Manchester by the Sea. Sul dolore

La vita di un perdente con al centro un buco nero

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Manchester by the Sea
di Kenneth Lonergan
con Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler, Lucas Hodges
Voto 7 e mezzo

Alla morte del fratello il tuttofare Casey Affleck torna al paese natio sulla costa del Massachusetts e scopre che gli hanno affidato la tutela del nipote. È l’ultima cosa che vorrebbe nella vita, perché, come padre, lui, ha già dato… Ci è stato presentato come una figura nervosa e malinconica, tenero ma con scoppi violenti, un loser, un perdente con un segreto indecifrabile e una tristezza distruttiva. Lo stile è quello del cinema indipendente da Sundance, cielo grigio e struttura narrativa codificata come realistica, ma nella regia di Kenneth Lonergan ci sono finezze di montaggio e di analisi che diversificano in continuazione la scena: l’apparente staticità del personaggio nella recitazione di Affleck in realtà è in moto, anzi, in fibrillazione, come in certa letteratura asciutta a suo tempo definita minimal. E questo forse spiega il Golden Globe, il Bafta, le sei candidature all’Oscar che stanno portando a sorpresa questo prodotto laterale al trionfo. Manchester by the Sea affronta i sentimenti e le tragedie della vita senza passare dal melodramma usando l’espediente (caro al regista-sceneggiatore) dell’individuo che cambia dopo aver attraversato un’interruzione della normalità.  È un codice come un altro, nessuno ha la verità, eppure  convince.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori