Perché “Io e Anna” è il testo più bello mai scritto da Cesare Cremonini

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Cesare Cremonini ha composto tante belle canzoni nella sua lunga carriera e tra pochi mesi ne pubblicherà altre. Ma nella sua carriera ha scritto soprattutto bei testi. Parole che potrebbero restare solide e potenti anche senza l’ausilio della musica. Tra questi uno dei più belli, forse assieme a PadreMadre (perché un normale ragazzo non scrive quelle parole a vent’anni), è Io e Anna, l’ideologico sequel della storia di Anna e Marco di Lucio Dalla. L’estrema sintesi è questa: l’amore idilliaco si è rotto, lei ha voglia di evadere e lui rilancia alla disperata per non far sì che lei appartenga al suo passato.

Però: come per Mulholland Drive di Lynch hai necessariamente bisogno di una spiegazione del film per capire quanto esso sia geniale, così per apprezzare il testo e il pathos di Io e Anna non si può non guardare lo splendido videoclip diretto da Edoardo Gabriellini.
Cremonini è uno che fa attenzione a queste cose e fa i video solo quando lo ritiene necessario (Logico e GreyGoose sono tutt’ora canzoni solo audio). Per questa canzone, per esempio, ne valeva la pena. Eccome.

Per spiegarlo partiamo dalla fine, perché tu guardi il video la prima volta e quando finisce vedi questa sfilza di “donna”, “uomo”, “non lei”, “non lui”, premi il cursore e torni indietro per cercare di capire cosa ti sei perso.

Prima scena: ci sono Anna e Marco. Lo schermo è tagliato in due. Chi parla è Marco, che sussurra parole di disperazione. La loro relazione è ai titoli di coda, ma lui sembra non volersi rassegnare. Vorrebbe raccontare cosa vede nell’anima di lei e spiegarle che aveva progetti lasciati in sospeso.
Vorrebbe ingannare il tempo come se si potesse fare. Progetto utopico, visto che è stato proprio il tempo a sbiadire una storia perfetta. È stato il tempo l’elemento che è scivolato di mano ai due e che ha distrutto quello che si è rivelato un castello di carte. Marco lo sa, ma ha voglia di illudersi di poterlo ancora manipolare.

“Se già ci apparteniamo poi, dopo che succede?
Vorrei scavarti l’anima, raccontarti che si vede
Non voglio dalla vita una storia qualunque
Ho fatto un paio di progetti, chissà se basta
Comunque ti chiamerò dal traffico, in coda in tangenziale
Per ingannare il tempo, se si potesse fare”

Nella macchina di Marco ci sono i primi due personaggi extra: donna e uomo. Sono una coppia di amici di Marco che in loro rivede il suo amore nei giorni migliori. Loro vanno via dalla sua macchina e lui resta fermo a pensare che quel tipo di sentimento un tempo lo riguardava. Ora c’è solo spazio per il dolore.

Questa è davvero enigmatica, ma una cosa è certa: entrambi si coprono in faccia. Anna lo fa con una maschera che occupa tutto il volto, Marco lo fa con degli occhiali che forse nascondono delle lacrime. È lui la parte più lesa del rapporto e in questo pezzo della canzone emerge ancora di più. Lei non sa nascondere la volontà di lasciarlo. Lui non si capacita e si copre gli occhi.

“Se già ci apparteniamo, se già ti porto dentro
Che differenza fa un appartamento in centro?
Ti ho vista consumarti fino a diventare polvere
Lo so che vuoi lasciarmi perché non lo sai nascondere
Prova a fidarti di me, cosa ci manca?”

Mentre Marco non si rassegna all’idea che Anna non voglia veramente tutto questo, che non voglia davvero rompere quel quadretto idilliaco che si erano creati, subentrano due ostacoli che rendono la metafora della storia d’amore. Per il cast sono ragazza, ragazzo, cane. La ragazza scontra Anna, il ragazzo e il cane costringono lui a fermarsi sulle strisce pedonali.
La metafora? Spiegare che l’impatto che ha colpito Anna non le ha negato la possibilità di continuare sulla sua strada. E che l’ostacolo che ha incontrato Marco è ben più grande da dover arrestare la corsa e costringerlo a fermarsi. Lei è andata avanti, lui ha inchiodato ed è rimasto indietro.

Arriva il momento più forte del video e della canzone. Nel testo Cremonini recupera l’amore adolescenziale di Dalla (“A sedici anni non sai quello che hai davanti, figuriamoci se amarsi non è facile a trent’anni”) e lo proietta bruscamente al punto di rottura della relazione: chiede cosa Anna si porta via da questa storia e cosa può ricevere ancora.

“Se non sai tornare indietro, prova a cancellarmi
Porta via il passato perché ora ti potrà servire”

Nel video Marco entra nel locale (è l’Osteria la Tigre, di proprietà dello stesso Cremonini) in cui lavora Anna. Ci sono secondi di sguardi molto emozionanti e tutto presuppone che sia lei a portargli il caffè e riguardarlo ancora. Marco la osserva e spera di incrociare i suoi occhi.
Poi lo schermo viene occupato solo da lei per un attimo. Fino a quando si sdoppia di nuovo e svela il trucco: Marco riceve il caffè da un’altra barista e Anna ha portato il caffè ad un altro cliente. I cosiddetti non lei e non lui.

“Non sei più Anna”

Marco ha compreso, ma non ha accettato il cambiamento di Anna. Non è più lei, si dice alla fine con quell’Anna trascinato alla Battisti.
Non è riuscito ad ingannare il tempo e non è riuscito a ricucire i fili di una relazione che come tante altre è andata per i fatti suoi non appena uno ha deciso di allentare la presa.
E Marco è lì, che la presa non l’ha mai mollata, con il mento che crolla appoggiato al braccio a guardare la vita disegnare due strade parallele dove un tempo ne vedeva solo una indissolubile. A vedere Anna sdoppiarsi e non essere più davvero lei.

Un azzardo ci sentiamo di farlo: se Lucio Dalla fosse qui, sarebbe fiero di questo brano.

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Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.