Barriere. Washington fa teatro

Dal lavoro del premio Pulitzer August Wilson

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Barriere
di Denzel Washington
con Denzel Washington, Viola Davis, Brandon Jyrome Jones, Mykelti Williamson, Russell Hornsby
Voto 6

Denzel Washington dirige Denzel Washington nella versione film di un dramma di August Wilson. Washington è uno spazzino di Pittsburgh con un passato terribile di povertà e crimine, un presente complesso di problemi sindacali e personali, un futuro anche peggiore, alle prese con figli di tre donne, due matrimoni, un amico, la donna della vita, l’adombrarsi della vecchiaia e della morte, il terrificante ripetersi del conflitto col padre attraverso il conflitto coi figli. Il tutto stretto in un clastrofobico giardinetto di una vecchia casetta di periferia. Una chiave interpretativa dell’operazione è che l’autore del dramma teatrale, benché sia morto nel 2005, è in ruolo come sceneggiatore. Questo potrebbe spiegare il voluto senso di “morto” e di “vecchio” (al limite della citazione dei melodrammi di certa Hollywood naturalista) in cui la fa da padrone un linguaggio teatrale volutamente sopratono, incline al sermone continuo, con spruzzi di drammaturgia sudista visionaria sul tema delle barriere che un uomo di colore nel 900 americano deve mettere tra sè e il mondo non tanto per tenere i pericoli all’esterno quanto per conservare gli affetti all’interno. È evidente che Washington gioca con l’operazione fino a spingersi ai raggi del sole che fanno capolino tra le nuvole sui protagonisti stupefatti ai limiti del santino naif. È un intellettuale nero che gioca con i luoghi comuni del melodramma sulla condizione di un pover’uomo nero. O forse no.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori