“Independence day” con Little Steven a Pistoia per l’unica data italiana

Il “Miami” Steve Van Zandt della E Street Band, alter ego musicale preferito di Bruce Springsteen (poi diventato anche attore e produttore di successo), archiviata la riuscita “data zero” del 29 ottobre scorso a Londra, riunisce nuovamente i Disciples of Soul per un tour europeo da band leader dopo 25 anni

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Little Steven a Londra (foto Daniele Benvenuti)

L’unica occasione per ascoltarlo dal vivo in Italia sarà martedì 4 luglio al Pistoia Blues! I tagliandi saranno disponibili su TicketOne a partire dalle 11 di mercoledì 22 febbraio.

L’annuncio di Barley Arts, stringato ma finalmente ufficiale, era nell’aria da giorni: il “pirata” è ufficialmente tornato al comando della sua ciurma di talentuosi svitati e, pur senza aver la minima intenzione di abbandonare nuovamente la potente flotta dell’ammiraglio Springsteen, ha deciso di farsi una mini crocerina in acque meno tempestose, rispolverando dalla darsena la goletta di un tempo.

Little Steven, dunque, ha rintracciato nelle varie taverne e nei prevedibili bordelli della filibusta gran parte dei suoi Disciples of Soul e, dopo 25 anni, torna finalmente a indossare i panni di band leader per un intero tour europeo dopo la “data zero” del 29 ottobre passato nella bomboniera Indigo at the O2 di Londra (qui il nostro resoconto della serata).

L’artista ha recentemente annunciato di essere anche rientrato in studio di registrazione per tornare alle radici r’n’b e per lavorare al suo primo album da solista dopo ben quindici anni. Il tour 2017, il cui calendario è in costante aggiornamento, porterà i DoS a calcare i palchi di tutta Europa nel corso dell’estate. Le prime tre date a essere rivelate sono: 9 giugno 2017 – SVEZIA – Solvesborg, Sweden Rock Festival (www.swedenrock.com); 4 luglio 2017 – ITALIA – Pistoia Blues; 8 luglio 2017 – SPAGNA – Barcellona, Cruilla Festival (www.cruillabarcelona.com).

La Barley Arts tra il 1987 e il 1989 aveva già organizzato una ventina di concerti di Van Zandt in tutta la penisola, prima di diventare il promoter italiano di riferimento per lo stesso Springsteen.

Annunciato come unico concerto italiano, e in assenza anche di ulteriori indicazioni su eventuali altre date continentali future, si può ben capire lo scompiglio provocato nel folle universo degli springsteeniani irriducibili. Senza dimenticare tutti gli appassionati di r’n’b, soul e r’n’r delle origini e delle cantine che, dal 2002, hanno trovato nuova linfa vitale e antiche passioni nel suo originale show radiofonico Little Steven’s Underground Garage, trasmesso settimanalmente da oltre duecento stazioni radio statunitense e molte emittenti internazionali. Con puntate regolari anche quando il Nostro si trova in tour o in pieno stress da riprese televisive.

“Miami” Steve Van Zandt, diventato strada facendo Little Steven ma nato Steven Lento (uno dei numerosi elementi della E Street Band a vantare concrete origini italiane, giacché il cognome deriva della madre calabrese Mary, originaria di Sambiase, vicino a Fiumefreddo Bruzio nel Cosentino e che solo in seguito avrebbe “ereditato” il più noto cognome attuale dal patrigno olandese), ha dunque deciso di riunire i pirotecnici DoS e di ripresentarsi nuovamente su un palco da “band leader” dopo cinque lustri di progetti paralleli. Tutti vincenti, c’è da aggiungere. Non che nel frattempo si sia propriamente girato i pollici, infatti, considerati anche i cinque album pubblicati con la bandana da pirata e l’armamentario di ninnoli che aveva iniziato a portarsi dietro nei primi anni Ottanta (prima di uscire volontariamente e in piena armonia dal team degli E Streeters a pochi mesi dal successo planetario di Born in the Usa, rinunciando al tour promozionale negli stadi dopo aver comunque collaborato in studio di registrazione e venendo da Bruce omaggiato più o meno esplicitamente con il brano Bobby Jean e la dedica “Buon viaggio, mio fratello Little Steve” in copertina), andando a caccia di esperienze soliste caratterizzate anche da un forte impegno politico e dandosi da fare anche in altri ambiti con enorme successo personale.

Nato nel Massachussets, ma autentico “paisà” adottivo del New Jersey, Little Steven soprattutto nel biennio 1988-1989 aveva fatto dell’Italia la sua seconda casa tra concerti (spesso con la Treves Blues Band come open act), partecipazioni e produzioni discografiche, quando il fazzolettone da pirata in testa era ormai da tempo il suo marchio distintivo, ben più del vecchio baschetto, e gli accessori da zingaro lo rendevano una macchietta kitsch solo per osservatori superficiali. Tredici le date sostenute allora in tutta la penisola: partenza il 13 maggio da Modena e chiusura il 22 giugno a Finale Ligure con tappe intermedie a Varese, Firenze, Milano, Venezia, Torino, Roma, Maglie, Messina, Priolo e Porto Recanati con Taranto cancellata per problemi tecnici.

Una musica grezza ed elementare, la sua, ma anche di salutare efficacia e palpitante coinvolgimento emotivo con spiccate influenze soul e rhythm and blues. Ma se Men without women del 1982 è ormai un’imperdibile chicca da collezionisti nella quale aveva suonato anche il trio Federici-Tallent-Weiberg con Clarence Clemons ai soli contributi vocali, due ex Rascals e l’Asbury Park Sound arrivava dai fiati dei La Bamba’s Mamombomen (costola degli Asbury Jukes di Southside Johnny, fondati proprio da Van Zandt insieme a Johnny Lyon), il prosieguo viene caratterizzato da un impegno politico sempre più convinto ed estremo (talvolta anche impopolare) che parte da Voice of America nel 1984 e prosegue con Freedom-Compromise nel 1987 e Revolution nel 1989 per un progressivo scadimento della qualità, comprese alcune inquietanti “cadute” nel mondo dei synth e del pop tipicamente Eighties. Born again savage, a fine millennio, fu nuovamente un graditissimo colpo di testa ma, per ora, rimane l’ultimo album autografo del Nostro soprattutto a causa del rientro nella E Street Band, degli impegni radiofonici e imprenditoriali (Hard Rock Cafè, dice niente?), dello scouting appassionato e poi persino dell’imprevista e pluripremiata carriera televisiva. Prima come Silvio Dante nei Sopranos e poi, da protagonista assoluto, dalla sorta di spin off norvegese, l’esilarante Lylihammer (da lui prodotta, scritta e interpretata) nei panni di Frank Tagliano/Johnny Henriksen.

Senza dimenticare, tornando a metà anni Ottanta, la paternità del movimento Artists United Against Apartheid insieme ad altri illustri colleghi (da Springsteen e U2 a Dylan e Run DMC fino a Miles Davis, Herbie Hancock, Ringo Starr, Lou Reed, Peter Gabriel, Bob Geldof, Jackson Browne e Ronnie Wood) che portò anche al brano accusatorio Sun City (resort di lusso situato in un ghetto per persone di colore nel Sudafrica) con tanto di video diretto da Jonathan Demme.

Vogliate gradire!

Little Steven a Londra (foto Daniele Benvenuti)
Little Steven a Londra con l’amico Richie Sambora (foto Daniele Benvenuti)
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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.