Amara: un disco inno alla Vita (intervista)

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Foto tratta dalla pagina facebook di Amara

Le persone che sanno sorprenderti si dice che siano le più interessanti. E non c’è nulla che possa sorprenderti di più di un incontro di lavoro che diventa un piccolo viaggio, utile soprattutto per te. Questo è quello che mi è successo con Amara (nome d’arte di Erika Mineo), cantautrice sensibile che quest’anno è tornata al Festival di Sanremo sia come autrice (ha scritto la canzone Che sia benedetta di Fiorella Mannoia) che come ospite nella serata finale, cantando il brano Pace, in duetto con Paolo Vallesi, che anticipa il suo nuovo album che porta lo stesso titolo. Dopo la partecipazione nelle Nuove Proposte al Festival di Sanremo del 2015 con il brano Credo e tanti concerti in giro nei club e nei teatri italiani, Amara è tornata all’Ariston per presentare questo suo nuovo progetto che, a sentire le sue parole, sembra un vero e proprio inno alla Vita. La sensibilità unica di Amara ha conquistato anche la critica, non solo attraverso vari riconoscimenti, ma anche con parole piene di ammirazione da parte di grandi giornalisti musicali, come Massimo Cotto, che  dichiara che la cantautrice toscana ha vinto il Premio Giorgio Faletti nella sezione musica per “aver tradotto le nuove istanze della canzone d’autore con originalità, sensibilità e
bellezza. Per aver rivestito di musica e parole le storie di ordinaria quotidianità che accompagnano le nostre giornate e accarezzano i nostri sogni”. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ti abbiamo vista all’ultimo Festival di Sanremo sia in veste di autrice che come interprete durante la serata finale. Com’è nata questa fortunata collaborazione con Fiorella Mannoia?
In una maniera molto naturale. Io credo che ogni cosa abbia la sua storia, nel senso che poi si racconta per quello che è la natura. Io principalmente scrivo le mie canzoni per me, poi capisco che ognuna di loro prende le direzioni che deve prendere, se se ne deve andare o se resta, si sceglie la frequenza con cui vuole essere raccontato quel concetto. Era una canzone a cui tenevo tantissimo e io dichiarai, in maniera molto ironica,  che quella canzone non avrei voluto darla perché rappresentava un momento importante per me e nella mia vita,  se non a Fiorella Mannoia. E poi alla fine è arrivata veramente. E quindi ho fatto quello che avevo promesso (ride n.d.r.), lei è arrivata ed è andata così. E sono molto felice che Che sia benedetta stia facendo questa corsa, che abbia preso quella strada, perché, devo essere sincera, ha scelto una grande madrina, di spessore e di livello per farsi raccontare.

Credo che il testo stesso di Che sia benedetta si ricolleghi, come essenza compositiva, al brano che hai presentato con Paolo Vallesi nella serata finale del Festival, Pace, che dà anche il titolo al tuo nuovo lavoro. Un inno alla vita, che tu stessa hai detto vorresti potesse racchiudere l’essenza di ciò che siamo e l’essenza della vita. 
Ho dichiarato e mi è piaciuto anche interpretarlo così, perché è la verità. Pace racchiude un po’ il senso dell’esistenza in se, quindi si parte con la benedizione della vita, un inno alla vita e alla gratitudine per ciò che ci accade, a rendersi conto dell’importanza di ciò che è la nostra Madre Terra, fino a finire all’amore e alla spensieratezza del vivere. Quindi diciamo che è un viaggio reale fra le sfumature della vita.

Nell’album troveremo diverse sfumature, da quelle più classiche a sonorità più moderne ed elettroniche. Sono due anime che convivono? Due modi diversi di descriverti?
Semplicemente le canzoni nascono già con un andamento e cerchi di capire come vuole essere vestita la canzone. Non è una cosa pensata, ma istintiva.

Sei considerata una cantautrice molto profonda, che riesce ad esprimere con estrema delicatezza tutti i colori della vita. All’interno dell’album quindi ci sono diverse sfumature anche stilistiche, cosa ci dobbiamo aspettare?
Io semplicemente racconto quello che vivo e cerco di raccontare la mia esperienza in questo passaggio di vita. Io penso che il vero senso dell’esistere sia la ricerca, la ricerca della propria verità. Quando scopro cose che mi fanno bene, le voglio condividere perché credo che il loro insegnamento sia proprio quello: impara e insegna, insegna e impara. Proprio il nostro coesistere, il nostro cammino insieme…Nessuno è migliore di un altro, nessuno è diverso. Sono concetti in cui credo profondamente, e credo fortemente in ciò che dichiaro. Siamo tutti uguali, tutti su questa Terra e tutti figli di questo Pianeta che ci tiene in vita e che ci ama come figli.

Copertina “Pace”

Si sente che davvero che credi molto in ciò che esprimi.
Non potrei mai dichiarare il falso, non sopporto trovarmi in difficoltà per cose che mi invento. Perché quando si parla di quello in cui credi arriva la verità ed è quello che facciamo noi, specialmente chi scrive canzoni, ed è quello che significa l’omaggio a C’è tempo, come Fossati mi ha insegnato. A parte a non avere paura del tempo, perché se una cosa la desideri e la sai sognare e hai pazienza di aspettarla arriva realmente. Scrivere una canzone è un atto di responsabilità, ci sono persone che ne fanno ragione di vita e sforzo di vita.

Hai citato il tuo omaggio a Fossati. Come mai hai scelto proprio quel brano?
Proprio per quello che ti dicevo prima, perché scrivere canzoni è una responsabilità. E poi mi accorgo che quella canzone per me è stata fondamentale, è stata una cura, la mia terapia, il mio mantra. Quindi ho scelto quella perché il concept di questo viaggio che sia chiama Pace è proprio dichiarare la tua verità affinché le persone possano trarre beneficio dai concetti che a te hanno salvato.

Ti è mai pesata questa responsabilità?
No, non mi è mai pesato perché l’ho scelto e perché io l’ho voluto fortemente. Ogni giorno cerco di essere una persona migliore per raccontarmi e per crescere in tutto. Quindi se mi pesasse fare questo mi peserebbe vivere e sarebbe veramente un problema (ride n.d.r.).

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.