Michele Bravi si racconta in “Anime di carta”

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Anime di carta

Loquace e spavaldo, si presenta così Michele Bravi all’alba dell’uscita del suo terzo disco, Anime di Carta (disponibile da domani, 24 febbraio). Dopo la vittoria di XFactor 7, due album prodotti sull’onda del successo effimero e una pausa musicale, il giovane interprete/autore si dimostra più maturo e ritorna sul mercato con un progetto che sembra aver intrapreso una via alternativa e valida rispetto alle produzioni dedicate ai “ragazzi-talent”. Lo definisce il suo primo vero disco, da quando a 18 anni ha iniziato a vivere. Tre anni di ricerca e crescita personale, costati fatica, ma utili a capire quale strada poter percorrere: «Se sei mesi fa mi avessero chiesto se ero contento della mia situazione avrei risposto no e mi sarei messo a piangere», sdrammatizza ridendo, Michele Bravi, ma non teme di mostrare la sua sensibilità. «Dovevo trovare il modo giusto per capire come potermi raccontare con la musica. Ho iniziato a scrivere Anime di Carta tre anni fa e l’ho chiuso a dicembre».

Un disco profondamente personale che racconta la vita del cantante, senza filtri e compromessi, senza inchini al “politically correct”. «Avevo bisogno di dire le cose come stavano, senza giri di parole». Non si fatica a credergli, quando ci si imbatte in versi come –Mi ricorderò di te/ ma non di questo posto/ ho la bocca secca/ mi dispiace non riesco-. «Ho voluto togliere la sovrastruttura su me, non ho badato al fatto che certe cose non si possono dire. L’album arriva da un periodo complicato, sembra sempre che tutti i cantanti siano vittime di qualcosa (ride, ndr), però quello che racconto qui dentro è quello che avete vissuto tutti voi. Non ci credo che alla prima storia d’amore nessuno si sia fatto male».

Anime di carta
La cover dell’album “Anime di Carta”

Una produzione a più mani nella quale Bravi muove i primi passi tra testi e musica, componendo e scrivendo con l’aiuto di validi colleghi. A brani che non portano la sua firma come Solo per un po’, si alternano brani del tutto personali come Andare via o Pausa. Compone usando il pianoforte e quando non scrive con la sua penna passa attraverso la mente degli autori più in voga al momento. Affascinato dal loro modo di raccontare, li contatta ma non si accontenta di ricevere un semplice testo nella casella email. Prima di tutto dev’esserci il rapporto personale, una frequentazione che porti alla conoscenza ed infine ad una condivisione. Come con Federica Abbate: «Ci siamo conosciuti a cena, iniziando a parlare. La cosa poi è morta lì, finché non abbiamo iniziato a  risentirci, condividendo pezzi musicali frutto del nostro lavoro, e scambiandoci opinioni. Una sera avevo appena chiuso una storia sentimentale infinita e ricevo una sua telefonata: “Che hai? ti sento strano”. Così mi sono aperto e ho iniziato a raccontarle anche la mia vita privata». Da quella conversazione nascerà Il diario degli errori, brano classificatosi quarto al festival di Sanremo, che ha rilanciato Bravi anche agli occhi della critica.

Non solo la Abbate ma anche autori cosiddetti “indie” come Niccolò Contessa o Antonio Dimartino.
«Sono contento di aver fatto dialogare autori come Contessa con il mio mondo. Sono innamorato perso del disco dei Cani Glamour, mi fa impazzire il modo in cui è scritto, il modo in cui evolve. Il fatto che abbia lavorato con me è molto bello, quando mi sono sentito con lui non avevo dimostrato nulla. Era molto prima di Sanremo».
Anime di carta è da ascoltare seguendo l’ordine con cui sono presentate le tracce, per cogliere meglio la storia raccontata al suo interno.
«Ho una grossa problematica nel rapportarmi con gli altri, non ho mai la percezione di com’è vivere insieme la vita, al di là di storie d’amore. Volevo capire il perché di questo disagio. Sono arrivato a conclusione che siamo tutti un po’ anime di carta.  La carta è un materiale accessibile, non ricercato, non prezioso, sempre a portata di mano. Però sopra ci scrivi la tua storia e se sei fatto di carta non puoi strappartela di dosso, perché altrimenti ti fai male. Spero che in molti mi dicano che il disco fa schifo, mi interessa parlare alle anime di carta che sapranno riconoscersi nelle mie canzoni».

Tracklist: 

1. Come l’equilibrio[Intro]
(M.Bravi, F.Catitti)

2. Cambia
(M.Bravi, M.De Simone, R.Scirè, F.Catitti)

3. Diamanti
(F.Abbate, A.Amati)

4. Il diario degli errori
(Cheope, F.Abbate, G.Anastasi)

5. Solo per un po’
(D.Napoleone, L.Serpenti)

6. Due secondi (Cancellare tutto)
(M.Bravi, L.Leoni, Cheope, F.Abbate)

7. Andare via
(M.Bravi, A.Raina, F.Catitti)

8. Pausa
(M.Bravi, A.Raina, F.Catitti)

9. Shiver
(A.Pfanennstill)

10. Bones
(P.J.Patrickios)

11. Respiro
(M.Bravi, N.Contessa, F.Catitti)

12. Il punto in cui ti ho perso [Interludio]
(M.Bravi, F.Catitti)

13. Chiavi di casa
(M.Bravi, A.Di Martino, F.Catitti)

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Vent’anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.

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