T2 Trainspotting. Vent’anni dopo

Mark Renton torna da Sick Boy, Spud e Begbie. Ma tutto cambia, anche loro...

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T2 Trainspotting
di Danny Boyle
con Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle, Simon Weir.
Voto 7+

Sick Boy sniffa ancora, ma ha anche ambizioni imprenditoriali, Spud sembra sempre Pippo, ma sa cos’è il dolore, Begbie è anche più psicopatico ed è scappato di prigione e Mark è tornato dall’Olanda, dov’era scappato vent’anni fa con 16 mila sterline, tradendo tutti per smetterla con le siringhe, le fughe, il niente che ti mangia dentro e i cessi più fetenti di Scozia. Non lo aspettavano per abbracciarlo, però… Non è un revival: è la vita vent’anni dopo, come i tre moschettieri in Vent’anni dopo (stessi attori invecchiati, stesso regista invecchiato), sempre esistenze disastrate ma non serie, aggiornate all’Europa che è cambiata (Spud ormai si sente uno degli ultimi “indigeni”…), alla politica cambiata, agli amori che ti cambiano, al fatto che il tempo ti martella e ti trasforma, le mamme imbiancano, i figli crescono, eccetera. È ancora rock, quel rock  là, non nella variante marcia funebre, ma insomma. Poteva essere un pessimo sequel del Trainspotting del 1996, come qualcuno paventava, invece è un mix tra Porno di Irvine Welsh, idee dello sceneggiatore di fiducia John Hodge e del regista Danny Boyle, rughe degli attori e trasformazioni del mondo che dicono che i tradimenti/stacchi sono necessari per sopravvivere e che i prossimi spettano ai nuovi europei. Da questo punto di vista il film è pre-Brexit ma i brividi li fa venire lo stesso e la vena anarchica sente solo gli acciacchi dell’età.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori