Cheap Wine, tour del ventennale e crowdfunding autarchico a caccia di “sogni”

La band pesarese, storica realtà nostrana da sempre orgogliosamente “indipendente”, sta per completare il dodicesimo album (Dreams) della sua lunga storia di autoproduzione e, dopo aver presentato in anteprima una copertina di alto spessore artistico, lancia una campagna pubblica di autofinanziamento, autogestita, senza ricorrere alle piattaforme classiche

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I Cheap Wine attraverso l'obiettivo di Mirco Pucci

Se non si tratta della band italiana “indipendente” in assoluto più longeva, poco ci manca. Irrilevanti classifiche di settore a parte (ci saranno di certo altri combo dalle più diverse estrazioni subito pronti a rivendicare il titolo…), i Cheap Wine costituiscono di certo una delle realtà nostrane di maggior pregio e credibilità anche all’estero a vantare una storia di orgogliosa e reale “indipendenza” artistica e auto produttiva (anche in termini di regolarità e costanza in quanto a tour e pubblicazioni di album, senza pause o stop temporanei) che nulla ha a che vedere, si badi bene, con quell’etichetta ormai iperinflazionata e insulsamente vaga di “indie” che, ormai, comprende un guazzabuglio di stili e palate ben calcolate di teatrale snobismo.

I pesaresi guidati dai fratelli Diamantini (Marco né è frontman e songwriter; Michele, invece, chitarrista dall’incisiva sobrietà, pari soltanto all’inconfondibile talento) annunciano per il settembre prossimo la pubblicazione del dodicesimo album (Dreams), ne presentano in anteprima la copertina artistica realizzata da Federico Pazzi Andreoli e lanciano ufficialmente anche una campagna pubblica di autofinanziamento, realmente “autogestita” e senza fare ricorso alle piattaforme tradizionali. Una sorta di “crowdfunding autarchico”, si potrebbe definire. Le indicazioni per contribuire al progetto sono tutte disponibili sul rinnovato sito ufficiale dei CW. «Abbiamo deciso di gestire tutto in proprio, senza affidarci alle piattaforme classiche – il commento della band – La nostra “resistenza” musicale continua. Con voi».

Seguono alcune doverose spiegazioni etiche e storiche, proprio mentre i Cheap Wine sono impegnati nelle date nazionali del “tour del ventennale”: «20 anni contrassegnati dalla più rigorosa indipendenza. 20 anni di autoproduzione, nel senso letterale del termine. I nostri album, i nostri video, l’attività promozionale e l’organizzazione dei concerti è stata sempre autofinanziata. Una scelta di libertà, che ci ha permesso di costruire un percorso artistico spontaneo, dettato esclusivamente dal nostro gusto e dalla nostra personalità. In sostanza, abbiamo sempre suonato quello che ci piace, senza condizionamenti diversi dalla nostra attitudine».

Adorati dalla critica specializzata, seguiti con passione da uno zoccolo duro che ne ha apprezzato la maturazione fin dagli esordi dichiaratamente Pasley Underground (etichettati come i fratellini mediterranei dei Green on Red e dei Dream Syndicate tra psychedelia, garage di sponda Nuggets e r’n’r Velvet style) fino all’originalità e all’unicità dei suoni attuali, abbinati ai testi profondamente impegnati di Marco Diamantini (mai, tuttavia, così ruffiano da buttarla in politica o da ricorrere a facili slogan ideologici…), i CW si sono forgiati alla luce di centinaia di concerti in Italia e all’estero, delle numerose canzoni trasmesse da emittenti radiofoniche in Europa e anche negli Stati Uniti hanno reso inossidabile la loro reputazione. E il pesante titolo che aleggia dalla loro parti, sui quali in molti oggidì sarebbero pronti a mettere la firma, di “più grande rock’n’roll band italiana”.

