Per Townes Van Zandt, gli amici

La band pavese dei Lowlands invita amici da ogni parte del mondo per ripercorrere, in un omaggio musicale più che sentito, la scaletta completa dell'ultimo concerto del mitico cantautore texano Townes Van Zandt. American Music fin nelle ossa, oltre che nel cuore.

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Play Townes Van Zandt’s Last Set
di Lowland And Friends
Voto 7 e mezzo
Route 61

È essenzialmente un atto d’amore, quello che ha portato i pavesi Lowlands a chiamare alcuni amici e, con certosino scrupolo, rivisitare insieme la scaletta dell’ultimo, storico concerto del cantautore texano Townes Van Zandt. Un concerto che si tenne il 3 dicembre 1997 al Bordeline di Londra, ventotto giorni prima che il povero Van Zandt se ne andasse, la notte di Capodanno, per i postumi di una caduta dalle scale.

Townes Van Zandt era un vero e proprio colosso del songwriting americano, un folksinger capace di percorrere buona parte dei luoghi più oscuri dell’America passandovi fra la pelle e le ossa. Si era fatto una gran bella gavetta in zona Houston, Texas, conoscendo personaggi del mondo musicale quali Guy Clark, Jerry Jeff Walker e Lightnin’ Hopkins. Con Guy Clark in particolar modo (e con il suo bassista, tale Steve Earle…) aveva stretto un rapporto d’amicizia solido come la roccia. E aveva vissuto le canzoni in prima persona, prima di scriverle; marchiate a fuoco sulla pelle e nella carne, passando anche per una psicosi maniaco-depressiva che lo portò a curarsi con quell’insulina che gli devastò la memoria e il fisico, inducendolo alla dipendenza da alcool e droghe. Non fu mai baciato dalla fortuna, questo no. Ebbe poco successo di pubblico, anche se era adorato dalla critica, escludendo quel lontano 1981 quando due icone del country come Willie Nelson e Merle Haggard ripresero la sua “Pancho and Lefty”, ridandogli un po’ di (meritata) notorietà e anche qualche royalty.

I Lowlands di Edward Abbiati (senza scordarci di Francesco Bonfiglio, Roberto Diana, Mattia Martini, Manuel Pili, Stefano Speroni) con quest’album, mettono in pratica un’opera di recupero e trasmissione notevole, avvalendosi della collaborazione di gente del calibro di connazionali quali i Cheap Wine, la Gnola Blues Band, Michele Gazich, Antonio Gramentieri (Sacri Cuori) e Stiv Cantarelli; per non parlare dei musicisti “esotici” quali Lucky Strikes, Sid Griffin (Long Ryders), Will T. Massey (e va beh…), il songwriter svedese Richard Lindgren, Chris Cacavas (Green on Red) e la band svedese dei Plastic Pals. Un cast di tutto rispetto che suona davvero Americana, con cuore, passione, stile e omogeneità, per ricordare uno tra gli artisti più influenti ed importanti della American Music di tutti i tempi. E avete anche una buona occasione per ascoltare “Tecumseh Valley” in medley con “Dead Flowers” degli Stones, come da townesiana usanza. Un piccolo privilegio, credetemi.

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Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.