Chris Columbus: “Devo tutto a Bruce Springsteen ma ho dovuto dire a no al suo pezzo per Harry Potter”

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Si può dire no a Bruce Springsteen? Soprattutto, si può dire no a Bruce Springsteen quando questo è il tuo massimo idolo? Sembra il copione sadico di una commedia sarcastica e invece è quanto accaduto a Chris Columbus, non soltanto un grandissimo regista e produttore ma anche un superfan di Bruce.

L’anno è il 2001, il film mancato è “Harry Potter e la pietra filosofale” (“H.P. and the sorcerer’s stone”), i protagonisti della vicenda sono Bruce, ovviamente, e Chris Columbus, nel caso specifico regista del film. In quell’anno Bruce – che si è appassionato alle storie del maghetto inglese per averle lette ai suoi tre figli – scrive una canzone (“I’ll stand by you”)  per la colonna sonora di Harry Potter. La mette su un cd e la manda alla Warner che produce il film. E qui comincia un’altra storia, quella di Chris Columbus. Facciamo un salto indietro, al 1978. Chris Columbus compra Darkness on the edge of town e quel disco gli cambia letteralmente la vita: «Sono figlio di operai – ha raccontato in una recente intervista – e sono cresciuto a Youngstown in Ohio, il mio destino era praticamente segnato. Per fortuna che la mia passione per il cinema mi portò a vincere una borsa di studio alla New York University. Qando però sono arrivato a NY mi sono sentito subito fuori posto, non potevo reggere il confronto con gli altri studenti che erano tutti molto più brillanti e svegli di me. Quando comprai Darkness lo ascoltai tutta la notte e capii che parlava proprio a me. Parlava della mia vita, di quello che avrei potuto fare. La sentii come una sfida. Era estate, ero tornato a casa per le vacanze e  per alzare quache soldo ero andato a lavorare in una fabbrica di alluminio. Mi nascondevo dal capo per poter scrivere il mio primo film e quando sono tornato a New York all’università ho dato al mio professore il copione che lui ha girato al suo agente. Questi mi prese come cliente e nel giro di 3 settimane riuscì a vendere il mio film alla MGM. Improvvisamente avevo un futuro, una carriera davanti a me, e tutto per merito di un disco di Bruce Springsteen, tutto per Darkness…».

Chris Columbus, regista e produttore

Un racconto perfetto per spiegare cosa sia il sogno americano, ma non è ancora tutto. Sì perché qui entra in campo l’altro aspetto del destino, quello beffardo: «Non ho mai dimenticato quanto sia stato importante per me Springsteen, ho passato gli anni successivi nell’industria cinematografica, ho visto più di 100 concerti di Bruce, ho scritto, prodotto e diretto un’innumerevole quantità di film in cui avrei voluto utilizzare la musica di Springsteen ma ogni volta o non avevamo il budget sufficiente o la casa discografica rifiutava. Però ho sempre sognato che in uno dei miei film un giorno ci sarebbe stato un brano di Bruce. E così quando eravamo nella post-produzione di “Harry Potter e la pietra filosofale”, mi chiama un dirigente della Warner e mi dice che c’era una mega-mega-star della musica che aveva scritto una canzone  per il mio film. Io ho pensato subito a Paul McCartney, a Sting, lui ha insistito dicendomi che non ci avrei mai creduto… Sì, era proprio Bruce Springsteen e io davvero non potevo crederci: finalmente!!! Il giorno dopo in ufficio è arrivato il cd di Bruce, l’ho preso, sono corso nel mio ufficio e mi sono chiuso dentro: dovevo ascoltarlo per primo e da solo. Il titolo era “I’ll stand by you”. Ho subito pensato che fosse una delle più belle canzoni che avessi mai ascoltato, uno dei brani più eleganti e sentimentali che Bruce avesse mai scritto. L’ho sentita e risentita, a  ripetizione, sono andato a casa e l’ho fatta ascoltare a mia moglie e ai miei figli, piaceva a tutti poi mi sono messo a letto pensando che finalmente il mio sogno si sarebbe realizzato».

E invece no, perché c’è sempre un perché…

«L’indomani in ufficio ho detto subito ai miei collaboratori di montare il brano sui titoli di coda, quando l’Hogwarts Express riporta a casa dalle loro famiglie Harry, Hermione e Ron. Una canzone così bella merita un posto d’onore. Abbiamo visto e rivisto quella scena per 4 ore facendo sobbalzare il cuore dei produttori che temevano una cifra esorbitante per l’utilizzo. Ma io volevo quella canzone e la volevo per la scena finale. Tutto il film però era profondamente e intensamente britannico, tutti gli attori erano britannici, tutti i dialoghi erano presi dalle versione originale inglese, tutto il set e anche la colonna sonora scritta da John Williams erano straordinariamente inglesi! Come se non bastasse Williams aveva già composto un brano di 8 minuti per i titoli di coda. Quindi se avessi messo la canzone di Bruce non solo avrei fatto scivolare tutto il mood del film dall’Inghilterra all’America, ma avrei anche dovuto dire al Maestro che tagliavo la sua sinfonia da 8 minuti per far posto a Springsteen. Non me lo avrebbe mai perdonato e soprattutto non avrebbe più scritto le colonne sonore di altri due film di Harry Potter. Ero devastato! Non ci potevo credere, avevo aspettato 25 anni per avere una canzone di Bruce in un mio film e adesso che ce l’avevo non la potevo usare…».

Titoli finali della storia? Certo che no: con la morte nel cuore Chris Columbus inizia a scrivere una lettera a Bruce per spiegargli cosa sia successo. Ci vogliono 12 pagine per scusarsi, chiarire la propria posizione e raccontare la storia del rapporto personale che ha istituito con lui e con la sua musica. Columbus chiude invitando Bruce e i suoi ragazzi a visitare il set di Harry Potter, cosa che però non accadrà. Dopo qualche settimana Springsteen risponde al regista: «E’ stato incredibilmente gentile – dice ancora Columbus – mi ha scritto che dovevo fare ciò che era giusto per il film. E’ evidente da queste parole che Bruce si preoccupa sempre di ciò che ha nel cuore un artista. Da allora ho avuto il grande privilegio di incontrare Springsteen diverse volte ma non abbiamo mai parlato di quella canzone. Dentro di me però so che gli sono debitore, per avermi indicato il percorso che mi ha portato a una carriera meravigliosa e per avermi dato un futuro».

 

 

 

(Le foto di Chris Columbus e di Bruce Springsteen sono prese da internet)

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.