dissacrare tutto ad ogni costo. Alcuni lo fanno con molta cattiveria, e questo non va bene, altri puntano sull’effetto simpatia.

In ogni caso alla fine scopri che in realtà è sempre l’avvenimento più seguito: la prima serata ha fatto registrare lo share più alto degli ultimi 12 anni. Insomma, l’equazione è chiara: più polemiche ci sono, più forte è il successo.

Per oggi basta così. Aggiungo soltanto che sono contento di essere andato in finale perché ci tenevo da matti a partecipare alla serata delle cover. Col prossimo post vi racconterò perché ho scelto Amara terra mia di Modugno. Intanto spero che vi sia piaciuta Vietato morire. Grazie per avermi seguito fin qui e… che il lupo corra con me.

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Nato in Albania, ma residente in Italia da quando aveva 13 anni, è al suo quarto Sanremo: nel 2006 partecipò con gli Ameba 4, nel 2010 con La Fame di Camilla, nel 2016 come solista tra le nuove proposte. Quest’anno è in gara tra i big con “Vietato morire”, brano che affronta un tema molto impegnativo come la violenza sulle donne. Oltre che per se stesso, ha scritto decine di canzoni per Patty Pravo, Marco Mengoni, Chiara, Francesco Renga, Emma, Annalisa, Francesca Michielin e altri.

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