Sanremo: Zarrillo ha salvato il Festival

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Strage di big consolidati nel tempo a Sanremo. Storia, vendite, popolarità non sono servite a Ron, Gigi D’Alessio e ad Al Bano, eliminati dalla finale come toccò a Claudio Villa. Bene non l’hanno presa, nonostante le battute di spirito notturne e il sorriso alla “va bene, va bene così”. Claudio Villa la prese malissimo, nonostante Gianni Ravera gliel’aveva detto in tutti i modi che il Festival da ricostruire (nel 1982) aveva bisogno di altro. Villa accettò di correre dalle eliminatorie come una “nuova proposta” e fu eliminato. Il resto è cronaca, esposta nelle sale del forte di Sanremo dove il “Museo della canzone” di Erio Tripodi, quello di Vallecrosia allestito su un vecchio treno, ha avuto lo spazio per esibire una parte della collezione, in larga parte dedicata a Villa e al Festival.
È un tuffo nella memoria storica. Tra copertine, filmati, poster, ritagli, foto, abiti di scena, trovi esposto il contratto di iscrizione di Pino Donaggio al suo esordio, e le pagine di cronaca locale che raccontano nei particolari il feroce scontro Ravera-Villa dell’82, iniziato nel mezzanino del teatro Ariston e finito in pretura. Perché Villa voleva vederci chiaro sulle giurie e Ravera non poteva permetterlo. Il Festival stava ricostruendosi dopo la crisi degli Settanta. Giornali e tv ricominciavano a occuparsene e il progetto era dare spazio alla nuova canzone emergente, quella di Toto Cutugno, Alice, Matia Bazar, Riccardo Fogli, Mia Martini, Zucchero.

Si cercarono tra urli e insulti (e il tavolo del pretore quasi sfondato da un pugno) difficili accordi. Alla fine Villa propose di aprire alla finale con l’Eurovisione, i quattro bocciati, lui escluso, poi almeno due, poi, uno, e su questo non transigeva. Ma ci sarebbe stata la sommossa dei discografici per una variazione del regolamento in corsa. Alla fine si arrivò al compromesso. Fu Michele Zarrillo a salvare il Festival di Sanremo. Fu lui a essere sorteggiato per rientrare nella finale. Era un giovane che veniva dal rock, aveva cantato con i Semiramis e il Rovescio della Medaglia. Il suo discografico gli spiegò cosa doveva fare, così davanti al pretore gli fu chiesto ufficialmente se intendeva avvalersi della possibilità di cantare alla finale. Rispose di no e il Festival fu salvo. Ciò spiega perché il Festival e La Rai lo amano.

Anche perché fu dal suo rifiuto che il Festival poté continuare la sua strada e tornare in breve al successo e a quello che, ci piaccia o no, vediamo oggi.
Quell’anno, per inciso, nacque in maniera del tutto informale il premio della critica, proprio per capire, dopo le accuse sollevate da Villa, cosa pensassero i giornalisti accreditati delle canzoni in gara. Vinse Mia Martini, con “E non finisce mica il cielo” di Fossati.
E Paola Turci, una delle più convincenti cantanti di questa edizione, lo vince poi per tre volte.
Da sempre tutti i meccanismi di giuria a Sanremo sono stati sottoposti a critiche e revisioni cercando di ovviare in qualche modo a possibili interferenze di gruppi organizzati sul voto. Il misto di giuria demoscopica, giuria di vip e televoti è quello che offre oggi migliori garanzie di equità. Ma le polemiche non mancano comunque. La tendenza si è visto, è quella di privilegiare il nuovo al vecchio e questo potrebbe forse nuocere alla Mannoia, strafavorita, in un eventuale ballottaggio finale con giovani magari sostenuti dal pubblico dei talent. Tra questi sono cresciute le quotazioni di Ermal Meta, ma anche di Michele Bravi più che di Sylvestre. Poi si sa che a Sanremo non bisogna mai dare nulla per scontato, anche se di solito il favorito vince.
E siccome, ricordava Ravera, “in ogni Festival ci vuole anche chi perde”, a uscire sconfitta è Giusy Ferreri, che si sentirà pure per anni in radio, avrà pure una canzone che si ricorda subito grazie a uno schema semplice e ripetitivo, ma non ha superato la prova finale, dove altri hanno giocato meglio le loro carte.

Giò Alajmo

10 febbraio 2017

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Giò Alajmo ha la stessa età del rock’n’roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

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