Ed è proprio la dimensione live il punto di forza dei “vino scadente” (quello, per intenderci, tanto caro a Ezechiele Bluff, alias Superciuk) che, sul palco, riescono a esprimere tutta la potenza del loro sound chitarristico, capace di sintetizzare, attraverso una lettura del tutto personale, mezzo secolo di musica rock (https://www.youtube.com/user/CheapWineVideo). Energia allo stato puro, unita a una padronanza tecnica straordinaria che consente lunghe galoppate che trasformano semplici ballate stilettose per “beautiful losers” incazzati (ma non rassegnati…) in lunghi viaggi ricchi di sorprese, incontri e deviazioni.

«Evitiamo la retorica e i giri di parole – l’ultimo commento – Ci affidiamo al crowdfunding, perchè non abbiamo alternative. È l’unica strada che possiamo percorrere per portare a termine la produzione dell’album. Si intitola Dreams ed è composto da dieci nuove canzoni, sopravvissute a una lunga selezione.
Abbiamo intenzione di curarlo nei minimi dettagli, come sempre.
E, per questo, il vostro contributo è indispensabile».

Partecipare al progetto è molto semplice: basta scegliere la “ricompensa” (cd, t-shirts, vinili, rarità e spillette in svariate combinazioni fino a un esclusivo “house concert” in trio) e versare l’importo corrispondente, tramite bonifico o paypal. In sostanza, è una sorta di “pre-acquisto”: il pagamento avviene al momento della scelta, il “premio” verrà invece recapitato in settembre.

Nel frattempo, ovviamente, prosegue il tour del ventennale che venerdì 24 febbraio porterà i Cheap Wine a Lugagnano di Sona (Club il Giardino), il 1 aprile a Cantù (Unaetrentacinquecirca) e il 29 aprile nella brianzola Varedo (Crazy Driver Rock’n’Grill).

I celeberrimi “winehads”, i fans storici e più affezionati (degni epigoni degli strafattoni “deadheads” sempre in carovana alle calcagna di Jerry Garcia & Co. e dei ben più creativi “parrotheads” che tuttora si sfondano di Margarita e cheeseburgers in Paradise ai concerti di Jimmy Buffett), hanno già iniziato a far sentire il loro affetto e la loro stima con le sottoscrizioni. Spinti, in questo, anche dall’anteprima della copertina di Dreams che Pazzi Andreoli ha scelto di caratterizzare con colori vivaci e una sorta di cornice floreale caraibica con tanto di cime innevate in lontananza. Musica, testi, impegno e arte figurativa, del resto, costituiscono delle costanti inscindibili nella carriera dei nostri che hanno già collaborato per un video con il maestro del trucco cinematografico Carlo Diamantini e, su vari fronti, anche con l’artista Giuliano Del Sorbo, mescolando abilmente musica, poesia e pittura in una suggestiva cornice.

Del resto, esiste il vino costoso ma anche quello economico. Quello pregiato e quello scadente. Un Amarone della Valpolicella e un Tavernello da autogrill, tanto per dirne un paio. I sei pesaresi si lasciano dunque alle spalle, in sequenza, Based on lies, Beggar Town e il concept Mary and the fairy – Live con i loro testi infarciti di influenze artistiche, letterarie, cinematografiche e socio-politiche, così ben supportati dalla sezione ritmica composta da Alan Giannini dietro ai tamburi e Andrea Giaro al basso, mentre i tasti bianchi e neri del richiestissimo Alessio Raffaelli, rivaleggiano (quasi) alla pari con la sei corde di Michele Diamantini, uno che rifugge la “mistique” del chitarrista rock alla stregua di un Michael Timmins ma che, alla fine, finisce sempre per pesare come un macigno nell’economia del suono in quanto a incisività e versatilità nella creazione di atmosfere e suoni inconfondibili.

Vogliate gradire!

Marco Diamantini e soci sul palco del Sacco & Vanzetti di Concordia Sagittaria (foto Daniele Benvenuti)
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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook ‘All the way home’) o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.

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