XXV NomadIncontro. Il racconto di una festa

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«Se canti solo con la voce, prima o poi dovrai tacere. Canta con il cuore, affinché tu non debba farlo mai».

Con queste parole di Augusto Daolio credo che si possa racchiudere tutto lo spirito del NomadIncontro. A 70 anni dalla sua nascita, ed a 26 dalla sua scomparsa, la sua voce è ancora forte e sono proprio i weekend come questo a ricordare il personaggio che è stato. Come ogni anno Novellara si veste a festa per accogliere il pubblico nomade di tutta Italia in una due giorni di festa, gioia e tanta musica.

Tornare nel paese che ha dato i natali alla prima grande band che ho amato è sempre un’emozione. Un’emozione che parte dal momento in cui sali in macchina ed inizi a guidare, che aumenta quando in lontananza scorgi il ponte di Calatrava a Reggio Emilia e capisci di essere ormai quasi arrivato, ed esplode quando metti piede sotto quel tendone, che negli anni anni ha spesso cambiato posizione e nome, ma che racchiude il grande spirito nomade.

La domenica è sempre il giorno clou del NomadIncontro con un’intera giornata dedicata, tra mostre ed incontri, alla storia nomade. Ma l’appuntamento principe è alle 17, con il concerto del gruppo. Il pubblico nomade è sempre stato molto caldo ed ha dato dimostrazioni d’affetto in ogni angolo d’Italia, ma è a Novellara che da sempre dà il meglio di se. Sotto il PalaEnel si incontrano tre generazioni di fan, forse quattro. Da quelli della prima ora ai bambini più piccoli, portati per la prima volta ad un concerto da nonni e genitori.

L’inizio è di quelli da urlo, con un trittico in grado di far capire a chiunque chi sono i Nomadi e qual è il loro messaggio: C’è un re, Una storia da raccontare e Senza patria. Ma tutta la scaletta ripercorre brani che hanno segnato la storia della musica e che, a distanza di oltre 40 anni dallo loro uscita, riescono ad essere tremendamente attuali, ben assortiti dai successi degli ultimi anni: da Noi non ci saremo ad Io voglio vivere, da L’uomo di Monaco a Dove si va, canzone che arrivò seconda a Sanremo 2006.

Come sempre, a far la differenza in queste occasioni, oltre alla band, è l’apporto del pubblico, sempre presente e pronto, che per tutta la durata del concerto è parte attiva dello stesso, esplodendo con i cori, riprendendo le canzoni, dialogando con il gruppo e mandando sul palco biglietti e striscioni, che sono stati letti uno ad uno. Una delle immagini che più mi ha toccato però è stata quella di un uomo in lacrime mentre ascoltava e cantava a squarciagola Un pugno di sabbia. Un’immagine che fa capire quanto sono in grado di arrivare queste canzoni.

E come ogni sera da trent’anni a questa parte, il concerto si è chiuso con una Io vagabondo urlata da tutto il pubblico, dai Nomadi e da un ospite d’eccezione: Enzo Iacchetti, salito sul palco per ritirare il Tributo ad Augusto.

Le cosa che più sorprende partecipando un concerto simile è però la forza delle canzoni dei Nomadi. Questa band, troppe volte data per scontata, ha nel proprio repertorio una serie di brani che toccano il cuore e che non invecchiano mai. Riascoltare Il fiore nero, canzone del 1977, all’indomani di Amatrice ha un effetto completamente diverso (‘Come il mattone sotto la distruzione’).

Da un concerto simile si esce con una sensibilità diversa, arricchiti personalmente e con tanta gioia. E credo di dover ancora dire, a distanza di oltre 20 anni dal mio primo concerto, grazie a questa band meravigliosa.

Questa la scaletta del concerto:
1.C’è un re
2.Una storia da raccontare
3.Senza patria
4.Gli aironi neri
5.Noi non ci saremo
6.Fiore nero
7.Rubano le fate
8.Così sia
9.La vita che seduce
10.La storia
11.Animante
12.Ma noi no
13.Auschwitz
14.20 di aprile
15.Il paese delle favole / Bella ciao
16.Il vecchio e il bambino
17.Ala bianca
18.Voglia d’inverno
19.Naracauli
20.Ti lascio una parola (Goodbye)
21.Dove si va
22.L’uomo di Monaco
23.Come un fiume
24.Un pugno di sabbia
25.Utopia
26.Io voglio vivere
27.Ho difeso il mio amore
28.Ma che film la vita
29.Canzone per un’amica
30.Dio è morto
31.Io vagabondo

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.