I 30 anni nello specchietto di Will T. Massey

I trenta, sfortunati ma significativi, anni di carriera di un "great loser" disperso nei meandri dell'American Music. Diciannove pezzetti d'anima texana riuniti dalla Route61, con tre inediti tutti da ascoltare.

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WILL T. MASSEY
30 YEARS IN THE REARVIEW THE COLLECTION 1987-2016 (Route61)
Voto: 8

 

Curiosa storia, quella di Will T. Massey; dopo tre album più che discreti, irruppe sulla scena musicale contemporanea nel 1991, all’età di 21 anni, con un album omonimo pubblicato con una major (MCA) e con turnisti di lusso quali Roy Bittan (pianista di Bruce Springsteen & the E Street Band), Mike Campbell (chitarra di Tom Petty and the Heartbreakers) e Kenny Aronoff (batteria di John Mellencamp, John Fogerty).

“Come uno Springsteen del West Texas, Massey scrive canzoni che danno agli avvenimenti banali della vita un’alta drammaticità, per poi consegnarle ai grandi gesti di un maestro esecutore”, si era entusiasmata la rivista Austin Chronicle. Rolling Stone definì Will T. “una voce originale dal Texas”, e la rivista Time rilevò come nella sua musica, “l’anima inquieta di Hank Williams potesse corrispondere senza sforzo con un rock ‘n’ cuore roll “.

Era stato un buon auspicio di carriera, per un cantautore precoce che aveva fatto il suo primo album (Will T. distribuì in giro ben 150 cassette di “Pickin’, Poker and Pickup Trucks”), mentre era ancora al liceo, seguito da “Kickin’ up Dust” e “Slow Study”, con artisti come Lloyd Maines, Ponty Bone e Tish Hinojosa. Sembrava quasi che, durante la notte, fosse stato catapultato fuori dal vivere in una stalla e da lavorare come bidello, e scagliato in serate all’Austin’s Late, alla Chicago House di Peg Miller e Glynda Cox e locali simili a Dallas e Houston.

Purtroppo, quell’album del 1991 sarebbe stata l’unica incisione che la MCA avrebbe pubblicato per Will T. Non perché la società non avrebbe voluto, ma perché Massey aveva smesso di incontrare il produttore Peter Philbin (Bangles, Furs, Lone Justice). “Ricordo che Peter mi telefonò e disse ‘Ehi, siamo pronti a far uscire il secondo album!’ ma io non volevo vederlo. Fu allora che mi rivoltai e chiesi alla MCA di liberarmi dal contratto perché mi stavano troppo addosso!” Anche se non lo sapeva, Will T. era stato afflitto da una malattia devastante. Da quando era andato a vivere a Seattle, Massey aveva iniziato a diffidare di tutti quelli intorno a lui e a soffrire di paranoia e manie di grandezza (era abbastanza bravo, ora riconosce con un sorriso, ma non così bravo) e fu ricoverato in ospedale contro la sua volontà. Dopo il ritorno in Texas, fu ricoverato di nuovo. Diagnosi: schizofrenia.

Da allora, anno di grazia 1991, tra un problema e l’altro, Will T. pubblicò l’album seguente solo nel 2005, per la precisione due album entrambi acustici: “Acoustic Session” e”Alone”. L’ultimo album ufficiale è del 2008, “Wayward Lady”, dove Will T. è contornato da musicisti come Mike Meadows dei Porterdavis, dal leggendario fiddler texano Richard Bowden e ancora da Will Sexton, Marvin Dykhuis e Rosie Flores. E oggi, ecco una compilation edita dalla Route61, contenente diciannove brani (sedici da album e tre -interessanti è dir poco- dai demo originali delle canzoni) che riassume, ripercorre e considera carriera e repertorio di questo ottimo autore, secondi alcuni “il meglio che il Texas abbia espresso dopo Townes Van Zandt”. Diciannove gemmine divise tra folk, country e rock’n’roll, per un album riepilogativo di un autore tra i più bravi e sfortunati di fine secondo millennio e inizio terzo, in un atto di devozione e stima (umana e musicale) fottutamente sincero.

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Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.