Jackie. Ritratto di icona

Un frammento di vita di Jacqueline Kennedy raccontato da Pablo Larrain

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Jackie
di Pablo Larrain
con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, Billy Crudup, John Hurt
Voto 8

 

Jackie è la variante più “moderna” di un genere antico come il biopic: la vita di Jacqueline Kennedy nei giorni immediatamente dopo Dallas. Nel momento in cui vedi che è un film di Pablo Larrain ti chiedi persino se non sia la vita di una che “crede di essere” Jacqueline Kennedy, un po’ il genere di film che era Tony Manero con qualche fantasma del metodo di Neruda. Invece è proprio un frammento di vita di Jacqueline Lee Bouvier sposata (e tragicamente vedova) Kennedy raccontato a un giornalista e a un confessore. È  la resa di Larrain, come ha insinuato qualcuno, all’ideologia americana (a una visione americana) della vita di Jackie senza elementi critici? Ma no. A partire dalla musica, che sembra quella di certa Hollywood retorica dei biopic, ma suonata cupamente alla rovescia, i frammenti di biografia che tutti conoscono (la vita alla Casa Bianca, l’attentato di Dallas, il funerale, la perdita di tutto e lo sforzo di tenere insieme tutto, il lutto) si assemblano in qualcosa di molto diverso dai soliti film che raccontano vite in ordine cronologico (e mentale). Larrain adotta parte del bagaglio sudamericano (borgesiano) con cui ha affrontato la fintissima/verissima biografia ideale di Neruda e lo applica al canone cinematografico nordamericano. Ma lo stravolge anche utilizzando le armi della normalità intelligente. A modo suo Jackie è meno appariscente e forse sembrerà meno “poetico” di Neruda. Ma non fatevi fregare dai preconcetti: è un film che  fa passare dallo schermo allo sguardo strane emozioni…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori