Luzzatto Fegiz: «Ecco chi è il grande fratello che uccide i DJ»

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Mario Luzzatto Fegiz ha da poco pubblicato Troppe zeta nel cognome (Hoepli, 19,90 €), un libro piuttosto divertente dove racconta gustosi aneddoti legati alla sua vita professionale, ma con più di un’incursione anche nel privato. Non a caso il sottotitolo è Vizi privati e pubbliche virtù. Oltre ai retroscena legati agli incontri con le molte star che ha avuto la fortuna di conoscere in quasi cinquant’anni di carriera, dedica molto spazio a un vecchio amore mai finito: quello per la radio. La sua esperienza in questo settore, infatti, è vasta: debuttò nel 1969 alla Rai con Per voi giovani, e negli anni Settanta fondò alcune radio che poi avrebbero contribuito a scrivere la storia dell’etere italiano. Per fare un solo esempio, da una costola di Radio Milano Centrale, sarebbe poi nata Radio Popolare, che esiste tutt’oggi.

Ma quelli erano altri tempi, non a caso le radio si chiamavano “libere”, e lo erano di nome e di fatto. Oggi la situazione è profondamente diversa. Fegiz lo ha voluto sottolineare con un bel post pubblicato sulla sua pagina Facebook. Vale la pena leggerlo con grande attenzione:

«Sapete come sono i presentatori dj delle radio private a cominciare da RTL 102.5? Sono come degli scoiattoli che corrono sulla ruota girevole. Se andate negli studi delle grandi emittenti scoprirete che i conduttori hanno davanti a sé uno schermo in cui camminano strisce che da verdi diventano rosse.
Indicano i secondi che il presentatore ha ancora a disposizione per parlare, prima che il sistema mandi il disco, la pubblicità o il jingle, il notiziario o le previsioni meteo. Tutto in automatico. Mentre un tempo il dj o presentatore si prendeva i tempi necessari per fare un discorso a senso compiuto, adesso un algoritmo decide quanti secondi ha a disposizione per finire una presentazione. Questa diavoleria è quella che impone alla radio tempi e ritmi. È un software molto sofisticato che compone il puzzle, il lay out di ogni emittente creando (almeno in teoria) i chiaroscuri ottimali per tenere agganciato l’ascoltatore.
Esistono vari sistemi che impaginano e imprigionano rigorosamente il palinsesto: RTL 102.5 usa il Davis, Radio Deejay il Dalet, altri usano il “Master control”. Si potrebbe obiettare che il marchingegno serve soprattutto alla grandi radio generaliste, mentre in quelle specializzate il conduttore ha un certo margine creativo. E invece non va così. Perfino la nuova “Radiofreccia”, ceduta da Ligabue al re dell’etere Lorenzo Suraci, costringe i Dj alla schiavitù del David.
Un collega da poco diventato anche DJ mi spiegava lo smarrimento che si prova nel lavorare in solitudine con questo regista virtuale: “a volte esaurisci lo spazio e lasci un discorso a metà, altre volte avresti finito in bellezza, ma rimangono altri 15 secondi da riempire”. Il disco successivo non aspetta, ma nemmeno anticipa.
La presenza di questi marchingegni fa si che le radio siano un po’ tutte uguali Ma l’uso di questi apparati, che trasforma i conduttori in polli d’allevamento, somiglia decisamente a un attentato alla creatività. Cecchetto, Baldini, Fiorello, Linus, Luca Laurenti, Amadeus e altre radiostar sarebbero mai decollati sotto il segno di David?
Dj del pianeta, untevi contro David! E vinca… Golia!
».

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".