What we leave behind
di Soul Basement
ITI Records

Che sia l’ultimo sforzo discografico di uno dei miei artisti preferiti, l’EP di una band consigliatami da un amico o l’album di debutto della nuova star di cui tutti parlano, quando ascolto un disco per la prima volta difficilmente me lo godo. La mia testa è troppo impegnata nel cercare somiglianze con ciò che conosce, tentando di classificare il nuovo materiale il prima possibile per poi dare il verdetto.

Solitamente tale verdetto è uno dei seguenti: rifiuto netto (in questo caso è molto probabile che il disco finisca nel dimenticatoio), colpo di fulmine (in questo caso è molto probabile che il disco finisca in macchina), sospensione del giudizio (questo caso è molto probabile).
Nell’eventualità in cui si verifichi l’ultima opzione seguirà nell’arco di breve tempo un secondo ascolto, necessario per prendere una decisione sulla bontà o meno dell’incisione. Dopodiché posso mettere a dormire il cervello.

Quando ho ascoltato per la prima volta What we leave behind sono subito rimasto impressionato dal suo sound. Il suo compositore, Soul Basement, è un jazzista italiano, ma vi assicuro che l’album di italiano non ha proprio niente. Non le parole, pronunciate da Jay Nemor, cantante e sassofonista americano, non la tradizione, non l’ispirazione.
A volte pare di sentire la presenza di Robert Glasper (I’m doing fine), altre quella di Gregory Porter (It’s time). Forse quel ritmo cadenzato, forse quella voce profonda, forse il susseguirsi veloce di quelle note leggere. Neanche a dirlo, bisognava approfondire.

Al primo ascolto ne è seguito un secondo, al secondo un terzo, poi un quarto, e ancora un quinto. Il denominatore comune l’ho capito, ci si mette poco, è il jazz. Un jazz che ogni tanto si tinge di soul e spesso strizza l’occhio all’hip hop. Ma proprio quando penso di aver finalmente inquadrato l’album ecco che finisce il brano in riproduzione e al successivo mi ritrovo punto a capo. È un senso di spaesamento davvero gradevole.

Fino ad un paio di settimane fa non avevo mai sentito niente di Soul Basement. Non ne avevo neanche mai sentito parlare. Forse è arrivata un po’ in ritardo (What we leave behind è uscito a settembre), ma è stata decisamente una bella scoperta.
La buona musica è sempre una bella scoperta.

Love, peace and soul

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Nato a Venezia, credo nel futuro e in Stevie Wonder.
  • Maya

    Fabio is one of the greatest producers of our time. Soul Basement, astounding music… amazing band!