Tutte le star che non hanno mai vinto l’Oscar

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-7 alla Notte degli Oscar: certo l’attesa, rispetto allo scorso anno, con il grande “punto interrogativo” che rispondeva al nome di Leonardo DiCaprio, è sicuramente ridimensionata. Ora che anche il “redivivo” può contare la statuetta più importante sulla sua libreria, le luci saranno tutte puntate su La La Land, che già ai Golden Globe aveva fatto capire chi comanda.
Eppure la storia ci insegna che non sempre i “vincitori annunciati” sono usciti trionfatori dalla notte magica del cinema. Qualche esempio? Ecco a voi una carrellata di attori e registi, spesso a un passo dalla vittoria, ma che non sono mai riusciti a stringere tra le mani l’ambita statuetta.

Johnny Depp. Eccola, una delle stelle più luminose di Hollywood (negli ultimi tempi inghiottita da un buco nero). Un attore che, siamo sicuri, tutti voi pensate abbia fatto incetta di premi… Sbagliato! Nemmeno Johnny Depp ha mai vinto un Oscar, nonostante ben tre candidature come Best actor: nel 2005 per La maledizione della prima luna, nel 2006 per Neverland – Un sogno per la vita e nel 2008 per Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street.

Harrison Ford. Se per determinare bravura e fama di un attore ci dovessimo basare unicamente sui riconoscimenti dell’Academy, “Indiana Jones” sarebbe un attorino semisconosciuto, o quasi. Non solo nessuna vittoria agli Oscar, ma perfino una sola candidatura!

Tom Cruise. Incredibile, vero? Eppure nemmeno Tom Cruise, uno degli attori più amati del cinema a stelle e strisce, si è mai aggiudicato l’ambita statuetta, nonostante le tre nomination (che gli sono valse altrettanti Golden Globe): nel ’90 per Nato il quattro luglio, nel ’97 per Jerry Maguire e nel 2000 (come migliore attore non protagonista) per Magnolia.

Will Smith. È certamente uno degli attori più amati di Hollywood per carisma e simpatia, eppure l’Academy sembra non essersene ancora accorta: appena due nomination per lui (nel 2002 per Alì e nel 2007 per La ricerca della felicità), ma nessun riconoscimento.

Ridley Scott. Ben quattro le candidature accumulate nel corso degli anni: 3 come regista (nel ’92 con Thelma & Louise, nel 2001 con Il gladiatore e nel 2002 con Black Hawk Down) e una come produttore (ma non come regista, nonostante il grande successo di pubblico e critica) per The Martian.

James Dean. E qui in effetti forse non c’è troppo di che stupirsi. Il divo hollywoodiano, morto ad appena 24 anni, è presto entrato nell’immaginario comune, sì per le sue doti recitative, ma anche grazie alla sua fama da bello e maledetto. Ma, a causa della prematura scomparsa, difficilmente si sarebbe potuto aggiudicare la vittoria dell’Oscar (anche se ricordiamo il premio postumo a Edward G. Robinson). Comunque, due per lui le canditure come attore protagonista, entambe nel ’56, a una anno dalla morte: per La valle dell’Eden e per Il gigante.

Marilyn Monroe. In questo caso il discorso è analogo a quello fatto per James Dean. Per Marilyn, però, nemmeno una nomination “di consolazione”. L’Academy rimedierà mai, con un riconoscimento a una delle grandi icone del cinema?

Sergio Leone. Ebbene sì: non solo nessuna statuetta, ma nemmeno una nomination per lui. Neanche per Il buono, il brutto e il cattivo. Incredibile, vero?

Tim Burton. Uno dei registi più interessanti di Hollywood, famoso per i suoi film d’animazione dalle ambientazioni tetre e per il suo essere continuamente in bilico tra lo spettrale e il divertente (sempre con un fondo di cinismo, ça va sans dire). Evidentemente un mix che l’Academy non apprezza. Per lui, due nomination agli Oscar: nel 2006 per La sposa cadavere e nel 2013 per Frankenweenie; ma nessuna vittoria.

Edward Norton. Uno degli attori più versatili di Hollywood. Può contare tre nomination: come attore protagonista, nel ’99, con American History X; come attore non protagonistana, nel ’97 con Schegge di paura e nel 2015 con Birdman, film per cui chiunque avrebbe scommesso su di lui… e invece!

Peter O’ Toole. Ben 8 le nomination (tutte rigorosamente a vuoto) per l’attore statunitense. Come miglior attore protagonista, nel ’63 per Lawrence d’Arabia, nel ’65 per Becket e il suo re, nel ’69 per Il leone d’inverno, nel ’70 per Goodbye Mr. Chips, nel ’73 per La classe dirigente, nell’81 per Professione pericolo, nell’83 per L’ospite d’onore e nel 2007 per Venus. (Magra) consolazione nel 2003, con l’assegnazione dell’Oscar alla carriera.

Richard Burton. Si distanzia di poco Richard Burton, uno dei divi di Hollywood più utilizzati nelle pellicole storiche. 7, le nomination per lui. La prima, nel ’53, come attore non protagonista per Mia cugina Rachele. Quindi, come attore protagonista, nel ’54 per La tunica, nel ’65 per Becket e il suo re, nel ’66 per La spia che venne dal freddo, nel ’67 per Chi ha paura di Virginia Woolf?, nel ’70 per Anna dei mille giorni e nel ’78 per Equus.

Glenn Close. Certo, a un’attrice che ha toccato quota 80 interpretazioni e che ha fatto della versatilità il suo marchio di fabbrica non si può chiedere di più. Non secondo l’Academy, che l’ha “illusa” ben 6 volte: nell’83 per Il mondo secondo Garp, nell’84 per Il grande freddo, nell’85 per Il migliore, nell’88 per Attrazione fatale, nell’89 per Les liaisons dangereuses e nel 2012 per Albert Nobbs.

Sigourney Weaver. Ecco un altro volto noto di Hollywood rimasto a bocca asciutta. Tre, le nomination per lei: nell’87 per Alliens – Lo scontro finale, nell’89 per Gorilla nella nebbia e, come attrice non protagonista, per Una donna in carriera.

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.